ACUSTICA,
PSICOACUSTICA,
TECNOLOGIE AUDIO e
DINTORNI
Articolo apparso sulla rivista Sound & Lite di Maggio
2001
di Guido Noselli (fax 030/3580431 - posta elettronica guidonoselli@outline.it)
"PARAMETRI
SINTETICI PER LA VALUTAZIONE DI UN IMPIANTO
AUDIO PROFESSIONALE PER IL RINFORZO DEL SUONO"
di
Guido Noselli
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Nella parte II di questa mini
serie, dopo un gran numero di “ragionamenti” che spero siano stati
compresi dal lettore, sono giunto a suggerire la mia proposta di
parametri sintetici “quantitativi”,
alternativi all’utilizzo insensato del “watt”, per la
valutazione di un impianto di sonorizzazione professionale. Ho formulato un esempio del
tutto ipotetico, qui sotto ripreso, di come tali parametri possono
essere utilizzati da chi, ad esempio, debba compilare una scheda
tecnica, ma non solo ovviamente, per la sonorizzazione di un certo
evento o di una serie d’eventi come i “Tours”. IMPIANTO
AUDIO per “Musica Rock” (Pop, Jazz, Heavy Metal, Classica, Leggera, Disco ecc.) “100 dB SPL Max a 30
metri su 90°” (I
valori qui riportati sono solo un esempio). Leggendolo,
balza all’occhio, di tutti credo, l’immediatezza e l’utilità
della definizione di un impianto di rinforzo del suono professionale dal
punto di vista delle “prestazioni” quantitative
necessarie per chi formula la richiesta avendo in mente uno scopo ben
delineato come nel testo si evidenzia. Questo tipo di
“caratterizzazione”, che addirittura comprende la tipologia di
musica per la quale il sistema debba essere adatto, é facilmente
comprensibile e formulabile anche da chi non è addentro all’Acustica,
come accade generalmente per gli operatori artistici o per coloro che
organizzano le “performances” in campo musicale e che, per ragioni
commerciali e di budget, condizionano scelte che non dovrebbero loro
competere per mancanza di mezzi conoscitivi sufficienti. Questa è una
delle principali “storture” del settore del Sound Reinforcement, che
ha consentito l’impiego dissennato del “watt” come elemento
quantitativamente discriminante. Cosa c’è dietro alla
semplice e sintetica caratterizzazione dell’esempio? Per
capirlo si devono fare alcuni ragionamenti che sono lungi dall’essere
sintetici, ma, semplicemente, necessari. La
base di questi ragionamenti, o meglio, i “mattoni” di questa
costruzione logica sono stati tutti o quasi elencati, descritti e
illustrati in articoli precedenti. In quest’ultima parte
analizzeremo come tali “mattoni” hanno pesato nella formulazione
dell’esempio ipotetico qui sopra riportato e, alla stessa stregua,
peserebbero nella formulazione di qualsiasi altro esempio reale. Innanzi
tutto è necessario comprendere la ragione per cui va precisata, prima
dei valori numerici, la tipologia musicale che il sistema di
sonorizzazione sarà chiamato a riprodurre. Quest’informazione,
infatti, non può mancare al fine del dimensionamento dell’impianto di
sonorizzazione, che generalmente, per ragioni economiche, non è mai
talmente ridondante da poter sopperire alle esigenze di potenza che
generi musicali molto diversi tra loro per contenuto spettrale,
impongono. Ho
già parlato, abbastanza in dettaglio, di questo problema già sul n°
14 di Dicembre 98 (1) di questa rivista e ho elencato bibliografia cui
fare riferimento per approfondire. Tra
questa c’è lo standard IEC 268-1, 1985, riferito appunto, tra
l’altro, all’applicazione di un segnale di prova per i diffusori,
che simuli il segnale del programma musicale applicato nella realtà,
secondo una procedura che non è qui il caso di riferire per intero, ma
che fa uso di rumore rosa filtrato opportunamente in frequenza con basso
valore di Fattore di Cresta, 3dB (1,41). Lo
scopo è mettere l’altoparlante o il diffusore nelle condizioni
peggiori possibili di stress in modo continuato per tutta la durata
della prova. Questo
metodo, o meglio il segnale di prova IEC, se da un lato porta a
stabilire la massima potenza continua sopportabile per 100 ore
dall’altoparlante o diffusore, senza stress tali da presentare
differenze superiori al 10% nei parametri misurati a 24 ore dal test,
dall’altro tale segnale sarebbe esageratamente stressante alle
frequenze basse rispetto al segnale musicale reale, così come emerge da
uno studio successivo del 1996 di Peter John Chapman (2). Inoltre,
secondo lo stesso studio, il segnale IEC non sarebbe particolarmente
adeguato, per contenuto spettrale, per prove di massima potenza di breve
o lunga durata (Short o Long Term), ed infine non sarebbe nemmeno
correttamente rappresentativo del segnale musicale dal punto di vista
del Fattore di Cresta, cioè del rapporto tra valore RMS (valore medio)
e valore di Picco, che la selezione dei segnali incontrati nelle più
recenti produzioni musicali registrate su CD, specchio delle produzioni
musicali “Live”, indica oggi mediamente più elevato rispetto al
periodo antecedente il 1985, anno di emissione dello Standard IEC
citato. Ma
vediamo riportate nel grafico che segue le curve dello spettro di
potenza riguardante alcuni tra i generi musicali che più interessano,
dal punto di vista della loro corretta amplificazione, il settore del
Sound Reinforcement di concerti dal vivo. Tali curve, che si trovano
nello studio di Chapman citato, insieme a numerose altre, hanno
consentito all’autore di proporre un segnale test alternativo
all’IEC e probabilmente più consono a rappresentare un segnale medio
maggiormente realistico, cui sottoporre i diffusori in prova, rispetto
ai contenuti spettrali della stragrande maggioranza dei generi musicali.
Fig.1 - Nel grafico sono
rappresentate le medie spettrali dei segnali presenti nei generi
musicali Pop, Rock, Heavy Metal, Hip Hop e Disco, elaborate dal Chapman,
a confronto con la curva Standard IEC. Bisogna
ricordare che le curve delle spettro di potenza, tipico di questi generi
musicali, sono certamente quelle a banda più larga e con il più alto
contenuto energetico. Questo rende superfluo, per lo scopo che si
prefigge questo articolo, l’analisi dei contenuti spettrali propri
degli altri generi musicali, per i quali, chi volesse approfondire dovrà
procurarsi lo studio completo presso l’organo regionale Italiano
dell’AES. Dall’analisi
del grafico si nota quanto le varie curve spettrali si discostino dalla
curva IEC, a riprova delle affermazioni conclusive del Chapman,
riportate più sopra, rispetto all’idoneità del segnale IEC stesso
per i test di potenza dei diffusori o degli altoparlanti. Nel
grafico qui sotto, inoltre, a completamento del “quadro” vediamo
invece come la curva alternativa proposta dallo studioso, rispetto a
questi generi musicali, che sono certamente tra quelli rappresentativi
rispetto al “Sound Reinforcement” necessario nella grande
maggioranza dei concerti “Live” e dei “Tours”, sia anch’essa
piuttosto lontana dal rappresentare un segnale realistico al quale
sottoporre i diffusori in prova al fine di appurarne l’idoneità a
riprodurre senza problemi i generi musicali citati. A
mio parere, formatosi appunto sugli stessi dati forniti dal Chapman, il
segnale test alternativo da lui stesso suggerito ancora non è
sufficiente, seppure appaia come un passo in avanti, a simulare il
segnale reale cui sono effettivamente sottoposti i sistemi di
sonorizzazione “Live”. Ancora una volta la media delle medie non può rivelarsi la soluzione
più adeguata al problema.
Fig. 2 – Nel grafico sono
rappresentate le medie spettrali dei segnali presenti nei generi
musicali Pop, Rock, Heavy Metal, Hip Hop e Disco a confronto con la
curva alternativa suggerita da Chapman. Certo tra la curva suggerita e
le curve spettrali riferite ai generi musicali indicati, le differenze
sono maggiormente contenute rispetto a quelle che si riscontrano a
confronto con la curva Standard IEC, ma sono in ogni caso tali,
nell’ordine di 3-4 dB anche per ampie porzioni di spettro secondo il
genere considerato, da non poter essere trascurate. Tali differenze,
infatti, si traducono nella necessità di raddoppiare o no il sistema di
sonorizzazione o in ogni modo di raddoppiare la potenza a disposizione
per la riproduzione senza eccessivo stress, o inutile ridondanza, di un
tipo o l’altro di musica. Lo vediamo molto bene in un
altro grafico qui sotto, nel quale si evidenziano le differenze tra la
curva IEC e la curva alternativa suggerita dal Chapman e la curva
spettrale di uno dei generi musicali tra i più significativi in quanto
a contenuto spettrale tra quelli da lui analizzati e riportati nello
studio.
Fig. 3 – Nel grafico sono
rappresentate le curve di segnale test per la prova dei diffusori,
secondo lo Standard IEC 268-1 e secondo lo studio del Chapman. Osservando il grafico le
differenze tra le due curve sono evidenti. Sotto ai 40 Hz il segnale IEC
è inutilmente stressante rispetto ai valori ottenuti dalla media di
tanti brani analizzati tra tutti o quasi i generi musicali compreso i più
recenti come, la Dance, la Techno e la musica da discoteca in genere. Lo
è ancora inutilmente da circa 900 a 6000 Hz, per poi non essere
rappresentativo per difetto da 6500 a 17000 Hz. Per il segnale riferito al
genere Hip-Hop riportato nel grafico, invece, tra 40 e 160 Hz si rileva
una grande differenza di energia di cui entrambe le medie l’IEC e la
“Chapman”, non terrebbero conto in una ipotetica prova, con
conseguente sottostima, in questa particolare banda di frequenze, delle
reali necessità. Mentre tra 160 e 7000 Hz circa
appare evidente come le curve siano inutilmente “stressanti”
rispetto al contenuto spettrale del genere confrontato. Al di sopra di
tale banda la comparazione diretta evidenzia
ancora sottostima dell’energia contenuta nei segnali test
rispetto alla necessaria energia richiesta dal segnale reale. Ovviamente
lo stessa valutazione va fatta anche per la musica dal “vivo”, per
la quale, poi, si aggiunge la necessità di considerare, ai fini del
dimensionamento del sistema di amplificazione, un peso ben più grande
al Fattore di Cresta che il segnale test dovrebbe avere rispetto ai soli
3 dB previsti dallo Standard IEC. Senza
aggiungere nient’altro a quanto sopra per non rendere più difficile
la già non semplice comprensione dei concetti sin qui esposti, spero
proprio che appaia definitivamente chiaro a tutti la necessità di
possedere l’informazione precisa e dettagliata del tipo di musica che
il sistema di sonorizzazione professionale dovrà riprodurre, al fine di
un suo corretto e sufficiente dimensionamento, anche per ragioni di
trasporto e/o di costo; sempre che non si posseggano mezzi in tutti i
sensi talmente grandi da permettersi un sovradimensionamento del sistema
di proporzioni tali da poter far fronte a qualsiasi esigenza. Il
secondo parametro dell’esempio si riferisce alla massima pressione
sonora. Questo é un parametro che non dovrebbe richiedere ulteriori
approfondimenti, ma poiché é legato alla distanza e all’angolo di
dispersione sul quale tale pressione deve essere disponibile, meglio
chiarire le modalità di valutazione cui
fa riferimento. Non
va dimenticato inoltre, come ho abbondantemente argomentato, che il
valore di massima pressione dichiarato per determinate condizioni
“dimensionali”, come distanza e angolo di copertura, dovrà tenere
conto anche degli altri parametri fondamentali che ne determinano
l’attendibilità rispetto al reale utilizzo del sistema. È
inutile
e “truffaldino”, infatti, fare una dichiarazione come quella
descritta nell’esempio se poi, di fatto, il sistema di sonorizzazione,
che è accreditato della capacità di soddisfare le prestazioni
richieste, non sarà dimensionato per le cosiddette “perdite” di
rendimento provocate inevitabilmente dai parametri citati. Tali
parametri, li ricordo ancora una volta, sono essenzialmente La
Compressione di Potenza e la
Distorsione Armonica. Essi
sono strettamente legati alle caratteristiche costruttive e quindi
quantitative del sistema di sonorizzazione (oltre che qualitative, con
riferimento alla distorsione, di cui per ora non ci occupiamo), e, in
sintesi, al suo rendimento “termico”. In altre parole più gli
elementi attivi, cioè gli altoparlanti, saranno capaci di smaltire il
calore delle bobine mobili, rapidamente ed efficacemente, minore sarà
l’effetto della Power Compression e della Distorsione che ne consegue,
oltre all’alterazione indesiderata della Banda di Frequenza Effettiva (vedi articoli precedenti) riprodotta
ad alto livello sonoro dal sistema completo. In
altre parole se nell’impianto audio, formato da diffusori acustici,
costruiti avendo come obiettivo principale le prestazioni e non
inderogabilmente i costi, sono impiegati altoparlanti di pregio e sono
implementati tutti quegli accorgimenti che un progettista preparato può
mettere in atto, fermo restando che nessuna delle elettroniche di
pilotaggio e di controllo determini qualche alterazione o limitazione
del segnale, avremo un contenimento degli effetti negativi dovuti allo
scarso rendimento termico ricordato più sopra per “merito” di una
ritardata apparizione della Power Compression e delle conseguenze che ne
derivano. Un
concerto quindi potrebbe svolgersi per intero senza “cali”
significativi della performance dell’impianto di sonorizzazione sia
dal punto di vista quantitativo, sia dal punto di vista qualitativo. Tutto questo non si trova
stampato chiaramente ed esplicitamente sui data sheet dei costruttori e
quindi è assolutamente comune per chi li legge, senza la conoscenza
approfondita della materia, confrontare dati numerici apparentemente
molto simili che identificano o che mettono spesso sullo stesso piano
prodotti di livello costruttivo e qualitativo completamente diversi.
Questo fatto non aiuta certo nella scelta di un sistema di
sonorizzazione e nemmeno a rendere trasparente il mercato. Purtroppo è
un problema di natura etica che nessun tecnico può risolvere obbligando
i fabbricanti a dichiarare le caratteristiche dei loro sistemi di
sonorizzazione complete di tutti i dettagli non trascurabili per una
valutazione correlata alle esigenze reali. Per "bypassare"
questo scoglio non rimane che esigere un’assunzione di responsabilità
da parte di coloro che risponderanno con una proposta al tipo di
richiesta formulata nell’esempio. Toccherà quindi a questi soggetti,
siano essi service o consulenti o ancora fabbricanti, accollarsi
l’onere e la responsabilità della scelta del sistema adeguato,
tenendo conto di tutte le problematiche elencate. Solo in questo modo potranno
circolare dati reali e non mirabolanti sulle caratteristiche
prestazionali degli impianti di sonorizzazione professionali con buona
pace dei sostenitori del “watt”.
Non so se questa mia proposta sarà accolta favorevolmente e
quindi se potrà avere un seguito nei fatti, non senza l’apporto e i
suggerimenti di tutti gli interessati, che sono invitati a perfezionarne
l’applicabilità attraverso la rivista o anche direttamente al mio
indirizzo E-mail. Per quanto riguarda me e l’azienda che rappresento
sto lavorando per migliorare ulteriormente nella direzione descritta
l’attuale già abbondante informazione tecnica messa a disposizione
della clientela. 1)
I numeri di Sound & Lite che hanno attinenza e
che sono citati nell’attuale articolo sono: 2) Programmed Material Analysis - Peter John Chapman. Presentato alla 100th Convention dell’AES nel Maggio 1996 a Copenhagen. |