ACUSTICA,
PSICOACUSTICA,
TECNOLOGIE AUDIO
e
DINTORNI
di Guido Noselli (fax
030/3580431 - posta elettronica guidonoselli@outline.it)
Articolo
apparso sulla rivista Sound & Lite di Luglio
2000
Ho
ricevuto qualche E-mail con richiesta di chiarimento di alcune nozioni contenute
nell'articolo dello scorso Maggio, n° 23, nell'ambito della mini serie riferita
a:
"Mixers audio per impieghi "LIVE" in sistemi di rinforzo del suono professionali" - PARTE II
Le
richieste ricordate si riferiscono alla mancata comprensione della sequenza di
grafici o di disegni che avrebbero dovuto, nelle mie intenzioni, chiarire
"più delle parole" il meccanismo posto alla base dell'insorgere della
tanto temibile distorsione per "saturazione dell'ingresso o del sommatore"
e il rimedio da metter in atto per evitare che questo avvenga.
Riguardando
i disegni e i grafici utilizzati, in particolare il 3-4-5, che vi
consiglio di tenere sotto mano mentre leggete queste righe, mi sono reso conto
che, effettivamente, la loro piena comprensione implica la conoscenza del
significato di parole come "guadagno", "perdita", "livello
nominale", "livello attuale", "livello massimo al clipping", oltre ad alcuni concetti che riguardano il
funzionamento dal punto di vista elettrico di una catena di amplificazione.
Ritengo
necessario quindi approfondire il loro significato, anche se mi permetto di
suggerire ai lettori interessati di acquistare per pochi soldi l'Audio
Dizionario * (Edizioni il Rostro e SPL Company), nel quale personalmente ho
raccolto, curandone la spiegazione con l'aiuto dell'impareggiabile amico
Nicolao, numerosissimi termini tecnici, compresi quelli appena citati, e tenerlo
vicino per una veloce consultazione. Vediamo quindi in dettaglio tali termini.
Livello
Nominale: in questi
grafici si riferisce alla minima tensione, -20 dBu, utilmente amplificabile dal
circuito di ingresso.
dBu
(dBm):
è un'unità di misura elettrica della potenza.
0 dBu è uguale a 1 milliwatt,
1/1000 di watt.
0 dBu equivale a 0,775 volts su
un'impedenza di 600 ohms. Ad esempio: + 30 dBu è 1 watt su 600 ohms, + 50 dBu
sono 100 watts su 600 ohms.
Per
essere ancora più chiaro nella spiegazione che riguarda queste unità di
misura, che è necessario conoscere perché comunemente ricorrenti nel campo
audio, vi propongo qui sotto una tabella in cui si possono vedere le relazioni
tra dBu/dBm in riferimento alle altre unità di misura utilizzate per
quantificare o definire una tensione elettrica.
Fig.1
Livello attuale: si
riferisce alla tensione presente dopo la somma delle tensioni degli ingressi e
prima del circuito sommatore, il quale, oltre ad avere la funzione di sommare
tutti i segnali e le tensioni al suo ingresso, possiede un proprio guadagno.
Livello massimo al clipping: è la massima tensione di uscita che
i circuiti del mixer, anche separatamente stadio per stadio, possono erogare
prima che i medesimi entrino in distorsione; tale tensione è corrispondente
nella migliore delle ipotesi alla tensione di alimentazione del circuito stesso.
In altre parole è la massima amplificazione di cui è capace il mixer prima del
"clippaggio" del segnale. Clippaggio è un inglesismo da "clipping"
il cui significato letterale è "tosatura". Tale condizione negativa
può avvenire ovviamente in tutti i circuiti di amplificazione di un mixer, dal
preamplificatore d'ingresso, al sommatore, allo stadio di amplificazione di
uscita. Dai grafici qui sotto appare evidente quanto il termine sia appropriato.
Fig.2
Fig.3
Guadagno:
in
questi grafici esso si riferisce a quello che riguarda il circuito sommatore e
cioè alla sua prerogativa di elevare il segnale in ampiezza di un certa quantità
in dB, quindi in un valore di tensione proporzionale all'ampiezza della tensione
al suo ingresso, sia del circuito di amplificazione dello stadio di uscita. Il
termine si applica comunque a qualunque circuito di amplificazione del segnale.
In parole ancora più semplici dire che un circuito in un mixer ha un
"gain, guadagno" di 15 dB significa dire che tale circuito amplificherà
di 15 dB la tensione che si presenta al suo ingresso. Per finire, il
termine "guadagno" vale anche per corrente e potenza di un qualunque
circuito di amplificazione e non solo per la tensione.
Perdita: con il termine "perdita" in questi grafici
s'intende l'attenuazione del segnale dopo il sommatore e prima dello stadio di
uscita. Quest'attenuatore ha lo scopo di dosare il segnale per evitare la
distorsione da saturazione dello stadio di uscita ma non impedisce il clipping
dello stadio sommatore, già avvenuto eventualmente, perchè determinato dalla
somma dei segnali al suo ingresso, a loro volta dosati dai cosiddetti "fader"
di ogni canale.
Chiariti
questi termini, analizzando ora i grafici citati, 3-4-5 in sequenza e
premettendo che i valori indicati sono solo esemplificativi e non
necessariamente reali, nel primo è schematizzata una regolazione dei livelli
corretta e adeguata al numero degli ingressi presenti, per ottenere una
determinata tensione di uscita indistorta (indicato in + 21 dBu).
In
tale situazione si vede che il livello attuale sale molto vicino alla soglia di
massimo livello prima del "clipping" senza però mai superarla in
nessuna parte del circuito.
Nel
secondo grafico invece si vede che aumentando il numero degli ingressi
utilizzati (da tre a sei), e
regolandone la sensibiltà per tutti allo stesso valore di
-6dBu, poiché la somma delle tensioni eccede il massimo valore
accettabile dal sommatore (0 dBu) prima del "clipping", quest'ultimo
è portato in distorsione da saturazione, anche se il "fader" della
perdita (o attenuazione) è regolato su un valore più basso, necessario a
mantenere eguale il valore di tensione dello stadio di uscita. Tale valore, però,
conterrà la distorsione che si è determinata nello stadio sommatore del
circuito, per giunta amplificandola.
Questa
regolazione è evidentemente errata e provoca un degradazione grave del segnale,
spesso portatrice di terribili e disastrose conseguenze nell'amplificazione di
una "performance".
Per
evitare tutto questo, nell'ultimo grafico è evidenziato che, abbassando a -9dBu
il livello di tutti gli ingressi presenti (anziché -6dBu), il livello di
tensione prima del sommatore ritorna a rimanere più basso della sua soglia di
saturazione e quindi riducendo l'attenuazione o perdita (precedentemente
introdotta senza rimediare alla saturazione), è mantenuto all'uscita lo stesso
livello di tensione (indicato sempre in +21 dBu), questa volta senza alcuna
distorsione del circuito sommatore, per la gioia e la soddisfazione delle
orecchie del pubblico.
Questa è la logica di una corretta regolazione che i grafici
descritti mettono in evidenza.
Naturalmente questa logica
si applica a tutta la catena di amplificazione, perché i problemi descritti,
riguardanti il mixer vero e proprio, e i rimedi adottati, si possono verificare
in ognuna delle apparecchiature di preamplificazione o amplificazione che
compongono la catena.
Inoltre, anche se sin qui ho descritto problemi connessi con la distorsione, voglio ricordare che una regolazione accurata dei livelli dall'inizio alla fine della catena, secondo la logica esemplificata, compatibilmente con la qualità intrinseca delle apparecchiature a disposizione, porterà ad avere il miglior risultato possibile, rispetto ad un altro parametro, il cosiddetto "rapporto segnale disturbo", non determinante nel caso di un concerto "live" all'aperto per l'alto livello SPL presente, ma molto importante ad esempio nei teatri, dove il basso livello sonoro generato non aiuta a mascherare il soffio del sistema di amplificazione.
In altre parole se la "Struttura del Guadagno" in un catena
di amplificazione non è accuratamente regolata, si avranno problemi di rumore
di fondo, generato dai componenti elettronici
nella migliore delle ipotesi e nella peggiore a questi problemi se ne
aggiungeranno altri ben più seri di saturazione in punti diversi dei circuiti
di amplificazione con la derivante deleteria distorsione.
A rischio di apparire noioso, qui sotto vi sottopongo un ennesimo grafico
che illustra schematicamente la "Struttura del Guadagno" in una catena
di amplificazione dal punto di vista del rapporto segnale disturbo, mentre nello
scorso articolo i grafici 3-4-5 erano impostati soprattutto per evidenziare
quale regolazione dei livelli deve essere fatta per evitare il clipping di
qualche stadio, pur mantenendo lo stesso livello all'uscita. Nell'esempio qui
sotto, fig.4, vengono evidenziate le possibili regolazioni delle varie sezioni
che compongono un sistema di amplificazione completo a parità del livello di
uscita.
Fig. 4
Nel
primo esempio appare evidente che il segnale utile indistorto, zona in
grigio, è molto ampio rispetto al rumore di fondo, grazie alle regolazioni dei
livelli nei vari stadi, come i potenziometri disegnati ben fanno capire.
Nel
secondo esempio appare chiaro, che, con le regolazioni indicate, il segnale
utile indistorto è molto meno ampio rispetto al rumore di fondo, che per la
cattiva regolazione dei livelli dei vari stadi è salito a valori inaccettabili
perché amplificato insieme allo stesso segnale utile.
Spero
che nessuno me ne voglia perché anche in questo articolo non sono passato ad
altro argomento, ma credo che la profonda comprensione di come deve essere
regolata la struttura del guadagno sia in assoluto una delle pratiche più
importanti che un tecnico audio debba fare proprie se di tale nome vuole
fregiarsi.
Per
convincervi di questo voglio raccontarvi una mia recentissima esperienza che
forse un giorno, tornandovi alla mente durante una performance, potrà diventare
utile a molti di voi.
Giusto
ieri sera mi trovavo ad assistere, invitato, ad un ottimo spettacolo, di un
artista molto noto e molto bravo, accompagnato da coristi e musicisti di alto
livello.
Il
"service" era uno dei "top", l'impianto era di altissimo
livello, uno di quelli che vanno per la maggiore, correttamente posizionato e
sovrabbondante rispetto alle necessità di pressione sonora richieste dal genere
musicale e dall'acustica dell'ambiente. Il fonico era ed è certamente uno dei
più bravi.
Eppure
nella mia postazione alle sue spalle, com'è noto la migliore per valutare,
durante i pieni orchestrali e/o corali, nei quali il cantante veniva giustamente
"amplificato" in modo da "emergere", avvertivo nettamente
quella che definirei una distorsione da saturazione, per la verità non
traumatica, come a volte mi è capitato di sentire, ma sufficiente per alterare
la timbrica della voce dell'artista, che perdeva la giusta corposità,
diventando "nasale e strombettante" e allo stesso tempo risultando
affetta da improvvisa e non ben identificata "raucedine".
Peccato!
La
catena di amplificazione, a mio parere, anche se non posso giurarlo per ovvia
impossibilità di verifica, non era
perfettamente settata dal punto di vista della struttura del guadagno, in questo
caso non in riferimento al rumore di fondo, non avvertibile, ma proprio per la
vicinanza al suo livello di saturazione, di uno dei tanti circuiti di
preamplificazione o amplificazione di uno qualsiasi dei numerosi apparecchi che
stanno tra il microfono e i finali di potenza. Era infatti sufficiente un
innalzamento del livello di qualche decibel per mandare tale o tali circuiti in
"clipping" con le avvertibili conseguenze che vi ho descritto.
Spero proprio stavolta di esser
stato esauriente e non aver lasciato nessun altro dubbio nel lettore su questo
argomento importante. Rimango comunque in attesa di eventuali commenti.
* Per acquistare l'Audio Dizionario rivolgersi a Edizioni
Il Rostro - Milano - oppure a
SPL Company, Edizioni Tecniche, Flero (Brescia), tel.
030/3581341
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