di Guido
Noselli (Outline).
E'
il rischio insito nell'ultima bozza del decreto che determina i requisiti
acustici delle sorgenti sonore nei luoghi d'intrattenimento danzante e di
pubblico spettacolo.
Si
ripropone il solito equivoco fra musica e rumore.
Da
appena una settimana ho affidato ad un'altra autorevole rivista del settore (7)
i miei commenti su una recente bozza che sarebbe dovuta diventare decreto,
avendo raccolto (sembrava) i consensi di tutti, quando ecco spuntare un ennesimo
testo ancora una volta diverso in qualche aspetto da quelli precedenti.
Preciso
subito che la differenza, rispetto alla bozza precedente, consisterebbe nella
soppressione dell'articolo che prevedeva, in determinate condizioni
"acustiche", l'obbligo d'installazione del sistema di monitoraggio.
Quindi
più in nessun caso, sarebbe obbligatorio installare tale apparecchiatura,
mentre per quanto riguarda livelli sonori consentiti, metodologia di misura,
relazioni del tecnico competente, soggetti obbligati ecc. niente cambierebbe: il
condizionale è indispensabile alla luce delle troppe, ormai, variazioni
annunciate.
La
semplificazione contenuta in quest'ultimissima bozza è apparente perché poco
cambia rispetto a quanto dovrà essere fatto per attuarne le regole. Anzi a mio
parere, questa novità rischia di tornare a svantaggio di tutti quegli
imprenditori che intendevano, ed intendono, tutelare i propri diritti di fronte
a chiunque, forti proprio della dimostrazione tangibile del rispetto della
legge, quale il sistema di monitoraggio previsto nel decreto attualmente in
vigore mette loro a disposizione.
I
limiti Infatti sono gli stessi - anzi, uno dei due, quello condizionante la
qualità di riproduzione della musica, LAsmax,
va ridotto, sia pure gradatamente, a 102
dB
- e se si intende rispettarli,
anche per evitare multe pesanti e risvolti legali non indifferenti, nella catena
d'amplificazione dovrà in ogni caso essere installata un'apparecchiatura di
controllo automatico del livello.
Ebbene
a tal fine la garanzia migliore non è forse quella dell' apparecchiatura che
"controlla" se stessa fornendo riscontri reali del proprio corretto
funzionamento, nell'ambito del compito che la legge di fatto le assegna?
Io
credo che la risposta sia ovvia, e che qualche lira in più, ben spesa ora ed
una volta per tutte, porterà a consistenti risparmi, ma soprattutto, ad una
immediata drastica riduzione delle "rogne da contestazione".
A
meno che, prassi italiana ormai leggendaria, dietro a quest'ennesimo
stravolgimento annunciato, ci sia la volontà di modificare tutto per non
cambiare niente.
Il
lettore di Disco & Dancing sa perfettamente che io ho contestato con la più
grande onestà intellettuale di cui sono capace il decreto del 18 Settembre
1997, in tante "occasioni" pubbliche come questa, soprattutto ed
essenzialmente per l'aspetto che ritengo fondamentale e centrale in tutta questa
faccenda, sul quale, sin dal lontano 1991, ho argomentato in numerosi scritti
(vedi referenze):
la
difesa del diritto ad un ascolto di qualità della musica, indipendentemente dal
genere, attraverso la corretta quantificazione, sia dal punto di vista
fisiologico dei limiti massimi consentiti per evitare l’ipoacusia indotta,
sia da quello tecnico, perché a tale eventuale ipoacusia concorre anche
una cattiva riproduzione della musica.
Se,
infatti, questo decreto "s'ha da fare", che almeno sia concepito in
modo corretto e ragionevole, affinchè nei fatti venga effettivamente
rispettato, con vantaggi evidenti per tutti, quali l'eliminazione degli eccessi
e degli abusi a danno del pubblico, oltre agli inutili, quanto inconcludenti
contenziosi tra autorità ed imprenditori. Non deve accadere che sia rispettato
solo nella realtà virtuale delle relazioni, che tuttalpiù rispecchierebbero
"situazioni acustiche" contingenti, e allo stesso tempo non dovrà
penalizzare la
musica o il ballo,
considerandoli essi stessi causa di danno permanente all'udito dei giovani.
Sono
forse inequivocabilmente conosciuti i reali livelli sonori per i quali la musica
danneggerebbe l'udito?
Non
si sta commettendo un grossolano errore di valutazione, dando troppa importanza
ad un fenomeno, come l'ipoacusia per l'ascolto della musica ad alto volume, al
quale moltissimi studiosi in tutto il mondo non danno nemmeno un'importanza
statistica, perché dovunque si presenta piuttosto come un evento limitato al
comportamento temporaneo della popolazione giovanile in una precisa fascia
d’età?
Tra
questi autorevoli studiosi, oltre a quelli citati in appendice, ai quali rimando
il lettore interessato, qui mi rifaccio a W.
Dixon Ward del Laboratorio di Ricerca sull’Udito dell'Università del
Minnesota, Minneapolis, Stati Uniti,
che conclude un suo lavoro, dal titolo "Hearing
Loss from Noise and Music"
(9) presentato alla "91th Convention" dell'AES, Audio
Engineering Society, tenutasi a New York nell'Ottobre del non lontano 1991, con
la frase seguente, riferita alla presunta ipoacusia da ascolto della musica:
"
Il sistema dell'udito non è inviolabile, ma è straordinariamente resistente a
danni permanenti. L'udito può essere danneggiato dalla musica, ma uno deve
andare fuori di senno per trovare esposizioni veramente pericolose, esposizioni
che comprendano sia il livello che la durata."
Questa
frase è riportata conclusivamente dall'autore dopo aver dimostrato, nelle
pagine che la precedono, quanto siano sbagliate quelle teorie che pretendono di
applicare all’ipoacusia "da musica" le stesse metodologie di misura
e di valutazione proprie dell'ipoacusia "da rumore".
Da
sempre anch'io come Dixon Ward e tantissimi altri, sono convinto di queste
conclusioni per averle direttamente verificate nella mia personale esperienza di
padre di due ragazzi, i quali posseggono un'udito del tutto normale, pur avendo
frequentato assiduamente per qualche anno le discoteche, mentre ora lo fanno
solo sporadicamente, classico "iter vivendi" dalla stragrande
maggioranza dei giovani.
Questa
esperienza familiare è già sufficiente a convincermi che la musica, a livello
sonoro elevato in assoluto, non possa produrre danni permanenti all'udito, tali
da essere anche solo lontanamente paragonabili a quelli eventualmente indotti
dal rumore a livelli molto più bassi, per il fatto che nella quasi totalità
della gente il tempo di esposizione alla musica durante la vita è in assoluto
molto basso.
Un'altra
considerazione rafforza questa mia convinzione: il rumore, o meglio i diversi
rumori che le persone incontrano nella loro vita, sempre sono caratterizzati,
presi singolarmente, da uno spettro ed un'ampiezza ben definiti e ripetitivi o
comunque ciclici; la
musica,
al contrario, oltre ad essere un'alta espressione dell'uomo e come l'uomo
estremamente diversificata nei contenuti artistici, si
presenta,
dal punto di vista fisico, come
un fenomeno caratterizzato da una straordinariamente grande variabilità sia in
ampiezza che in frequenza.
A
tutt'oggi, questa caratteristica consente la formulazione dell’ipotesi, più
accreditata e credibile: l'orecchio umano non viene danneggiato dalla musica a
livelli sonori ben più alti di quelli per i quali invece spesso lo danneggiano
se si tratta del rumore.
A
causa dunque della gran variabilità di spettro e d'ampiezza del segnale
musicale, ne deriverebbe che, pur essendo l'organo dell'udito fortemente
sollecitato, ad esempio per un livello molto alto in una certa banda di
frequenze, ma al contempo esso riposasse per tutte le frequenze al di fuori
della banda suddetta, non si produrrebbe alcun danno, in una sorta di
"compensazione energetica" messa in atto dal sistema uditivo.
Il
comportamento dell'organo dell'udito assomiglierebbe ad un meccanismo costituito
da tanti ingranaggi che a turno, e non tutti insieme, partecipano al suo
funzionamento; è evidente che nel primo caso gli ingranaggi potranno
danneggiarsi per usura infinitamente meno di quanto avverrebbe nel secondo.
La
musica, per sua "natura fisica", aumenterebbe dunque la resistenza del
sistema uditivo degli esseri umani all'eventuale danno di cui essa stessa
potrebbe essere causa.
Credo
che questi semplici ragionamenti, supportati dalle referenze citate in
appendice, dovrebbero essere sufficienti a convincere anche i più scettici che
è necessario ammettere per l’udito condizioni di maggiore tollerabilità
all’ascolto ad alto volume della musica; e quindi si debbano rivedere i limiti
imposti per legge, elevandoli, dove la gente balla o dove ascolta un concerto, a
valori ben superiori, 112/115
LAsmax, e 100/103 LAeq,
per un tempo riferito alla durata di uno show o di una serata in discoteca, con
la tranquillità che tali valori saranno tollerati senza danni permanenti
all'udito, perché, oltretutto, il loro effetto è diluito nell’esposizione
settimanale (4).
Sò
che questi valori, appariranno elevati a coloro che si occupano di inquinamento
acustico riferito al rumore e che quindi usano un “metro” non adatto alla
valutazione di un fenomeno, ipoacusia da musica, che non hanno avuto ragione di
approfondire; e appariranno elevati soprattutto ai medici che, in buona fede,
ancorchè digiuni completamente di acustica, basano, forse, le loro convinzioni
in materia di ipoacusia giovanile, sulla misurazione del cosiddetto temporaneo
innalzamento
della soglia dell’udito, generalizzata nei giovani coscritti ad esempio, dato
che la loro età corrisponde al periodo di assidua frequentazione delle
discoteche.
Quei
medici dovrebbero misurare l’udito agli stessi giovani dopo qualche anno e
scoprirebbero, nella quasi totalità dei soggetti, che essi non sono più sordi
dei loro coetanei che hanno frequentato poco o nulla le discoteche.
In
realtà i valori che ho indicato sono stati trovati pertinenti ed ammissibili da
moltissimi studiosi (11) che hanno indagato sul fenomeno senza i pregiudizi
dettati da prassi consolidate e codificate per scopi diversi.
Con
questi valori, specialmente LAsmax,
sarà possibile riprodurre la musica, qualunque sia il genere, in modo corretto
e rispettoso del fine per cui essa è creata
dall’uomo: provocare
sentimenti ed emozioni.
E’
stato provato che, per riprodurre correttamente senza distorsione o alterazione
significativa, la stragrande maggioranza dei generi musicali, è necessario che
il sistema di amplificazione sia in grado trattare segnali musicali più alti di
almeno 20
dB
di picco (PEAK)
rispetto al valore medio (R.M.S.)
di tutto il brano.
Ora,
mentre il valore RMS
medio corrisponde al valore Leq
riferito all'intera durata del brano, il valore PEAK
non è riconducibile direttamente al valore Lsmax,
in quanto il primo è il valore massimo assoluto ma di durata variabile,
rivelato dallo strumento tarato per “catturare” segnali anche brevissimi
(esempio 5msec),
il secondo invece è un valore di massimo livello “catturato” dallo
strumento tarato, invece, per rivelare il segnale con una costante di tempo
lenta (Slow).
Poiché
l’ultima bozza prevede un limite LAeq di 95 dB ed un limite LAsmax
di 102 (1dB in meno di quanto attualmente è consentito dal decreto in vigore),
la differenza tra questi valori (7 dB misurati con costante di tempo Slow) è
corretta al fine di contenere la dinamica della musica che è di almeno 20 dB,
anche se misurata con costante PEAK ?
In
altre parole 7/8 dB (LAsmax) corrispondono a 20 dB PEAK ?
La
risposta è che soltanto in brani musicali con un dinamica molto contenuta,
registrati su supporti commerciali come la ormai obsoleta Compact Cassette, si
potrebbe verificare questa corrispondenza.
Suggerisco
a tale proposito di leggere un’interessantissimo studio di Julia
A. McManus, Chris Evans e Peter W. Mitchell,
presentato alla 95th Convenzione AES di New York nell’Ottobre del
1993, dal titolo The
Dynamics of Recorded Music (10).
Nello studio vengono misurati ed analizzati una grande quantità di brani
musicali di tutti i generi, allo scopo di conoscerne la dinamica, anche in
riferimento alla durata che i picchi musicali contenuti nei brani analizzati
posseggono.
Per
quanto mi riguarda ho fatto qualche prova diretta che sarà illustrata dal
grafico qui sotto, nel quale sono a confronto alcune curve rappresentative delle
caratteristiche sonore, rispetto al livello e alla frequenza, di una intera
"compilation", molto varia e con brani spesso cantati, composta da due
CD per un totale di 145 minuti di musica, selezionata per il premio “DJ AWARDS
First Edition” tenutosi al Pachà di Ibiza nell'estate 98.
Le
curve, tutte con pesatura A
e risoluzione a 1/3
di ottava,
rappresentano rispettivamente dall’alto verso il basso:
a)
il valore dei picchi massimi in funzione delle frequenze, memorizzati in
modo Peak
Hold
e costante di tempo Peak,
contenuti nelle oltre due ore di compilation,
b)
i valori LAsmax
memorizzati allo stesso modo con costante di tempo Slow,
c)
i valori LAeq
con costante di tempo Slow
e Leq
(50sec),
d)
la banda “Full”
a sinistra del grafico presenta i valori medi pesati A
per tutte le frequenze da 20
a 20'000 Hz
e quindi i valori di livello sonoro così come li rileverebbe un fonometro
integratore.
Mentre
le tre curve danno essenzialmente indicazioni spettrali del segnale, essendo
memorizzate per terzi di ottava, i valori della banda "Full"
evidenziano che, rispettato il limite previsto di 95
LAeq,
avendo io regolato il livello sonoro proprio per rimanere entro questo valore,
non viene rispettato invece il limite LAsmax
di 102/103
dB,
che infatti sale sino a circa 106
dB.
Il
valore di picco massimo si attesta a circa 110
dB
(Peak),
dimostrando che questa "compilation" è composta di brani con dinamica
non eccessivamente elevata, in totale circa 15
dB Peak,
ma che i picchi, seppure limitati in ampiezza, sono di tale durata da tenere ben
alto, oltre la soglia fissata dalla legge, il valore LAsmax.
Quindi,
anche se è rispettato il parametro determinante al fine di evitare pericolo
di ipoacusia, cioè il valore di esposizione da accumulo LAeq,
la legge, non tenendo conto delle necessità dinamiche necessarie ad un buona
riproduzione della musica, imporrebbe, in questo caso, che si riducesse il
valore LAsmax,
evidenziando come il differenziale concesso, tra i due limiti rigidamente
fissati, non sia sufficiente per contenere le variazioni in dinamica di una
selezione di brani musicali certamente rappresentativa come questa citata.
L'evidente
"incongruenza", frutto a mio parere di un mentalità tecnica che non
tiene conto del "fenomeno musicale", impone di contenere il livello
sonoro, o attraverso la compressione del valore LAsmax
(mentre rimane invariato il valore LAeq,
con l'utilizzo di un limitatore elettronico che, per quanto ben costruito,
altererà la dinamica, rovinando la più qualificante peculiarità di ogni brano
musicale specie se dal vivo), oppure più semplicemente attuando la riduzione
del livello sonoro generale, compreso quindi LAeq,
sino a rientrare nel valore di LAsmax
fissato (in questo test circa 4 dB), con l'impiego di una apparecchiatura
automatica, in genere denominata "leveller".
Dunque
i valori limite, così come sono stati imposti nel decreto in vigore o come lo
potrebbero essere se diventasse decreto la bozza che ho commentato, impediranno
una buona riproduzione della musica, perché compressa da un lato, nel caso si
volesse sfruttare al massimo il basso livello LAeq
consentito, oppure eccessivamente bassa
nel livello LAeq dall'altro, allo scopo di mantenere le
caratteristiche qualitative e di dinamica presenti nel segnale musicale
riprodotto. In altre parole questi valori potrebbero essere rispettati tenendo
alto il livello di esposizione mentre si comprimono i picchi, oppure lasciando
che i picchi possano essere riprodotti a livello più alto mentre dovrà ridursi
il livello di esposizione.
In
nessuno dei due casi si avrà un risultato, a mio giudizio, soddisfacente. Da un
lato si rischia un riproduzione di qualità scadente, dall'altro un livello
sonoro assolutamente troppo basso.
Tanto
basso da creare situazioni pratiche tragicomiche come quella, descritta nel
riquadro, appena accaduta in un locale di Roma, ma che diventerà usuale se non
saranno rivisti i limiti ammessi per i livelli sonori
Per
evitare questi problemi basterebbe elevare il valore differenziale tra i due
limiti così come ho suggerito più sopra: o molto meglio, tenere conto del solo
valore LAeq,
lasciando libero il valore massimo LAsmax
di variare in funzione della dinamica del brano musicale riprodotto, sino ad un
dato limite superiore se si vuole, determinato però, al solo scopo di
scongiurare il pericolo di possibili micro traumi all'udito, legati alle azioni,
spesso irresponsabili, degli addetti all'impianto di amplificazione, DJ , fonici
ecc.
Quest’ultima
soluzione, a mio parere si concilierebbe perfettamente, senza penalizzare la
qualità di riproduzione della musica, con il fine di evitare l’ipoacusia, che
si verifica solamente per esposizione prolungata negli anni ad alti livelli
sonori.
Certo
che le osservazioni e le informazioni sin qui riportate, renderanno evidenti le
ragioni del pessimismo che il titolo dell'articolo esprime, mi auguro che per
contrappasso esse servano, almeno, a rendere ancora più incomprensibili le
incongruenze e le manchevolezze contenute in quest’ultima bozza di legge e nel
decreto che essa intende sostituire, con la non recondita speranza che si arrivi
finalmente ad un equo aggiustamento.
Se
questo non dovesse accadere, perché si sà: "non
c'è peggior sordo di chi non vuol sentire", ho il timore che i giovani
"daranno l'addio alla discoteca"
trasmigrando in tanti altri luoghi di "perdizione e di
trasgressione", in qualche modo sfuggiti all'occhio del legislatore, con
buona pace dei benpensanti che affermano di voler proteggere l'integrità del
loro udito.
Referenze.
1.
Architettura dei suoni. Guido
Noselli.
XII
Congresso SILB.
2.
Orientamenti, regole, responsabilità. Il suono in discoteca. Guido
Noselli.
XIII
Congresso SILB.
3.
Fonoisolare bene la discoteca conviene. Giorgio Campolongo.
BackStage,
N° 50, Luglio 1997.
4.
Offeso il buon senso e limitato il diritto al divertimento. Guido Noselli.
Disco
& Dancing N° 97,
pag. 100, Dicembre 1997
5.
Discoteche fuorilegge ?! Giorgio Campolongo.
BackStage,
N° 52, Dicembre 1997.
6.
Legge
incostituzionale e completamente sbagliata.
Guido Noselli.
Disco
& Dancing , N° 98, pag. 101, Gennaio 1998
7.
Più
di prima peggio di prima. Guido Noselli.
Sound
& Lite , N° 15, Gennaio 1999.
8.
Am I too loud ? AES Journal
Volume 25 N°3 page 126 March 1977 ***
9.
Hearing Loss from Noise and Music. W. Dixon Ward. University of
Minnesota, Minneapolis, USA. AES Preprint 3159
91th Conv. October 1991. ***
10.
The Dynamics of Recorded Music Julia A. McManus, Chris Evans, UK e Peter
W. Mitchell, USA. AES Preprint 3701 95th Conv. October 1993. ***
11.
Hearing Loss & Music. Ken Dibble, AES Preprint 3869 (P6.8) 96th
Conv. February 1994.***
Bibliografia.
·
Architectural Acoustics - M.David Egan - McGraw-Hill Book Company
·
Acoustics - Leo L. Beranek - American Institute of Physics
·
Sound System Engineering -Don/Carolyn Davis- Howard W.Sams & Co
·
Acoustic Design - Templeton/Saunders- Architectural Press London
·
Acoustic in the Built Environment - Duncan Templeton- Butterworth
Architecture London
·
Progettare il silenzio - Marco Vigone - Hoepli- Milano
·
Audio Dizionario - Umberto Nicolao / Guido Noselli. Editrice il Rostro
Milano.
***
Queste referenze, che a loro volta ne citano molte altre, sono acquistabili
presso
Audio
Engineering Society Pubblications
New York Headquarters Tel. 001-212-661-8528
,
oppure
informandosi presso la segreteria AES di Milano, sig Perretta Tel. 0338/
9108768.
“Titolo Riquadro”
“KARAOKE
per MUTI ?”
Un fax del 11/12/98 trasmesso da un
noto Tecnico Competente di Roma, riferisce della discoteca Blue
Music, dove il tecnico suddetto ha installato una apparecchiatura di
monitoraggio e controllo automatico nel pieno rispetto della legge del 18
settembre 1997, attualmente in vigore:
…..”la
sera stessa del giorno dell’installazione si è tenuta presso il locale sopra
citato una festa privata con un gruppo per la musica dal vivo e per il Karaoke
alla presenza di circa cento persone.
Alle
prime note musicali suonate dall’orchestra è seguito un coro dei
partecipanti, per il quale il livello sonoro ha facilmente e durevolmente
superato il limite di legge (il fonometro ha rilevato un valore di 107 LAsmax),
provocando un altrettanto
durevole abbattimento del livello di amplificazione, con lo sconcerto del
gestore e del pubblico pagante, abituato fino a ieri a certe pressioni sonore ad
alta dinamica.
Non
riferiamo quanto sopra per esimerci dall’uso degli strumenti che la legge, così
come è formulata, impone a salvaguardia dell’individuo, ma vogliamo mettere
in evidenza alcune grosse lacune di questa legge, che non permette il regolare
svolgimento di una serata in discoteca a causa di una metodologia di controllo e
di parametri quantitativi alquanto discutibili….”
Quanto
riferisce il Sig. Vecchioni dell HI-FI Service di Roma, esperto da molti anni di
elettronica, riproduzione musicale e acustica, è emblematico e avvalora le tesi
di chi, come me, conosce da vicino “le realtà dei fenomeni musicali”.
Per
riprodurre la musica, in special modo quella dal vivo e particolarmente quella
cantata, è indispensabile che il valore LAsmax consentito sia molto al di sopra
del valore di esposizione LAeq, o addirittura non ne venga tenuto conto
lasciando che la musica possa essere liberamente riprodotta con la propria
specifica dinamica.