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ACUSTICA,
PSICOACUSTICA, di Guido Noselli (fax 030/3580431 - posta elettronica guidonoselli@outline.it) IMPIEGO
E "SETTAGGIO" DI UN SISTEMA V
PARTE
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Ma
andiamo avanti negli esempi con un’altra configurazione che prevede
l’impiego di quattro unità dello stesso tipo affiancate e sovrapposte
allo stesso tempo, in modo da tenerle più strette possibile ed evitare
fino alla
Come
si vede, il gruppo così composto ha dimensioni in altezza doppie, 220
cm, rispetto a quelle in larghezza 110 cm e quindi ci possiamo aspettare
una direttività maggiore sul piano verticale. La figura di direttività,
se avete prestato attenzione ai vari esempi, sarà molto simile a quella
riferita alla configurazione con due sole unità sovrapposte presentata
nello scorso articolo. Vediamo qui sotto una sola frequenza di centro
banda che ci mostrerà le caratteristiche peculiari di questa
configurazione; più vantaggiosa della configurazione precedente, ma
ancora non risolutiva in misura sufficiente a contenere i bassi nella
direzione più utile.
A
125 Hz quindi si può notare che il piano verticale, curva rossa, è
direttivo quanto nell’esempio riportato per due sole unità
sovrapposte, mentre per il piano orizzontale la maggior direttività è
nella banda di 125 Hz impercettibile. Ancora una volta questa
combinazione di subwoofers, pur essendo sin qui la più favorevole al
direzionamento desiderato della basse frequenze nel Sound Reinforcement,
non è ancora sufficientemente risolutiva. Dobbiamo continuare
metodicamente in nuove simulazioni fino a trovare il risultato che ci
aspettiamo o che in ogni modo potrebbe interessarci. Proviamo
ad accostare quattro unità sul piano orizzontale in una sola fila ed
osserviamo che tipo di dispersione si ottiene. Anche in questo caso la
simulazione di una sola frequenza di centro banda, ancora 125 Hz, è
sufficiente a capire il comportamento della nostra sezione bassi.
A
125 Hz questa configurazione rispetto alla precedente mostra una figura
di direttività invertita. In pratica ciò che avveniva per il piano
verticale ora avviene per l’orizzontale, curva blu, e viceversa. In
questa configurazione appare evidente che un sistema del genere è
ancora più efficace per la sonorizzazione live, se si vogliono bassi
che non si perdano ai lati della scena sonora. Provate ad immaginare i
classici due canali subwoofer ai lati di un palcoscenico e vi renderete
conto che un piano orizzontale non troppo aperto alle basse frequenze
tornerà utile a non disperdere energia dove nessuno si mette ad
ascoltare, e, in ambienti chiusi, a non mandarla inutilmente verso le
pareti laterali. Certo, anche questa configurazione non fa gridare al
miracolo, ma sicuramente è, insieme alla precedente, la migliore sin
qui trovata. Si nota anche che, almeno sino alla frequenza di centro
banda di 125 Hz, non si vedono lobi secondari e quindi la distribuzione
d’energia pur con una spiccata direttività rimane uniforme e utile
allo scopo. Proviamo
adesso ad aggiungere altre due unità orizzontalmente secondo
l’esempio più avanti, per capire se quest’ultima condizione sia
maggiormente conveniente della precedente in termini di controllo della
direttività e allo stesso tempo d’omogeneità di distribuzione
sonora. Ancora una volta analizziamo la banda centrata a 125 Hz.
A 125 Hz
questa configurazione si rivela la più stretta sul piano orizzontale
compatibile con la massima frequenza d’incrocio di 125 Hz. Infatti, si
può notare che iniziano a formarsi i cosiddetti “lobi secondari”, i
quali evidenziano un comportamento del sistema sul piano orizzontale ben
lontano da quello a pistone e quindi la desiderata omogenea
distribuzione del suono comincia decisamente a deteriorarsi. Infatti,
possiamo vedere che l’energia cala con regolarità e gradualmente dal
suo livello 0 dB per un angolo di circa 40° simmetricamente all’asse,
per poi risalire di un valore non eccessivo, ma nemmeno trascurabile, a
90° sempre simmetricamente rispetto all’asse stesso. In altre parole
chi si mette a 90° da un lato del sistema avverte una maggiore energia
che mettendosi a circa 40°. Comincia a realizzarsi quell’effetto
indesiderato descritto più sopra: disperdere energia inutile e dannosa
dove non serve. Se
analizziamo una frequenza superiore ovviamente la caratteristica
peggiorerà ed avremo lobi secondari ancora più importanti come livello
e quindi perfettamente udibili. Una frequenza minore invece dimostrerà
un comportamento migliore del sistema dal punto di vista del “mutual
coupling” e quindi della distribuzione omogenea dell’energia
irradiata
A 160 Hz
già si vede molto bene come il fenomeno dei lobi secondari si accentua
e come peggiora la distribuzione dell’energia laterale in rapporto a
quella che si propaga frontalmente.
A 100 Hz,
invece, si può osservare quanto sia opportuna ed omogenea la
distribuzione dell’energia che ha il suo minimo proprio a 90°
rispetto all’asse frontale dove invece è massima. A
frequenze ancora più basse ovviamente il sistema vedrà diminuire la
direttività, ma sempre più avendo una distribuzione omogenea
dell’energia esente da inopportuni lobi secondari. L’analisi di quest’ultima simulazione induce a modellare un ulteriore array di subwoofers che sarà il migliore considerato sin qui in questa serie d’articoli. L’array è composto da ben 12 unità Victor Live accostate e sovrapposte in modo da ottenere una migliore direttività sul piano verticale e uguale su quello orizzontale. La frequenza d’analisi sarà ancora di 100 Hz per avere la possibilità di fare un confronto immediato, già sapendo che una frequenza più alta metterebbe in evidenza lobi secondari indesiderati.
A 100 Hz,
come prevedibile, questo bel muro di subwoofers che misura ben 3,3 metri
x 2,2 presenta una direttività molto buona, date le frequenze in gioco,
sia sul piano orizzontale sia su quello verticale ed anche
un’omogeneità d’emissione esemplare perché esente da indesiderati
lobi secondari. Gran parte dell’energia è indirizzata frontalmente
con direttività più spinta sul piano orizzontale. Evidente è la
possibilità di ruotare l’array in modo da ottenere un’inversione
della figura di dispersione invertendo le dimensioni dell’array. A
qualcuno un array di questo genere apparirà esagerato e probabilmente,
anche se se ne vedono, lo è, ma ho voluto evidenziare quale può essere
la massima dimensione utile per un singolo array di subwoofers, che dovrà
funzionare sino a 100 Hz o poco di più, al fine di sfruttare in modo
razionale l’energia disponibile senza gli sprechi inutili e deleteri
provocati dall’insorgenza di lobi secondari per una frequenza più
alta riprodotta o una dimensione più grande. Ma
servono proprio questi “muri” di subwoofers per ottenere buoni
risultati? Se
l’approccio è quello classico descritto, certamente!
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