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ACUSTICA,
PSICOACUSTICA, di Guido Noselli (fax 030/3580431 - posta elettronica guidonoselli@outline.it) Esauriti, per il momento, i
suggerimenti rispetto all’uso pratico dei microfoni di ripresa, da
questo numero di Sound & Light, era mia intenzione iniziare una
semplice trattazione del secondo anello base di una catena audio:
l’elettronica d’amplificazione (ma anche quella di correzione). In altre parole l’anello che sta
tra il trasduttore di ripresa del suono, il
microfono e quello di riproduzione del suono, l’altoparlante; o se preferite “dal mixer agli
amplificatori di potenza”. Non intendo certamente sottrarmi a
questo compito, ma per questa volta ho deciso di soprassedere, di comune
accordo con il direttore Morelli, per affrontare in anticipo un
argomento che in questo periodo sembra interessare molto i lettori del
giornale: prestazioni ed utilizzo nei concerti in generale, dei sistemi
di diffusori nella cosiddetta configurazione in “line
array”. “Dal
Public Address (PA) al Sound Reinforcement (SR)” L’articolo a firma Czerwinski,
fondatore della famosa Cerwin-Vega, è di quelli che certamente faranno
discutere di un argomento tanto “antico”, il funzionamento dei
“line array” (infatti, è tale ed è stato abbondantemente
illustrato, sin dagli albori, su tutti i libri d’acustica), quanto
moderno, perché, in tempi recenti, si è imposto all’attenzione degli
operatori, grazie ad alcuni prodotti di successo, costruiti per un
utilizzo specifico, strettamente legato a tale tipo di configurazione. Il divulgativo articolo apparso su
“Live”, la cui lettura è alquanto facile ed immediata, segue e
deriva in realtà da un lavoro ben più importante e scientificamente
approfondito apparso sul numero di Giugno 1999 del Journal AES, a nome
Czerwinski, Voishvillo, Alexandrov e Terekhov, dal titolo “Air–Related
Harmonic and Intermodulation Distortion in Large Sound Systems”
(Distorsione armonica e d’intermodulazione connessa alla propagazione
del suono nell’aria nei sistemi d’amplificazione e rinforzo del
suono di grandi dimensioni), che ovviamente suggerisco di leggere ai più
preparati. Cosa
afferma Czerwinski su Live? Cercherò di farne la miglior
traduzione possibile, non tralasciando gli aspetti sagaci ed ironici del
testo ed anche di aggiungere eventuali mie considerazioni personali,
visto che in questa rubrica mi trovo ad essere il padrone di casa. L’articolo si apre con la
constatazione, un po’ amara, riferita al fatto indiscusso che il
giorno d’oggi, in un concerto, la pressione sonora ha raggiunto
proporzioni mostruose. Qualcuno potrebbe pensare che
questo è un progresso e chi ascolta potrà ascoltare un dettaglio a 140
dB SPL, ma, (e qui sta l’amarezza) troppo spesso con la stessa qualità
del primo fonografo d’Edison. La tecnologia è continuamente
migliorata, ma purtroppo la sua applicazione è spesso sbagliata.
Viviamo in un periodo nel quale la gente conosce l’ultima parola su
tutto senza conoscere la prima parola su niente. Per soddisfare la domanda di
pressione sonora, il giorno d’oggi, i progettisti dei sistemi
d’amplificazione per concerto o i cosiddetti Sound Reinforcement
Engineers, aumentano spropositatamente il numero di casse acustiche, al
punto da peggiorare sempre di più la qualità sonora. Chi compra rimane
sorpreso da termini come "cluster" e si delizia di parole come
"array", ma in cuor nostro, osservando le bibliche "torri
acustiche" di molti "services", non senza un po’ di
sadico compiacimento pensiamo: "Che razza di sorpresa sarebbe .. ..
.. per colui che diventasse
sordo". Quello che non è detto al
pubblico e di cui probabilmente anche i fabbricanti non hanno
consapevolezza, consiste nel fatto che clusters di casse acustiche
estesi in larghezza danneggiano la qualità del suono. Qual
è lo scopo e la funzione di un sistema di rinforzo del suono si domanda
Czerwinski? I tre scopi principali, secondo un
libro molto diffuso anche in Italia “Sound Reinforcement Handbook”,
Hal Leonard Pubblications, sono: 1)
ottenere che la gente senta meglio, 2)
che il suono abbia un livello più alto, 3)
che anche la gente possa sentire sufficientemente anche lontano. In realtà, afferma l’autore, un
sistema di rinforzo del suono ha la funzione di riprodurre o migliorare,
se possibile, un evento sonoro dal vivo. Questi presupposti sono da sempre
uno standard assoluto che purtroppo è stato largamente dimenticato,
perché gli ingegneri del suono premono per SPL più elevati ed i
costruttori manovrano per vendere una maggiore quantità di diffusori. Gli stessi scopi citati sono
validi, con un po’ d’immaginazione, per un sistema
d’amplificazione essenzialmente del parlato, il cosiddetto “Public
Address”, ma non sono per niente sufficienti ad esaurire le necessità
ben più elevate di un sistema di “Sound Reinforcement”.
Utilizzando i metodi il giorno
d’oggi diffusi, raramente ha luogo un vero rinforzo del suono che
rispetti le esigenze elencate. Noi contestiamo, al di là di
poche eccezioni, che i migliori e più moderni sistemi
d’amplificazione possano essere niente di più che gloriosi sistemi PA
a due canali. Il risultato, anche nei casi più
ideali, è che un sistema del genere non riproduce un'immagine
stereofonica naturale. Con questo comune e tradizionale
approccio anche il migliore e più potente sistema di SR ad alta fedeltà
mai potrà suonare tanto bene quanto un sistema Hi-Fi di massa in un
classico e acusticamente decente soggiorno di casa. Come già detto ciò che la gente
comunemente chiama SR in realtà non è altro che un semplice sistema PA
a due canali, con tutti i difetti intrinseci a qualsiasi PA, tra i
quali: 1)
i diffusori sono piuttosto lontani dalla sorgente sonora, 2)
gli
stessi, pur riproducendo differenti bande di frequenze sono molto vicini
tra loro con le gravi interferenze che ne derivano. I più comuni PA di grandi
dimensioni impiegano “clusters” (grappoli) o “arrays”
(spiegamento) di diffusori
multibanda
La cosa buffa circa questi
“arrays” per PA, consiste nel fatto che essi tendono ad occupare uno
spazio limitato, usando diffusori multibanda, per riprodurre più bande
di frequenza. Questo causa una miriade di
problemi persino con due soli diffusori. Problemi di fase tra
componenti, separati da una distanza più grande della dimensione della
lunghezza d’onda, causano grandi variazioni nella risposta in
frequenza fuori asse. A soli 5 gradi fuori asse si
verifica un terribile degrado nella risposta, particolarmente nella
critica banda delle frequenze medio-alte. Le cancellazioni di fase che
si generano in una configurazione in “cluster” di diffusori
multibanda, provocano buchi ed alterazioni alle medie e alte frequenze
con ampiezza da 15 a 20 dB. Non migliora certamente la
situazione se i diffusori multibanda nei "clusters" sono
disposti a semicerchio per ridurre le interferenze. Per quanto aperti
possano essere, la gamma medio - alta non potrà non esserne affetta.
(Vedi figura 2). Questa “somma distruttiva” del
suono alle frequenze medio alte spiega perché, in molti sistemi da
concerto, i diffusori per le frequenze medio-alte sono numericamente in
rapporto addirittura di cinque a uno rispetto ai diffusori dedicati alle
basse frequenze. In uno studio di Gander e Eargle (87th Convention AES, New
York 1989), dal titolo “Measurement and Estimation of Large
Loudspeaker Array Performance”, sta scritto: “La combinazione delle perdite
alle frequenze alte, dovuta alle cancellazioni di fase e l’esaltazione
delle basse frequenze dovuta al mutuo accoppiamento e all’incremento
di direttività, provoca una risposta generale squilibrata, anche se
ogni singolo elemento nel sistema è regolato per una risposta
perfettamente piatta in asse. In generale, la risposta decade
approssimativamente di 6 dB per decade. E ancora:” ..come si è visto
vi possono essere nella risposta in frequenza squilibri anche di 15/20
dB, persino in array di dimensioni limitate. Questo suggerisce un ripensamento
della filosofia di base nella progettazione di sistemi SR e mette in
evidenza che per bilanciare la risposta è necessario avere una maggiore
quantità di sistemi per le frequenze alte, oppure, ragionando in altro
modo, si arriva alla conclusione che è più facile abbassare il livello
dei woofers che alzare il livello dei tweeters” Quest’ultima affermazione -
continua Czerwinski - è in contrasto con uno degli scopi di un SR
ideale. Abbassare il livello corrisponde infatti a perdere
"audience". In ogni modo è dimostrato che, pur non avendo una
risposta piatta con due o più diffusori multibanda fuori asse o in
asse, l’alterazione della risposta è certamente minore in
quest’ultima condizione.
E non è certo possibile
accomodare tutti gli spettatori uno sopra la testa dell’altro in modo
che si trovino in asse alla colonna verticale del SR. In conclusione, una configurazione
classica a “cluster” composto di diffusori multibanda, per sua
intrinseca natura, porta a cattivi risultati sonori. Un efficace miglioramento rispetto
alla classica configurazione in “cluster array”, è un particolare
tipo di “array” di diffusori, corrispondente ad una linea di suono
verticale o “vertical line array”, configurazione il
giorno d’oggi sempre più proposta da molti fabbricanti di
diffusori e sempre più utilizzata nei concerti (vedi figura 3).
L’equilibrio tonale in questo
caso è pressoché piatto ed il suono è certamente coerente se
comparato alla configurazione a "cluster" tradizionale
descritta più sopra, che si è visto è affetta anche da 20 dB di
perdita delle frequenze alte, per interferenze tra i diffusori. Un sistema di “vertical line
array” dunque è senz’altro un passo avanti nella qualità, ma i
diffusori multibanda, anche in questa configurazione, sono lo stesso
vicini tra loro, occupando un'area limitata e generando un'alta
pressione sonora in uno spazio d'aria limitato. Questa condizione diviene causa di
un fenomeno negativo chiamato “Distorsione di
propagazione del suono nell’aria”. Paradossalmente, anche se la gente
non è a conoscenza di questo tipo di distorsione, essa è la più
grande fonte di problemi e di riduzione della qualità di riproduzione
in sistemi di SR di grandi dimensioni.
Anche se le anomalie di fase
orizzontali sono ridotte in una configurazione in “line array
verticale” la quasi sconosciuta
e sottovalutata “distorsione per propagazione nell’aria” distrugge
la qualità anche del più bel sistema d'amplificazione che sia composto
di diffusori ad alta pressione sonora (High SPL) strettamente
accoppiati. Questo tipo di distorsione è un
fenomeno che degrada le prestazioni nei PA arrays tradizionali. E’ una distorsione provocata
dalla propagazione delle onde sonore ad un livello SPL molto elevato,
come avviene anche per i sistemi da concerto. Studi molto accurati hanno
dimostrato che le onde sonore di bande di frequenza multiple
condividenti lo stesso “condotto d'aria” generano distorsione
armonica e d’intermodulazione. La velocità del suono varia con
la pressione dell’aria: più alta è la pressione, più veloce è la
propagazione del suono, e quindi livelli SPL diversi in bande di
frequenze diverse, presenti quando esistono interferenze tra diffusori
vicini, provocano alterazioni di propagazione del suono che Czerwinski
ha definito ironicamente “molestation distortion” anziché più
appropriatamente “modulation
distortion”. Comunque si chiami è una distorsione fastidiosa e
caratterizzata dalla sua tipica "non musicalità". Questo significa che il suono
diventa progressivamente distorto mentre attraversa l’aria dal SR, e
arriva all’ascoltatore; in particolar modo quando il suono condivide
lo stesso “condotto d’aria” come avviene nei sistemi qui
descritti.
I fabbricanti di diffusori hanno
invece storto la bocca al pensiero che i loro prodotti ad alta pressione
sonora, coassiali, a banda multipla, con emissione coerente, siano
definiti come generatori di massiccia distorsione. Attualmente, il solo sistema
praticabile per superare il problema della "Modulation Distortion"
in sistemi di SR ad alto livello SPL, consiste nella separazione degli
altoparlanti, in modo da prevenire l'aumento delle onde sonore ad alta
pressione che si propagano nel comune "condotto d'aria".
Separando i singoli, o i gruppi di componenti specifici per ogni banda,
la distorsione relativa alla propagazione in aria delle frequenze
medio-alte si riduce drasticamente anche ad alti livelli SPL. Gruppi d'altoparlanti o componenti
che riproducono la stessa banda audio, possono, infatti, essere
strettamente accoppiati ed allineati uno sopra l'altro con incremento
del livello sonoro e della direttività verticale; due requisiti
assolutamente essenziali per ottenere un buon suono in un ambiente
magari caratterizzato da un'alta riverberazione. Un sistema del genere, definito
"Articulated Line Array", consente la variazione della sua
direttività verticale
posizionando i vari elementi con la necessaria geometria o anche
semplicemente utilizzando linee di ritardo elettroniche (vedi figura 4).
Questa versatilità lo rende
capace di sonorizzare anche ambienti dalle caratteristiche acustiche
pessime, dove per altre configurazioni non è dato ottenere buoni
risultati. Posizionando ogni gruppo di specifici componenti, che
riproducono la stessa banda, ad una distanza di sicurezza tra loro, il
suono da questi proveniente, per separate bande di frequenze, non
interagirà all'interno del "condotto d'aria", con drastica
conseguente riduzione della "Modulation Distortion". I suoni prodotti in differenti
bande di frequenza si mescoleranno tra loro a distanze più grandi,
rispetto a quanto avviene negli "array" convenzionali. Poiché, come è noto, la
pressione sonora (SPL) decresce con la distanza, la "Modulation
Distortion", dipendente dalla pressione sonora, viene così
minimizzata. Fin qui Czerwinski ci fornisce una
logica spiegazione di come risolvere il problema della "Modulation
Distortion", distorsione
tanto fastidiosa ad alto livello sonoro, attraverso l'impiego di sistemi
"vertical line array" con componenti fisicamente accoppiati
per specifiche bande di frequenza; La proposta è molto interessante
ed è di quelle da non sottovalutare, a mio parere, anche perché non ha
sinora trovato applicazione, per quanto a mia conoscenza, nella
realizzazione di sonorizzazioni "live" di vaste aree ad alto
livello sonoro, con l'eccezione di un caso di cui più avanti riferirò. Essa consiste nell'impiego di
numerosi "Vertical Articulated Line Arrays" ditribuiti in una
configurazione multicanale.
Una configurazione del genere,
afferma Czerwinski, rappresenta un grande passo in avanti per
raggiungere e forse superare le prestazioni che un vero sistema di SR
deve per definizione possedere, come ampiamente descritto più sopra. Inoltre, l'impiego e la
disposizione distribuita dei diffusori, dedicati per bande di frequenza,
produce grande riduzione della distorsione, non solo perché ad ogni
canale di sonorizzazione viene applicato un segnale diverso già
dall'origine, ma anche perché, trovandosi ogni canale ad amplificare,
seppure ad alto livello SPL, segnali appunto diversi, sarà minima
l'interferenza distruttiva tra differenti bande di frequenza nello
stesso "condotto o corridoio d'aria". La resa dell'immagine sonora, e la
collocazione spaziale delle sorgenti, inoltre, trarrà grandi vantaggi
da un sistema del genere rispetto ad un tradizionale due canali, anche
con l'eventuale impiego di linee di ritardo separate per ogni canale. Un esempio pratico di quanto sopra
si vede in un disegno che rappresenta uno dei tanti esperimenti eseguiti
in occasione di concerti live(vedi figura 5).
I vantaggi di una tale
configurazione si riassumono in una serie di vantaggi aggiuntivi
rispetto ad un'altra tradizionale.
Il più puro e perfetto degli
esempi di un sistema distribuito multicanale, spinto agli estremi,
dovrebbe riprodurre per numero di elementi, il numero dei componenti il
gruppo che si esibisce, così che ognuno di questi, strumenti voci o
batteria, sarebbe rimpiazzato (o aumentato di) da un proprio esatto
"clone" con almeno 20 dB (100 volte) in più di livello sonoro
senza distorsione. Il gruppo produrrebbe un livello
SPL almeno cento volte più alto, dal vivo o in "playback",
con gran naturalezza. Questo concetto è stato già
applicato, con mezzi oggi forse un po’ superati per qualità e
prestazioni, da un mitico e famoso gruppo rock, The Grateful Dead; veri
pionieri della "clonazione multicanale" con il mitico" Wall
of Sound" (così era chiamato il SR). Ogni musicista aveva un proprio
sistema di amplificazione che occupava una precisa area del palco e
quindi un determinato "condotto d'aria o corridoio verso il
pubblico"; di fatto, il sistema SR dei Grateful Dead era
un'applicazione di un un sistema a "Distribute Line Array"
(linee di suono distribuite) che dette loro gran successo, e molti fans
a seguito, in tutti i loro spostamenti, per il grande e
"sensuale" impatto sonoro.
Oggi, la tecnologia e la ricerca
hanno grandemente migliorato le prestazioni e le caratteristiche dei
singoli componenti, rendendo possibile o addirittura facile quello che,
guardando alla figura del sistema di amplificazione utilizzato dallo
storico gruppo americano, potrebbe apparire troppo complicato e
improponibile. Non è più necessario realizzare letteralmente il
"muro del suono" di allora; basta molto meno purchè possieda
le caratteristiche appropriate.
Nei disegni sono esemplificate
configurazioni possibili, anche originali e realizzabili con gran
semplicità, ognuna con le proprie caratteristiche, da "negative ad
ottimali" secondo il giudizio del PA Engineer, impiegando alcuni
dei prodotti Outline citati (vedi figure dalla 7 alla 10). Certo, ad un "profano" o
ad un "pigro" tutta questa versatilità potrebbe far paura e
sembrare eccessiva oltre che onerosa, per diverse ragioni, giacché
soprattutto nel mercato dei "grandi tour" in Italia, proprio
per quelli che necessiterebbero di queste soluzioni tecnicamente spinte,
i mezzi economici messi a disposizione per il SR sono sempre troppo
scarsi. Ma se non si vogliono ottenere
troppo spesso altrettanto scarsi risultati qualitativi, quando i sistemi
SR sono di grandi dimensioni e di elevata potenza, è giocoforza
adottare tutte le soluzioni valide, presenti o passate, che la moderna
tecnologia consente di sfruttare pienamente.
Ovviamente ci sarebbe molto ancora
da approfondire in merito alle numerose varianti possibili, consentite
dalla corretta applicazione di tutti quei concetti di acustica che
stanno alla base di questo tipo di configurazioni complesse. Tali approfondimenti sono
patrimonio prezioso delle singole professionalità ed appartengono alla
sfera "privata" delle persone e/o delle aziende in cui queste
si esprimono, ma diventano ovviamente disponibili ed indispensabili per
coloro che devono concretamente realizzare le ipotesi esposte. Per finire: non me ne voglia il
lettore o il concorrente per la citazione e l'utilizzo di disegni
raffiguranti prodotti Outline, perché essi sono i soli a mia
disposizione con i quali realizzare esempi chiarificatori. E' ovvio che
anche altri tipi di diffusori di altra marca, concettualmente simili,
possano essere utilizzati in tali configurazioni.
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