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ACUSTICA,
PSICOACUSTICA, di Guido Noselli (fax 030/3580431 - posta elettronica guidonoselli@outline.it) "CORRETTO
DIMENSIONAMENTO DELLA POTENZA DEGLI AMPLIFICATORI PER DIFFUSORI
PROFESSIONALI" Dopo
aver sparato a zero in tutti questi mesi su una prassi tanto scorretta
quanto diffusa, l’uso “insensato” del watt come parametro
di valutazione di un impianto professionale per il rinforzo del suono,
parametro che mi auguro ormai vada rapidamente in disuso anche per i più
riottosi, ora è necessario analizzare qual è invece l’uso “sensato”
del watt, in quanto unità di misura d’importanza strategica in
molti parametri fondamentali e in diversi aspetti dell’amplificazione
professionale. Ho
già ricordato uno degli utilizzi corretti del watt nel calcolo, ad
esempio, dell’assorbimento medio di un impianto di sonorizzazione
completo e quindi della “potenza elettrica” necessaria agli
amplificatori perché il sistema possa fare il lavoro desiderato o
previsto: “sviluppare una determinata
omogenea pressione sonora continua e di picco, per una data area, sino
ad una data distanza, per una determinata banda di frequenze, con un
determinato tasso di distorsione e per un determinato periodo di
tempo”. Vediamo
invece di analizzare un altro degli argomenti tecnici, tra i più
dibattuti dagli operatori del settore, in cui il watt è correttamente e
necessariamente utilizzato. "CORRETTO
DIMENSIONAMENTO DELLA POTENZA DEGLI AMPLIFICATORI PER DIFFUSORI
PROFESSIONALI.” Parte 1° Chiunque
abbia a che fare con un sistema di sonorizzazione professionale, dal
progettista di sistemi per installazione fissa, al sound engineer
responsabile della gestione d’impianti audio mobili per concerto,
inevitabilmente si è posto e si pone questa domanda: "Di
che potenza deve essere l’amplificatore (o gli amplificatori)?" La
risposta a tale domanda è spesso diversa a seconda che venga data da un
venditore, un installatore, un service, un fonico, un artista o un
fabbricante del settore. Generalmente
ognuno di questi personaggi dà una risposta strettamente connessa e
riferibile all’altoparlante o al diffusore che l’amplificatore dovrà
pilotare. Salvo casi particolari di profonda ignoranza tutti sanno e
concordano che, in una qualche misura, la potenza di un amplificatore
deve essere relazionata al diffusore cui viene connesso. Ognuno
dice la sua in fatto di quantità. Infatti,
sono almeno tre le risposte che si possono avere a tale domanda. Tutte
e tre hanno fondamento e benché in contrapposizione appaiono corrette. Vediamo
quali sono e perché. La prima risposta e
la più logica recita: “La potenza dell’amplificatore sarà
uguale alla potenza che l’altoparlante o il diffusore può
maneggiare senza danneggiarsi, secondo la dichiarazione del
fabbricante riferita allo standard di misura adottato per il test” Ad esempio un altoparlante o diffusore
che sia dichiarato 500 watt, in questo caso dovrà essere pilotato da
un amplificatore da 500 watt. Ineccepibile no? Non credo che tale
logica richieda spiegazione. La seconda risposta
possibile, anch’essa supportata da una logica altrettanto corretta
ma contrastante, è: “La potenza maneggiata da un
altoparlante o da un diffusore dovrà essere più grande di quella che
l’amplificatore può dare”. Anche questa appare come una risposta
corretta e perfettamente legittima; infatti, una potenza più bassa
dell’amplificatore viene motivata con l’intenzione di non
sovrapilotare l’altoparlante e così danneggiarlo. La terza risposta, dalla logica altrettanto valida, ma addirittura contraria alle risposte precedenti, propone: “Un
amplificatore dovrà essere capace di erogare una potenza più grande
della potenza che l’altoparlante o il diffusore può maneggiare
senza danni”. La logica in questo caso tiene conto del fatto che se
un amplificatore raggiunge la sua massima potenza e produce un segnale
distorto (tutti gli amplificatori hanno questo tipo di comportamento
per via del “Clipping”), l’altoparlante o il diffusore possono
rimanere danneggiati nonostante, secondo i dati dichiarati dal
fabbricante, sopportano realmente potenza più grande di quella che
l’amplificatore stesso può erogare senza distorsione. Generalmente
chi dà questa risposta suggerisce che l’amplificatore dovrà avere
una potenza doppia di quella maneggiata dall’altoparlante o dal
diffusore. Anch’io
quando si tratta di pilotare diffusori da concerto o comunque impiegati
per musica “Live” suggerisco questa terza ipotesi, che, fatti salvi
i ragionamenti a seguire, ritengo la più rispondente a tale impiego, e
della cui validità dò ampie motivazioni in un mia nota pratica, dal
titolo “Quegli
sporchi maledetti watt”. In
realtà le tre risposte elencate, tanto diverse tra loro, presuppongono
un errore di fondo che le rende deboli nella sostanza, nonostante esse
appaiano corrette nella forma. L’errore
consiste nella genericità dell’approccio alla questione. Infatti,
la scelta di un amplificatore appropriato rispetto alla sua potenza deve
tener conto sempre delle condizioni d’ascolto e di quale tipo
d’impiego l’utilizzatore finale debba fare. Ne
consegue che si possono individuare almeno cinque parametri che possono
influenzare anche negativamente la scelta dell’amplificatore. Tali
parametri sono: 1.
Il livello di pressione sonora desiderato alla postazione
d’ascolto presa a riferimento. 2.
L’uniformità della copertura sonora del suono diretto per un
dato angolo. 3.
La sensibilità stimata per l’altoparlante o il diffusore
scelto. 4.
La perdita di livello che si verifica per la distanza ad una
data postazione d’ascolto scelta come riferimento. 5.
La capacità del sistema di sonorizzazione di riprodurre
segnali transitori d’ampio livello, “peak”, senza problemi di
sovraccarico nella quantità desiderata, “headroom”. A
dire il vero dovrei aggiungere altri due fattori all’elenco dei
parametri. Il
primo è “Il guadagno acustico dell’ambiente”, il cui
effetto, essendo sempre ed in ogni caso vantaggioso, poiché in un
qualsiasi sistema che fosse impiegato in un ambiente chiuso ne
aumenterebbe “l’ headroom”, non prenderò in considerazione perché
questo riserverà automaticamente un margine di sicurezza in più
rispetto ad una possibile sottovalutazione. Il secondo è “Il
rumore di fondo”, della cui influenza invece parlerò qui sotto in
riferimento alla determinazione del massimo livello sonoro. Ma
andiamo per ordine. Una
volta individuate le necessità di sonorizzazione dettate dal tipo
d’evento, attraverso il calcolo o la definizione numerica di alcuni di
questi parametri si conoscerà effettivamente la reale potenza che un
amplificatore dovrebbe possedere per quella precisa situazione acustica
che l’evento stesso determina ed ottenere l’unica risposta
compiutamente corretta e circostanziata alla domanda iniziale. 1)
Il primo parametro riguarda la
definizione del massimo livello di pressione sonora che si è deciso di
ottenere alla postazione di riferimento. Appare
evidente che essendo una scelta dell’organizzatore, o comunque della
persona che è delegata di questo a decidere, non serve alcun calcolo
per determinare tale parametro. In
realtà un tecnico attento e preparato un “calcoletto piccolo
piccolo” o, se preferite, un semplice ragionamento lo deve comunque
fare, magari dopo aver discusso con la produzione e l’artista ed aver
individuato le “esigenze acustiche” del tipo di pubblico che
passivamente dovrà “subire” tale pressione sonora. Mi
sembra evidente che ascoltare Fiorella Mannoia in teatro non richieda la
pressione sonora che è normale (forse) richiedere per ascoltare un
concerto di Vasco Rossi all’aperto. Una
volta deciso quale sarà la massima pressione sonora voluta alla
postazione di riferimento, per esempio al mixer FOH, e deciso anche le
dimensioni e la forma dell’area che si desidera sonorizzare il più
omogeneamente possibile ad un tale livello sonoro, si dovrà tener conto
anche di un altro fattore (ecco perché ho parlato di “calcoletto”
): “il rumore di fondo”.
Il
rumore di fondo infatti può influenzare, anche pesantemente,
specialmente in condizioni critiche d’ascolto, la scelta della potenza
degli amplificatori ed ancora prima quella dei diffusori stessi o del
loro stesso numero. Premesso
infatti che in una qualunque performance é necessario che il pubblico
abbia una netta percezione del messaggio musicale insieme a quella del
parlato, ed un eccessivo rumore di fondo impedisce questa percezione per
un effetto di mascheramento, l’impianto di sonorizzazione dovrà
erogare una pressione sonora ben superiore a quella del rumore di fondo
misurato. La letteratura più autorevole indica in 25 dB il
differenziale, ovvero: “Minimo
Lp > LN + 25 dB”,
dove
Lp è il livello di pressione e LN è il livello di rumore,
Noise. 25 dB,
quando il rumore di fondo è 50/60 dB, rappresenta un valore che
non pone problemi al fine della scelta del dimensionamento di un
amplificatore o di un impianto di sonorizzazione; si pensi che un solo
diffusore professionale può esprimere pressioni sonore dell’ordine
anche di 110 dB ad un metro e quindi pilotato con la sua potenza
massima, poniamo ad esempio 500 watt, ne erogherebbe ben 137
ad un metro e comunque anche ad una distanza molto grande, 100 metri,
troveremmo ancora 97 dB SPL; un valore ancora di gran lunga
superiore al rumore di fondo ipotizzato. Quando
però il rumore di fondo all’aperto o in uno stadio per via del
pubblico che urla o in un palazzetto sportivo durante una partita e per
la stessa ragione, spesso raggiunge e supera 100 dB, la questione
si complica abbastanza. Infatti
se si deve avere un differenziale di 25 dB alla postazione
dell’ascoltatore più lontano, diciamo ad esempio 50 metri (ma
può essere anche di più), sarà 125 dB il valore necessario per
mantenere il differenziale. Il
diffusore efficientissimo che nell’esempio precedente sembrava tanto
ridondante, in questo caso sarebbe assolutamente insufficiente perché a
mala pena potrebbe raggiungere solo 103 dB a tale distanza, con
il rischio che qualche messaggio importante si perderebbe tra le urla
della gente. In
casi estremi come questo il rimedio totale non esiste. Infatti poiché
sono oltre 20 i dB SPL mancanti al valore di differenziale
desiderato, occorrerebbero oltre cento sistemi analoghi tutti
puntati nella stessa direzione ed esenti da interferenze per ottenere
tale valore, ammettendo per assurdo che tali sistemi si potessero
installare veramente. La sola cosa che si può fare in questi casi o
consiste nell’accontentarsi di un differenziale molto inferiore, ad
esempio 10 dB SPL, valore che è pur sempre non trascurabile
perché corrispondente alla sensazione uditiva del doppio per
l’orecchio e sufficiente a mantenere le condizioni d’intelligibilità,
oppure si dovrà ripiegare sull’utilizzo di un sistema di
sonorizzazione con molti diffusori distribuiti il più vicino possibile
agli ascoltatori, in modo che ognuno, singolarmente, superi il livello
del rumore di fondo con un differenziale elevato, ma ben più semplice
da raggiungere perché la distanza è più breve. 2)
Il secondo parametro attiene
ancora una volta ad una scelta. Quanta area si
vuole sonorizzare? Quale uniformità
di pressione sonora su tale area si desidera ottenere? La
risposta a questa domanda implica la conoscenza della pressione sonora
fuori asse del sistema di sonorizzazione e quindi dei suoi diagrammi
polari per definire il cosiddetto: “Off-Axis
modifier”, fattore correttivo per il
fuori asse (MOffAxis) valore
SPL che consentirà di calcolare con la necessaria cautela, per il
peggiore dei casi riferito al minimo livello sonoro necessario nel punto
d’ascolto corrispondente all’ascoltatore più lontano fuori asse,
l’entità del guadagno che l’amplificatore dovrà avere e la
corrispondente potenza indistorta. Per
calcolare il valore del “fattore fuori asse” si devono
analizzare i diagrammi polari orizzontali e verticali del sistema di
sonorizzazione. La variazione in dB della risposta polare rispetto
all’asse del sistema è il valore che cerchiamo. Ad esempio se il
sistema avrà alle frequenze analizzate o nella banda che interessa
variazioni di +/- 3dB rispetto all’asse (o meglio direi +/- 3dB
rispetto al valore medio perché non sempre l’asse corrisponde al
valore più alto), il “fattore fuori asse” avrà il valore di
6 dB. 3)
Il terzo parametro credo ormai
notorio, anche perché ne ho diffusamente parlato in articoli
precedenti, si riferisce alla necessità di conoscere la sensibilità
dell’altoparlante o del diffusore o del sistema di sonorizzazione da
impiegarsi. Senza
conoscere questo valore non sarà possibile determinare il guadagno
acustico necessario a raggiungere la pressione sonora desiderata alla
distanza voluta e quindi non sarà possibile calcolare nemmeno la
potenza elettrica che, per questo, sarà richiesta all’amplificatore. Il valore di
sensibilità viene fornito dal fabbricante, anche se bisognerà stare
attenti a valutare in quali condizioni di misura esso è dichiarato.
Spesso è dato il valore di sensibilità riferito al semispazio, 2 P,
diffusore appoggiato a pavimento, come si conviene quando si tratta
di basse frequenze. Ma poiché, per quel che è necessario rispetto al
tipo di sonorizzazione di cui ho parlato, bisogna tener conto del valore
in spazio libero, 4 P,
ottenuto di solito con sistemi a tromba sospesi in aria in
riferimento all’amplificazione della gamma medio alta comprendente la
banda della voce, al valore fornito in 2P,
sarà necessario levare 3dB. 4)
Il quarto parametro riguarda
l’applicazione della ben nota “legge del quadrato inverso” cui
forse ho accennato altre volte e di cui credo la stragrande maggioranza
dei lettori ne abbia sentito parlare o addirittura la conosca. La
formula che ne consente l’applicazione è: "D
Dx = 20log x Dx/ Dsensibilità" DDx
é la differenza di livello sonoro dovuta alla distanza. Dx
é la distanza
sino alla postazione d’ascolto presa a riferimento. Dsensibilità é la distanza alla quale si misura la sensibilità del diffusore. Generalmente
la distanza d’ascolto per la quale effettuare i calcoli è riferita
alla posizione dell’ascoltatore più lontano. Il presupposto è che
anche l’ascoltatore più penalizzato abbia la possibilità di
ascoltare adeguatamente o il più possibile in modo simile alla
maggioranza degli astanti. Questa
condizione è però molto spesso impossibile ad ottenersi, specialmente
in situazioni “Live” all’aperto, proprio, come si vedrà, per
mancanza di potenza sufficiente dell’impianto d’amplificazione o in
ogni modo per la necessità di dimensionamenti mostruosi dai costi
proibitivi. 5) Il quinto ed ultimo parametro che è necessario definire per il nostro scopo, “l’
headroom” o anche
altrimenti definito “fattore di cresta”,
Infatti,
ammesso che gli altoparlanti o i diffusori, come generalmente avviene
per i costosi modelli professionali top di gamma, che quasi tutti i
fabbricati specializzati hanno nei loro cataloghi, siano in grado di
maneggiare picchi di segnale di 10
dB sopra il valore medio (a volte anche 20 dB o più ), per
il tempo necessario senza danneggiarsi, come sarà possibile fare lo
stesso per gli amplificatori necessari a pilotare tali diffusori? Conoscete
voi un amplificatore in grado ad esempio di erogare 500 watt RMS
(valor medio efficace) e allo stesso tempo erogare picchi di 5000
watt, 10 dB sopra (10 volte), o addirittura 50000 watt,
20 dB sopra (100 volte)? La risposta è no! Semplicemente
perché tale amplificatore attualmente non esiste e ancora la tecnologia
non è in grado di farlo venire alla luce. Cosa si potrà fare allora per superare quest’ostacolo? Si potrà raggiungere almeno parzialmente il risultato che la teoria
consentirebbe se fosse realizzabile? E che tipo di compromesso si dovrà adottare? Queste ed altre domande, attraverso i calcoli che i parametri qui descritti consentiranno, troveranno risposte adeguate negli argomenti del prossimo articolo.
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