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ACUSTICA,
PSICOACUSTICA, IMPIEGO
E "SETTAGGIO" DI UN SISTEMA
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Nelle
puntate precedenti di questa lunga serie d’articoli abbiamo cercato di
fornire un “panorama” il più completo possibile sull’argomento del
titolo, riportando le informazioni essenziali sulla teoria, corredate da
alcune tabelle fondamentali e soprattutto presentando graficamente i
risultati simulati di molte configurazioni possibili per chi utilizza un
sistema dedicato alla riproduzione delle basse frequenze nel settore del
sound reinforcement professionale. Abbiamo
cominciato illustrando i risultati dell’accoppiamento di più unità
bassi strettamente affiancate in regime di “piston band” e abbiamo
spiegato come oltre una determinata quantità d’elementi accoppiati si
perda qualunque vantaggio. Abbiamo
visto cosa avviene utilizzando due gruppi di diffusori distanti tra loro e
le interferenze che si producono; abbiamo visto più recentemente come si
possono migliorare i risultati in termini d’omogeneità di distribuzione
utilizzando un gruppo centrale aggiuntivo con e senza impiego di un delay
per “correggere” le interferenze nell’area di copertura del sistema
di sonorizzazione. Abbiamo
scoperto quindi che utilizzando linee di ritardo é possibile
“condizionare” il comportamento naturale di sorgenti omnidirezionali
come i diffusori per le basse frequenze. Tutti
avranno notato però, che nessuna delle configurazioni presentate con o
senza linee di ritardo, mono, stereo o tre canali, offra risultati
direttamente comparabili dal punto di vista della distribuzione sonora ai
risultati ideali che sarebbe auspicabile ottenere dal sistema di rinforzo
dei bassi e non solo, come già ho ricordato, dall’intero sistema di
sonorizzazione. Per
rinfrescare la memoria al lettore rimando per il testo alla parte 8° di
questa trattazione, mentre sotto, riporto il grafico in essa allora
presentato per illustrare la propagazione ideale e desiderabile per la
sonorizzazione dell’audience. Come appare evidente in tutte le
simulazioni sin qui eseguite niente di paragonabile n’é emerso.
Ma proprio non
è possibile ottenere una distribuzione ideale così come rappresentata in
questo grafico? Certamente
esistono alcune possibilità, ma non n’accenno nemmeno perché la loro
implementazione è talmente complessa da richiedere una trattazione a
parte e in ogni modo va oltre lo scopo di fornire informazioni realmente
usufruibili da un lettore che non ha conoscenze tecniche approfondite. Una
possibilità relativamente semplice però esiste, anche se non credo possa
incontrare molto successo per questioni funzionali, come vedremo. Vale
in ogni modo la pena di esaminarla, perché qualcuno potrebbe decidere di
adottarla in qualche situazione in cui la semplicità di posizionamento
non condiziona l’importanza di raggiungere il risultato.
Un canale monofonico, composto di numerose unità affiancate e
sovrapposte (se è necessario anche ottenere una direttività verticale
elevata), con l’impiego delle linee di ritardo, è la possibile,
relativamente semplice, configurazione con la quale ottenere la
distribuzione “ideale”. Con
una limitazione significativa però: il risultato di dispersione che io ho
definito ad “ellissoidi concentrici” dell’immagine precedente è
ottenibile in una banda molto ristretta che non raggiunge l’ampiezza di
un’ottava. In
ogni caso in molte situazioni questo potrebbe essere un risultato
sufficiente. Giudicherà il lettore.
Cominciamo ad analizzare una configurazione relativamente piccola
che però può essere utile adottare in molte situazioni, per esempio in
interni dove sia possibile posizionare il sistema subwoofer davanti o
sotto un palcoscenico. Quattro
subwoofer a pavimento in posizione orizzontale affiancati. La
dimensione dell’insieme è di 4,40 m in larghezza x 0.55 m in altezza. Vediamo
qui sotto un’immagine stilizzata e successivamente il solito grafico di
puntamento, nel quale abbiamo inserito anche l’immagine acustica
speculare del gruppo dovuta alla riflessione del pavimento, come ormai per
completezza da qualche tempo rappresentiamo. Fig. A4hsh
Fig. A4hshP
La
dimensione orizzontale del gruppo è tale per cui non funziona certamente
in “piston band” e quindi, già per bande di frequenza che dovrebbe
riprodurre al meglio, l’emissione angolare nel piano orizzontale sarà
caratterizzata dai deleteri lobi secondari. Mentre
sul piano verticale l’emissione sarà completamente omnidirezionale,
giacché la dimensione verticale, 0,55 m, è irrilevante rispetto alle
lunghezze d’onda delle frequenze che il sistema deve riprodurre. Vediamo
i grafici a tutte le frequenze di centro banda che più interessano per
capire come funzionerebbe la configurazione descritta prima che
s’intervenga con l’uso di linee di ritardo. La
distanza considerata per le simulazioni è come il solito di 30 m, avendo
verificato che, anche per distanze inferiori o superiori, l’effetto
dovuto alla condizione geometrica del gruppo, in quanto unico, non cambia
già da 10 metri in avanti. Fig. A4hshP50
Fig. A4hshG50
Fig. A4hshP63
Fig. A4hshG63
Fig. A4hshP80
Fig. A4hshG80
Fig. A4hshP100
Fig. A4hshG100
Come
tutti si saranno aspettati, ricordando i primi articoli di questa serie,
aumentando la frequenza di centro banda considerata, parimenti aumenta la
direttività del sistema sul piano orizzontale, sino all’emergere di
lobi secondari importanti, quando la dimensione orizzontale diviene
comparabile o superiore alla lunghezza d’onda della frequenza simulata.
Infatti, a 100 Hz che corrisponde a 3.44 m, 1 metro in meno della
dimensione del sistema, puntualmente i lobi secondari appaiono anche a
distanze ravvicinate, perché per tale frequenza e quelle superiori la
differenza di tempi d’arrivo nell’ipotetico punto d’ascolto o di
misura non è più trascurabile. Niente
di male! Purché i subwoofer siano tagliati ad una frequenza inferiore a
100 Hz, come generalmente avviene. Il problema, infatti, non è in questo
caso avere o no lobi secondari, ma piuttosto trovarsi con una dispersione
orizzontale che non centra nulla con la dispersione ideale che ci siamo
prefissati di ottenere. Vediamo
adesso gli stessi grafici avendo introdotto un ritardo opportuno applicato
ai due elementi esterni, ferme restando tutte le altre condizioni. Il
ritardo applicato di 6,5 msec, dopo alcune prove, è stato trovato come il
migliore, per ottenere una dispersione “ideale” nella parte più
importante della banda di un sistema subwoofer. Come avevo anticipato più
sopra ottenere il risultato a larga banda non è possibile con dei
semplici ritardi, ma già ottenere i risultati che si possono vedere qui
sotto potrebbe fare la differenza. Fig.
A4hshP50delay6.5msec
Fig. A4hshG50delay6.5msec
Fig.
A4hshP63delay6.5msec
Fig. A4hshG63 delay6.5msec
Fig.
A4hshP80delay6.5msec
Fig. A4hshG80delay6.5msec
Fig.
A4hshP100 delay6.5msec
Fig. A4hshG100delay6.5msec
Cambiando
i valori dei ritardi è possibile spostare a piacere l’effetto verso il
basso della banda audio o verso l’alto ottenendo le stesse figure di
dispersione. Aumentando il valore del delay, 7 / 7,5 msec ad esempio
l’effetto che vediamo a 63 Hz si sposterà a 50 Hz, quello che vediamo a
80 Hz si sposterà a 63 e così via; diminuendo il valore del ritardo, 6 /
5,5 msec l’effetto si sposterà nella direzione opposta verso frequenze
di centro banda più alte. I
globi di tutte le simulazioni evidenziano una risposta del sistema molto
buona e completamente esente da filtraggio a pettine, che è la peculiarità
più importante legata all’impiego di un solo gruppo di dimensioni
corrette. Una gran qualità sonora, infatti, caratterizzerà questa
soluzione ove adottata, anche grazie al tipo di propagazione delle
frequenze basse. Provate
ad immaginarvi, infatti, una situazione reale con i “bassi che avanzano
omogeneamente nell’audience, parallelamente alla linea del
palcoscenico”. Bene questo è proprio quanto avviene in una banda
ristretta ma sufficiente se ben scelta in relazione al contenuto spettrale
della musica da riprodurre. Ovviamente
è possibile allargare sul piano orizzontale la configurazione,
aggiungendo altre unità affiancate e altri delay a queste dedicati per
ottenere sostanzialmente le stesse figure di dispersione con maggior
energia in un’area più vasta.
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