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ACUSTICA,
PSICOACUSTICA, di Guido Noselli (fax 030/3580431 - posta elettronica guidonoselli@outline.it) IMPIEGO
E "SETTAGGIO" DI UN SISTEMA VIII
PARTE
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Abbiamo
visto nella 7° parte di questa lunga trattazione come il funzionamento
del classico sistema subwoofer, d’uso comune in un concerto live
all’aperto, disposto in due gruppi ai lati di un ipotetico palcoscenico
di medio/grandi dimensioni, non sia per niente ottimale, soprattutto per
quanto attiene la più importante fascia d’area da sonorizzare, quella
che in genere sta tra il mixer posto a circa 30 metri e il palcoscenico. Abbiamo
visto anche che, oltre tale distanza, il sistema non tende a peggiorare,
per quanto riguarda la distribuzione dell’energia, così come, invece,
drammaticamente avviene avvicinandosi alle sorgenti. La ragione di questo,
com’è intuibile, è legata alla distanza tra i gruppi di diffusori in
relazione alla posizione d’ascolto o di misura e risiede nel
semplicissimo fatto che più ci si allontana da essi, minore è la
differenza di percorso per semplici regole geometriche, e quindi di tempo
d’arrivo del suono che raggiunge l’ascoltatore a partire da una e
dall’altra sorgente; mentre più ci si avvicina alle sorgenti maggiore
è la differenza di percorso, per le stesse leggi geometriche, con quel
che ne consegue: una
piccola differenza corrisponderà a lunghezze d’onda tipiche delle
frequenze medio alte e quindi fuori della banda riprodotta dai subwoofer,
di qui una maggiore omogeneità della distribuzione sonora e una sua
stabilizzazione per distanze lontane (farfield); una
grande differenza, invece, corrisponderà a lunghezze d’onda tipiche
delle frequenze basse ed infrabasse che sono all’interno della banda
riprodotta dai subwoofer, quindi per distanze vicine (nearfield) si
avranno forti interferenze tra le emissioni dei due gruppi e anche
all’interno dello stesso singolo gruppo, se troppo grande, con danni
evidenti all’omogeneità di distribuzione dell’energia sonora
sull’area sonorizzata. Ho
già dato una spiegazione di questo fenomeno in diverse occasioni negli
articoli precedenti ed ho fornito uno schema di principio che ne spiega
chiaramente il meccanismo nel numero di Marzo 2002, nel quale trattavo
specificatamente di un argomento anch’esso connesso al medesimo fenomeno
dell’interferenza: direttività alle basse frequenze ottenuta per
accoppiamento di più sorgenti sonore sfruttando l’interferenza
positiva, o accoppiamento, nell’ambito del funzionamento in “Piston
Band” del sistema. Nell’esempio
qui ricordato si ha una distanza tra i due gruppi, circa 21,5 m, tale che
l’interferenza costruttiva, e la somma dei livelli sonori quindi, può
avvenire solo in precise posizioni simmetriche a partire da quella
centrale, rispetto alle due sorgenti che emettono il suono, ma solo in
quest’ultima si avrà la somma corretta delle emissioni sonore essendo
essa la sola dove non
si determinano differenze di percorso e quindi differenze d’arrivo o
sfasamenti temporali. In
fig. 1 riporto lo schema di principio citato per comodità del lettore e
lo rimando all’articolo di Marzo 2002 per la sua spiegazione. Fig.1 - Rappresentazione schematica sfasamento di due sorgenti per differenza di distanze.
Per
capire ancora meglio cosa avviene a causa dell’interferenza distruttiva
di cui ho parlato sin qui mi farò aiutare da un’immagine ottenuta con
un simulatore acustico sviluppato in Outline ed usato come tool per
prevedere il comportamento dei diffusori durante la progettazione e anche
dopo la loro commercializzazione. Fig. 2 - Propagazione
del suono alla frequenza di 63 Hz sull’area d’ascolto di due gruppi di
subwoofer posti tra loro alla distanza di circa 21 metri pilotati con lo
stesso segnale.
La
figura illustra molto bene cosa accade alle basse frequenze quando si
utilizza lo schema classico di collocazione dei subwoofer in due gruppi ai
lati del palcoscenico. Quello
che vediamo è una rappresentazione della proiezione del Balloon (Globo)
su un piano che rappresenta l’area d’ascolto. Il piano è di 60 metri
in larghezza e 70 metri in profondità; i subwoofer sono posti a venti
metri dall’inizio del piano. Guardando
l’immagine che segue forse sarà ancora più chiaro il concetto
espresso. Fig.
3 -
Balloon e piano sottostante
Questa
immagine, al contrario di quella che la precede non ha, ovviamente, valore
scientifico. È
ottenuta dall’unione di altre due immagini già presentate, non si fa
fatica a riconoscerle, al solo scopo di facilitare al massimo la
comprensione dell’argomento trattato. Il
Globo è la rappresentazione in 3D vista frontalmente ad una data
distanza, nella direzione della propagazione della pressione sonora, dei
due gruppi di diffusori e quindi non evidenzia tutte le informazioni che
mostra la porzione di piano attaccata sotto con la tecnica del
fotomontaggio. Mi
auguro, al di là della assenza di valenza scientifica dell’immagine e
di tutti i difetti prospettici, geometrici e dimensionali evidenti, che
molti di voi possano prendere maggiore coscienza di quello che avviene in
riferimento alla propagazione delle basse frequenze e riconosceranno
facilmente il comportamento in concerto dei loro sistemi di subwoofer per
la facile correlazione audio/visiva che comunque l’immagine evoca. Chiarito
una volta per tutte il comportamento tipico dei sistemi per basse
frequenze, ricordando a chi legge che tale comportamento è legato alla
collocazione dei diffusori, alle frequenze che riproducono e al punto
d’ascolto e che quindi possono aspettarsi innumerevoli varianti oltre a
quelle che ho descritto sin qui, possiamo cominciare ad analizzare le
possibilità di migliorare questo comportamento che non facilita la buona
riuscita o la ripetibilità di un concerto, almeno per quello che riguarda
una banda di frequenze tanto importante per la riproduzione e la
percezione dell’evento sonoro. Innanzi
tutto, anche se per qualcuno sarà pleonastico, è meglio definire con
buona approssimazione che tipo di distribuzione sonora alle basse
frequenze sarebbe necessaria per la migliore sonorizzazione
dell’audience, indipendentemente da ciò che nella realtà è possibile
ottenere. Per
farlo vi propongo un’altra immagine d’immediata comprensione, ottenuta
con il solito simulatore Outline ma modificata ad arte per rappresentare
un comportamento non reale e quindi non misurabile o simulabile, ma che
sarebbe altamente auspicabile ottenere con due gruppi subwoofer, come
ricordato più sopra, disposti “classicamente” su una vasta area
d’ascolto di dimensioni adeguate ad un’audience da grande concerto.
Fig. 4 -
Propagazione desiderabile del suono alla frequenza di 63 Hz sull’area
d’ascolto (“fotomontaggio”). La
figura, che rappresenta la solita proiezione sul piano di un Globo (balloon)
ideale alla frequenza di 63 Hz, evidenzia come dovrebbero essere
distribuite le basse frequenze sull’area d’ascolto (in realtà tutto
lo spettro audio dovrebbe avere questa distribuzione). Il propagarsi del
suono è rappresentato, nell’immagine, per “ellissoidi concentrici”
che sono asimmetrici rispetto al piano di propagazione virtuale che
interseca i baffle dei due gruppi di subwoofer (in colore blu). In
altre parole la propagazione avviene con maggiore energia verso
l’audience a partire dal palcoscenico che possiamo immaginare inserito
tra i due gruppi di subwoofer. Se
si osserva la figura è facile capire come il suono raggiunga
omogeneamente il pubblico che è disposto di fronte al palco, di solito
per strati successivi, su archi di cerchio con raggi molto grandi,
assimilabili a segmenti d’ellissi. Ogni fascia di diversa gradazione di
colore rappresenta una zona di “isolivello” con variazioni al suo
interno comprese entro 3dB. Per
completezza anche di questa immagine ne aggiungo una versione anch’essa
senza alcun valore scientifico, Fig. 5, con il Globo sovrapposto ad una
porzione del piano.
Fig. 5 –
Ballon e porzione di piano sottostante a 63 Hz (“fotomontaggio”). Con
una distribuzione del genere alle frequenze basse, ed anche per tutto il
resto della banda, la qualità d’ascolto sarebbe molto buona, con
progressivo calo della pressione sonora per tutta la banda audio
determinato semplicemente dalla distanza dai due gruppi di subwoofer, in
perfetta concordanza con quello che l’orecchio umano si aspetta di
sentire. Ovvio
no? Certamente
ovvio ma in verità di molto difficile realizzazione o meglio, nei termini
qui sopra rappresentati e descritti, mi sento di dire, impossibile. Purtroppo
“lo spazio è tiranno” e devo terminare questa 8° parte.
Nei
prossimi articoli proveremo ad analizzare quali sono i metodi per cercare
di approssimare questo ideale tipo di distribuzione delle basse frequenze. |