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ACUSTICA,
PSICOACUSTICA, di Guido Noselli (fax 030/3580431 - posta elettronica guidonoselli@outline.it) IMPIEGO
E "SETTAGGIO" DI UN SISTEMA II
PARTE
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Ho interrotto la prima parte affermando che i sistemi d'altoparlanti per basse frequenze sono omnidirezionali e che, proprio per questa ragione, oltre che per ragioni meramente fisiche e meccaniche, é molto difficile ottenere da essi una sensibilità elevata, almeno paragonabile a quella che si ottiene, con una certa facilità, alle frequenze medio alte; a dire il vero, per questioni di spazio, ho omesso volutamente di dire che esistono invece sistemi d'altoparlanti capaci di raggiungere alti valori di sensibilità, confrontabili direttamente. Questi sono i sistemi a tromba; cioé quel tipo di diffusore che, sfruttando l'effetto di un condotto in espansione (la tromba appunto), posto davanti alla membrana di un altoparlante, é capace di "adattarne progressivamente" l'emissione dalla gola alla bocca, consentendo di ottenere elevati valori di sensibilità ed efficienza. Questo fenomeno, molto utile, avviene per due ragioni concomitanti, o meglio che potremmo definire "due facce della stessa medaglia". Infatti, la tromba, determinando un adattamento dell'impedenza di radiazione vista dall'altoparlante nella sua emissione sonora nell'aria circostante (condizione tipica per un diffusore professionale, a parte quella che riguarda la sonorizzazione sott'acqua "underwater"), crea una condizione favorevole a trasmettere le vibrazioni della membrana all'aria, proprio perché modifica il modo in cui questa viene messa in movimento, sia con riferimento all'intensità, sia con riferimento alla direttività. Non é questa la sede per entrare in dettagli approfonditi, ma credo sia intuitivo per chiunque capire, a proposito del parametro "intensità", come la membrana di un altoparlante caricato a tromba metterà in vibrazione lo strato d'aria adiacente (alla gola), il quale a sua volta, in una sorta d'effetto domino, trasmetterà la vibrazione allo strato successivo d'aria (di superficie più grande perché il condotto di una tromba è in espansione) e così via, sino allo strato in prossimità della bocca d'uscita, che trasmetterà la vibrazione all'aria circostante con intensità più grande di quella che l'altoparlante determinerebbe, a parità di potenza, se montato a radiazione diretta sul classico pannello frontale ("baffle"). Ed é altrettanto facile capire (a
proposito del parametro "direttività") che, se un
altoparlante a radiazione diretta deve "faticare" non poco a
mettere in vibrazione, su un angolo solido di 360°, il primo strato
del volume d'aria che lo circonda, mostrando una scarsa efficienza, al
contrario, é facile anche capire come, lo stesso altoparlante
caricato a tromba, farà una "fatica" proporzionalmente
minore a mettere in vibrazione il primo strato d'aria che
"incontra" su un angolo solido che è determinato dalle
pareti della tromba stessa, mostrando un'efficienza proporzionalmente
maggiore a quanto minore di 360° é quest'angolo solido. Spero di
essere stato abbastanza chiaro in questi concetti.
Tutti, a questo punto, si chiederanno come mai non si utilizzano esclusivamente altoparlanti caricati a tromba per la sonorizzazione professionale. Ecco la ragione principale. Come avviene sempre in Acustica, o meglio in Natura, ad una serie di vantaggi si oppongono una serie di svantaggi che proprio da questi derivano. In questo caso il vantaggio delle trombe rispetto agli altri sistemi sino ad oggi trovati o inventati é diminuito dalle grandi dimensioni che si rendono necessarie per il loro utilizzo, soprattutto e principalmente alle basse frequenze, dove maggiore é la necessità d'efficienza, oltre che dalla complicazione costruttiva e quindi dagli alti costi che ne derivano. Ma perché le trombe per bassi
sono necessariamente grandi? Fig.3 Per spiegarne le ragioni si deve fare una "digressione" introducendo il concetto di lunghezza d'onda, "Wavelength" il cui simbolo é l ("Lambda") e in che modo é legato al funzionamento di un sistema d'altoparlanti. Prima di descriverne la lunghezza bisogna però capire bene che cos'é un'onda sonora, "Sound Wave". È il risultato di una perturbazione prodotta da una sorgente sonora che, propagandosi in un mezzo elastico (nel nostro caso l'aria), provoca una variazione di pressione e uno spostamento di particelle d'aria tale che può essere percepito da una persona e/o, ovviamente, rilevato da un microfono di misura. Il termine "onda" deriva
dal fatto che il suono é un fenomeno di natura ondulatoria per cui le
particelle del mezzo in cui esso si trasmette entrano in vibrazione
"propagando" la perturbazione alle particelle adiacenti. In
questo modo la perturbazione provocata dal suono si muove sotto forma
d'onde di pressione che procedono a velocità costante mentre le
particelle rimangono sempre ancorate alla loro posizione originaria. Definita a sufficienza "l'onda sonora" possiamo definire la lunghezza d'onda, "Wavelength": testualmente si può dire che é la distanza tra due punti successivi di massima pressione e tale distanza si calcola semplicemente dividendo la velocità del suono nell'aria, "c", per la frequenza considerata, "f". La velocità del suono é costante a
tutte le frequenze ma é influenzata dalla temperatura e aumenta di
circa 0,61m/sec. per ogni grado centigrado in più. Il valore
utilizzato normalmente per i calcoli, 344 m/sec., é quello a
temperatura ambiente e pressione atmosferica standard, di circa 21°C. Un'altra definizione appropriata
recita che la "lunghezza d'onda, l
("Lambda"), é la distanza
percorsa dall'onda sonora in un periodo "T". Il periodo è
esattamente l'inverso della frequenza "f", quindi T = 1/f. Possiamo quindi scrivere un'altra
formula per calcolare la lunghezza d'onda con questi nuovi parametri, l
=
c*T Mi sono soffermato dettagliatamente su questi concetti e ne ho riportato le semplici interrelazioni perché non sono banali come a prima vista possono sembrare e, poiché tali concetti sono molto importanti per la comprensione di tutti i fenomeni acustici, non guasta di certo ripeterli anche alla luce dell'esperienza personale che, spesso, mi ha fatto incontrare interlocutori "titolati" un po' confusi al riguardo. Per facilitare in modo risolutivo la
loro comprensione, ma anche fornire un "promemoria" che potrà
ovunque e in molte circostanze divenire utilissimo, ho deciso di
realizzare schematicamente la rappresentazione grafica che riassuma,
spero efficacemente, i concetti esposti, completandola con tutte le
formule utili che ho enunciato in queste pagine.
Riprendendo il filo del discorso,
interrotto per introdurre questa necessaria "digressione", é
facile capire ora che la riproduzione efficiente di frequenze basse, ad
esempio di 50 Hz, da parte di una tromba comporta dover
"controllare" lunghezze d'onda dell'ordine di: 344msec / 50 Hz
= 6,88 metri (l
= c/f). Immaginatevi, quindi, di che trombe avremmo bisogno in quanto a dimensioni per le frequenze basse di sotto ai 100 Hz, proprio quelle che con più efficienza dovremmo riprodurre! Senza continuare ad approfondire quest'ultimo argomento, che forse potrebbe tornare d'attualità in un futuro non lontano, e illustrare i numerosi espedienti e le tecniche escogitate dai progettisti per ridurre le dimensioni il più possibile, a volte con risultati confortanti, vorrei far notare che sempre più assistiamo con ottimi risultati ad un uso molto diffuso nel settore professionale, per non dire esclusivo, di trombe più o meno grandi per le frequenze medie ed alte, mentre per le frequenze basse si tende, da tempo e nelle realizzazioni più recenti, a privilegiare sistemi a radiazione diretta accoppiati in multiplo, oppure sistemi ibridi, cioè ottenuti utilizzando più tipi di "caricamento acustico" contemporanei, allo scopo principale di contenere le dimensioni dell'elemento singolo, con conseguente migliore maneggevolezza e facilità di trasporto. Anche se, a mio parere, tali soluzioni presentano qualche volta più svantaggi che vantaggi (in futuro vedrò di approfondire anche quest'argomento), essendo questi i sistemi di sonorizzazione per basse frequenze maggiormente impiegati, soprattutto negli spettacoli itineranti, per le ragioni appena elencate, é molto importante imparare ad utilizzarli al meglio per evitare sprechi di "costosa energia". Se una tromba influenza notevolmente la direttività di un altoparlante, con riferimento all'incremento della pressione sonora, in quanto lo costringe ad emettere il suono all'interno delle pareti che ne formano il condotto, una sorgente omnidirezionale, il classico "sub-woofer" o sistema d'altoparlanti a radiazione diretta, con cabinet ad esempio ad inversione di fase o reflex, costretto ad emettere il suono in un angolo solido di 180° (2p o semi spazio), la metà di 360° (4p o spazio libero), vedrà incrementato il suo livello di un valore corrispondente al nuovo indice di direttività, DI, assunto per le diverse condizioni di radiazione. Come avviene quest'utilissimo fenomeno? Per spiegarlo bisogna introdurre il concetto di Q di un sistema d'altoparlanti e successivamente spiegare cos'é e come si ricava il DI o "Directivity Index" (Indice di direttività). Genericamente e brevemente
"Q" significa o indica il fattore di Qualità ,"Quality
Factor", con riferimento a circuiti meccanici risonanti o a
circuiti elettrici risonanti. È
ovvio quindi che un sistema d'altoparlanti che irradiano l'energia
emessa in tutte le direzioni consentite dalla posizione a terra in 2p
(semi spazio o angolo solido di 180°) vedrà il valore del Q
raddoppiare a 2. Quali sono questi sistemi d'altoparlanti? Senza entrare troppo nel dettaglio
possiamo dire genericamente che tutti i sistemi d'altoparlanti chiamati
a riprodurre frequenze la cui lunghezza d'onda é maggiore delle loro
dimensioni fisiche possono e sono influenzati dal posizionamento in 2p
nella riproduzione proprio di quelle frequenze che le dimensioni non
consentono loro di "controllare". Detto ciò, dunque, possiamo convenire
che a parte casi particolari e sistemi d'altoparlanti particolari,
difficilmente utilizzabili nel settore della sonorizzazione
professionale mobile, come sono le enormi trombe per frequenze basse,
tutti i sistemi che chiameremo standard, non tanto per la tipologia, ma
appunto per le dimensioni fisiche, sono influenzati certamente dal loro
posizionamento, che, ben scelto, incrementerà il Q, o guadagno, del
sistema sia singolo che in multiplo con altri. La semplice formula é : DI = 10 * log Q , con la quale: Q = 1 , DI = REF. Q = 2 , DI = 3 dBSPL Q = 4 , DI = 6 dBSPL Q = 8 , DI = 9 dBSPL Per la migliore la comprensione di questo fenomeno fisico alcuni disegni qui sotto saranno molto utili. 4p Q = 1 DI
= REF. DBSPL 2p
Q
= 2 DI = 3 dB p Q = 4 DI = 6 dBSPL p/2
Q
= 8 DI = 9
dBSPL
Con i concetti esposti qui e nella
prima parte, sempre che non abbia dimenticato qualche cosa, spero di
aver fornito quelle informazioni minime, che ho definito "generalità",
indispensabili alla comprensione dei fenomeni più complessi che
incontreremo approfondendo l'argomento richiamato nel titolo.
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