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ACUSTICA,
PSICOACUSTICA, di Guido Noselli (fax 030/3580431 - posta elettronica guidonoselli@outline.it) IMPIEGO
E "SETTAGGIO" DI UN SISTEMA IX
PARTE
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Riprendiamo
dal concetto espresso nelle ultime righe della parte 8°. Ho
affermato che ottenere la distribuzione omogenea desiderabile delle
frequenze basse così come ho rappresentato nelle figure 4 e 5,
impiegando due gruppi di subwoofer posti ai lati del palcoscenico, è
impossibile. Infatti,
qualunque tentativo di regolazione di qualsiasi genere, inclusa
ovviamente quella dell’utilizzo di linee di ritardo applicate in modo
differenziato al segnale che pilota gli amplificatori dei nostri sistemi
di subwoofer, porterebbe in ogni caso a creare dispersioni affette da
interferenze come quelle che ho evidenziato nelle figure 2 e 3 della
medesima parte 8°. Se
qualcuno non n’è convinto, provi pure e poi mi faccia sapere. A
dispetto quindi della prassi comune, mi pare evidente che in tutti gli
eventi sonori dove viene adottata per i subwoofer tale configurazione,
il risultato acustico è il peggiore che si possa ottenere. Purtroppo
quest’abitudine errata non è facilmente né semplicemente
modificabile da parte degli addetti ai lavori che pur ne capiscono la
scarsa validità, per ragioni che con l’acustica non hanno niente a
che vedere e che derivano essenzialmente da esigenze di tipo
organizzativo/tecnico/logistico, essendo connesse alla produzione
artistica dell’evento sonoro. Non
sta a me giudicare l’importanza e la qualità delle motivazioni che
spingono la produzione, gli artisti, a volte gli stessi responsabili
tecnici del sistema di sonorizzazione a adottare tale prassi
acusticamente scadente, ripeto soltanto che se si vogliono migliorare i
risultati sonori in un evento musicale bisognerebbe adottare altre
soluzioni che tutto sommato non “sconvolgerebbero” più di tanto
queste radicate abitudini. Vediamone
una prima, consistente in una disposizione a tre canali del sistema
subwoofer. Modifichiamo
quindi la solita configurazione sin qui adottata spostando due subwoofer
da ognuno dei lati del palco al centro, in modo da avere tre gruppi
composti di 4 unità ciascuno anziché due gruppi di 6, come i grafici
di aiming qui sotto mostrano. Fig.
3xA4hvsA2π
Fig. 2xA6hvsA2π
Vediamo
subito la dispersione alla solita frequenza di 63 Hz, misurata a 30
metri per poter confrontare con i grafici ottenuti nella configurazione
a due canali. Ricordo
che nei grafici polari il valore sull’asse è normalizzato a 0 dB. Fig.
3xA4hvsP2π63m30
Fig. 2xA6hvsP2π63m30
Fig.
3xA4hvsG2π63m30
Fig. 2xA6hvsG2π63m30
Guardando
ai grafici salta immediatamente all’occhio che, rispetto alla
configurazione a due canali dalla quale questa deriva, c’è un
sensibile miglioramento nella dispersione, che risulta essere più
omogenea e vantaggiosa e più vicina a quella ideale. Infatti, i picchi
e i buchi sono più contenuti in ampiezza con variazioni che non
raggiungono i 10 dB dell’altra configurazione, ma soprattutto,
rispetto allo 0dB in asse, si discostano di +/- 4 dB circa dal suo
valore con un risultato acustico per l’audience più equilibrato. Anche
il globo del tre canali evidenzia questo migliore comportamento; basta
guardare a quanto meno importanti sono le interferenze che invece sono
evidenziate nel globo del due canali dalla forte presenza del verde
indicante attenuazioni da 9 a 15 dB. A
parità inoltre di numero di diffusori utilizzati, appare evidentissima
la differenza a favore della configurazione a tre canali anche se
anch’essa presenta evidenti irregolarità nella dispersione. Non
vi pare? Certamente
nella configurazione a tre canali si avrà una sensazione di minor
quantità di frequenze basse in asse rispetto a chi è posto a circa 15°
lateralmente, ma, se osservate attentamente, la distribuzione
dell’energia è più uniforme per qualunque posizione angolare. Possiamo
dire quindi che molta più audience avrà una buona copertura sonora,
per l’angolo più ampio possibile, 180°, di posizionamento rispetto
all’asse. Per
completare il giudizio è meglio controllare che
il comportamento sia buono anche a distanze diverse, più vicino
alle sorgenti, dove l’effetto delle interferenze che comunque ci sono,
si mostra in maggior misura. Vediamo
a confronto ancora i centro banda di 50 e 80 Hz, sia per la
configurazione a tre canali che per quella a due, sempre ad una distanza
di 30 metri, per poi verificare i risultati anche a distanze più
contenute.
Fig.
3xA4hvsP2π50m30
Fig. 2xA6hvsP2π50m30
Fig.
3xA4hvsG2π50m30
Fig. 2xA6hvsG2π50m30
Osservando
queste immagini, a sinistra sempre i risultati della configurazione a
tre canali e a destra quella ottenuta con lo stesso numero di diffusori
disposti in due gruppi ai lati del palco, appare evidente che anche per
la banda dei 50 Hz il miglior funzionamento è a favore del tre canali,
anche se possiamo notare che la distribuzione è omogenea per circa
100/120° , non più 180° come a 63 Hz. Un valore comunque ancora più
che adeguato a qualunque situazione debba essere affrontata in una
sonorizzazione come quella descritta nell’esempio. A
determinare questo incremento di direttività del sistema è
l’interferenza tra i gruppi di subwoofer, essendo le distanze tra loro
di entità paragonabili alla lunghezza d’onda propria della frequenza
di 50 Hz. Anzi
a tale proposito voglio precisare che il comportamento descritto vale
solamente se le condizioni geometriche e le distanze tra i gruppi
di diffusori sono quelle da me riportate, proprio perché le
interferenze che danno luogo alle dispersioni descritte sono
strettamente correlate a distanza e frequenza come più volte ho avuto
occasione di spiegare. Ma
continuiamo per un altro centro banda, 80 Hz, sempre riportando i
grafici affiancati per un immediato confronto. Fig.
3xA4hvsP2π80m30
Fig. 2xA6hvsP2π80m30
Fig.
3xA4hvsG2π80m30
Fig. 2xA6hvsG2π80m30
Anche
a questo centro banda si evidenzia la superiorità del sistema a tre
canali rispetto a quello che ne impiega due anche se la regolarità
della risposta polare del tre canali lascia molto a desiderare rispetto
alle frequenze di centro banda più basse e quindi anche l’ascolto ne
risentirà a seconda della posizione dell’ascoltatore. È
facile notare che nei primi 25/30° da ambo i lati dell’ asse di
ascolto, corrispondente allo 0 dB, abbiamo picchi e buchi piuttosto
importanti e quindi avvertibili. Dopodiché per angoli di ascolto
maggiori l’emissione ridiventa molto regolare. È
un risultato, a mio parere, comunque non peggiore di quello che si
ottiene dal due canali. Ancora
una volta il globo lo evidenzia decisamente. Ora
verifichiamo i risultati a distanze più contenute in modo da avere un
quadro complessivo delle differenze tra le due configurazioni e
soprattutto un giudizio complessivo a favore di una o dell’altra. Prendiamo
a confronto per ragioni di spazio la sola banda centrata a 63 Hz,
sapendo che, se una delle due configurazioni risulta essere
miglior compromesso dell’altra dal punto di vista della distribuzione
dell’energia, risulterà miglior compromesso certamente anche nelle
altre bande di frequenza. Fig.
3xA4hvsP2π63m15
Fig. 2xA6hvsP2π63m15
Fig.
3xA4hvsG2π63m15
Fig. 2xA6hvsG2π63m15
A
15 metri di distanza ancora è evidente la superiorità del sistema a
tre canali rispetto quello a due, anche se l’irregolarità della
risposta angolare aumenta ed addirittura dal punto di vista grafico nel
diagramma polare può apparire persino peggiore di quella del sistema a
due canali visibile nel grafico polare accanto. In
realtà basta guardare il globo per capire che il sistema a tre canali
ha una migliore distribuzione dell’energia e che picchi e buchi nella
risposta polare sono più contenuti di quelli che si notano nell’altro
sistema. C’è
da dire comunque che una tale irregolarità è piuttosto marcata e
penalizzante dell’ascolto per una buona parte dell’audience.
L’emissione diventa omogenea e regolare solo oltre 45° per ogni
direzione rispetto all’asse di ascolto centrale, al quale è riferito
lo 0 dB della normalizzazione. Verifichiamo
ancora i risultati ad una distanza di 9 metri e successivamente di 45
metri per renderci conto in modo completo del comportamento di entrambe
le configurazioni. Fig.
3xA4hvsP2π63m9
Fig. 2xA6hvsP2π63m9
Fig.
3xA4hvsG2π63m9
Fig. 2xA6hvsG2π63m9
Fig.
3xA4hvsP2π63m45
Fig. 2xA6hvsP2π63m45
Fig.
3xA4hvsG2π63m45
Fig. 2xA6hvsG2π63m45
Guardando
le immagini, per la prima volta in questi confronti diretti, emerge che
la configurazione a tre canali per distanze inferiori a 15 metri dalle
sorgenti fornisce risultati peggiori rispetto alla configurazione a due
canali, che pur essendo molto lontana dall’essere buona è comunque più
uniforme dal punto di vista della distribuzione dell’energia per
posizioni d’ascolto angolate. Infatti, come le immagini simulate ad
una distanza di 9 mt. mostrano, si nota che picchi e buchi sono meno
ampi per la configurazione a due canali e la risposta angolare diventa
omogenea a cominciare da 20° per ogni direzione rispetto all’asse. La
risposta polare del sistema a tre canali invece non si regolarizza se
non a 60° fuori asse per entrambe le direzioni. Alla
distanza di 45 metri invece ritorna ad apparire evidente, seppure di
poco, la superiorità del tre canali, che per un angolo complessivo di
circa 120°, angolo di copertura più che sufficiente per l’audience
presente in una situazione del genere, risulta avere una più omogenea
distribuzione di energia rispetto al due canali, segno che per distanze
anche più grandi i risultati non potranno che ulteriormente migliorare.
Guardando il globo si può notare una minor presenza delle zone colorate
di verde che stanno ad indicare minore energia sonora rispetto alle zone
che tendono al rosso. Per
concludere possiamo affermare che, a parte in una sola condizione, o
meglio in tutte le condizioni similari per distanze vicine alle
sorgenti, la configurazione a tre canali si comporta complessivamente
meglio di quella a due canali ottenuta con lo stesso numero di diffusori
nella più abusata delle configurazioni. Devo
aggiungere ancora una informazione importante: la configurazione a tre
canali si presta per essere “manipolata” con successo, attraverso
l’uso di linee di ritardo, allo scopo di migliorarne ulteriormente la
dispersione polare, al contrario di quella a due canali che per quanto
manipolata, come ho affermato più volte, non è suscettibile di alcun
miglioramento della sua risposta polare, per distanze nelle quali sia
compresa l’area d’ascolto di cui si è parlato in questi articoli. Vedremo
nella prossima parte come ottenere ulteriori miglioramenti, auspicabili
o addirittura necessari, soprattutto per l’audience posizionata più
vicino al palco, “maneggiando”
ulteriormente la configurazione a tre canali proposta in queste pagine.
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