ACUSTICA,
PSICOACUSTICA,
TECNOLOGIE AUDIO
e
DINTORNI
di Guido Noselli (fax
030/3580431 - posta elettronica guidonoselli@outline.it)
Articolo apparso sulla rivista Sound & Lite di Settembre
2000
Avendo
chiarito, spero una volta per tutte, come regolare i livelli di un mixer tenendo
conto della parte decisiva che esso ha nella struttura del guadagno in una
catena d'amplificazione tipica, al fine di evitare distorsione e massimizzare il
rapporto segnale disturbo, continuiamo a parlare di:
"Mixers audio per impieghi "LIVE" in sistemi di rinforzo del suono professionali" - PARTE III
Analizziamo
dunque la tipologia più classica e più diffusa di un Mixer Monitor da palco
(Stage Mixer o Monitor Mixer come vi pare).
Innanzi
tutto devo ricordare, come ho accennato forse all'inizio di questa serie
d'articoli, che un tempo, non tanto lontano, non esisteva un mixer dedicato al
monitoraggio sul palcoscenico, nemmeno nei più grossi concerti, e il missaggio
avveniva completamente dalla consolle di "sala" posta in mezzo al
pubblico.
Questa
prassi, se da un lato, teoricamente, non avrebbe dovuto penalizzare la qualità
d'ascolto per l'audience, perché il fonico che regolava l'impianto era in mezzo
ad essa, in realtà, di fatto e per la stessa considerazione intesa dall'opposto
punto di vista, rendeva il risultato finale dipendente sopratutto dalla
performance degli artisti, i quali si esprimevano più o meno al meglio, in virtù
della qualità del monitoraggio loro fornito da quello stesso fonico che non
poteva certamente sentire quanto accadeva sul palcoscenico.
Oggi,
grazie all'abitudine acquisita negli studi di registrazione, che al giorno
d'oggi consentono qualunque sofisticazione, gli artisti si sono abituati, come
avviene appunto durante le riprese in studio nelle cuffie che indossano, a
scegliere gli strumenti da sentire nei propri monitors sul palco. Questa è
divenuta così la ragione principale che rende ormai indispensabile un mixer
monitor e un fonico sul palco, capace di mettere a proprio agio l'artista senza
le grandi o addirittura insormontabili difficoltà, che altrimenti, per fare
tale servizio si avrebbero dovendo agire dalla posizione frontale in mezzo al
pubblico (FOH).
Il
"monitoraggio" sul palco è una delle chiavi più importanti per il
successo di uno spettacolo musicale dal vivo. Il mixer monitor, quindi, è
altrettanto importante quanto il cosiddetto mixer di sala.
Ovviamente
tra le due tipologie ci sono alcune differenze funzionali.
La
più evidente consiste nel fatto che un mixer monitor possiede molti canali
d'uscita separati, ognuno capace di pilotare una completa catena di rinforzo del
suono, dall'amplificatore alla cassa con la propria caratteristica mescolanza di
segnali, al contrario di quanto avviene per il sistema principale che,
normalmente, è stereofonico (due canali diversi solamente) o addirittura molte
volte monofonico perché ai due canali è inviato lo stesso segnale.
Ogni
uscita quindi del mixer da palco piloterà un sistema di casse acustiche monitor
(o anche una sola cassa acustica) che, assegnato ad un particolare artista o ad
un gruppo di artisti, fornirà loro i segnali o le parti di programma di cui
hanno bisogno per la loro performance. Ad esempio il cantante principale, per
stare a tempo durante l'esibizione, ha bisogno di sentire nel proprio monitor,
bene in evidenza, la propria voce, a livello più basso quella del coro, oltre
ad un po' di tastiere e di chitarra. Il bassista avrà assolutamente bisogno di
sentire molto bene la cassa della batteria, mentre il batterista a sua volta,
oltre a se stesso, un po' di basso e magari un po' di tutte le voci. Il
chitarrista dovrà sentire nel proprio monitor entrambi e chi suona le tastiere
non potrà fare a meno di sentire perfettamente il cantante principale e la
chitarra, oltre alla propria voce se anch'egli, come spesso accade, fa parte del
coro.
Come
è facile quindi intuire, il mixer da palco dovrà avere non soltanto un buon
numero di uscite separate, ma anche una flessibilità tale da poter assegnare ad
ognuna di queste uscite una precisa quantità di ognuno dei segnali al suo
ingresso. In altre parole ognuno degli ingressi utilizzati nel mixer ( 24
generalmente per un medio gruppo in un concerto rock) sarà dosato, in quantità
desiderata, su uno qualunque dei canali o "bus" di uscita (8 di solito
quando gli ingressi sono 24) in modo che in ognuno di questi sia presente quel
particolare missaggio per quel monitoraggio particolare richiesto dalle necessità
dell'artista.
Manovrare
un mixer da palco quindi è certamente molto diverso e forse più complesso che
manovrare un mixer da sala. Infatti, mixare per l'audience richiede attenzione
ed impegno per mantenere l'equilibrio di un solo programma mixato; su
palcoscenico, invece, un fonico deve mixare separatamente e contemporaneamente
anche sedici differenti canali, mantenendo un'attenzione più alta per
intervenire rapidissimo ad ogni segno dell'artista, ma anche per evitare il
fenomeno del feedback, sempre in agguato.
In
compenso il fonico da palco, al contrario del fonico di sala, non riuscirà ad
influenzare più di tanto il risultato generale dello show e quindi in buona
sostanza non subirà il peso della responsabilità più grande che in un
concerto live si possa trovare: la buona riuscita di una performance per
soddisfare le orecchie del pubblico (In sintesi l'unico scopo di una
performance musicale).
Ci
sono poi situazioni in cui è presente un solo fonico che si sobbarca la
responsabilità delle regolazioni necessarie agli artisti sul palcoscenico,
oltre a quella appena ricordata.
Il
mixer in questo caso è di quelli che possiedono una sezione di uscite separate
dalle altre che è dedicata al pilotaggio dei sistemi monitors posti sul
palcoscenico. Tale tipologia di
mixer è abbastanza diffusa per spettacoli di tipo teatrale, musicals o
rappresentazioni, per cui, nei monitors dislocati sul palcoscenico è presente,
generalmente, tutto il programma inviato in sala, o tuttalpiù, in alcuni di
essi, semplici effetti sonori che rendono realistica una rappresentazione
scenica, o ancora quando tale semplificazione nel monitoraggio è più che
sufficiente, per esempio, nel caso in cui gli artisti si muovano in
continuazione sul palcoscenico e quindi non avrebbe senso avere nei monitors
segnali o programmi diversi tra loro; e ancora semplicemente quando, per ragioni
di spazio, non sia ammissibile la presenza di un fonico sul palco con il proprio
ingombrante armamentario.
Ricordo,
per finire questo breve elenco, che tale tipologia di mixer è usata molto
spesso dal fonico di una piccola band, che si occupa sia del monitoraggio sul
palcoscenico sia del missaggio generale per l'audience. Questi ultimi soggetti,
bisogna ammettere, sono quelli certamente più stressati e impegnati durante la
performance, ed ironia della sorte, spesso sono anche i più bistrattati dagli
artisti, che a volte pretendono, a gesti dal palcoscenico, reazioni immediate ad
ogni loro richiesta, senza valutare cosa il fonico sia impegnato a fare in quel
momento.
Per
capire meglio le funzioni descritte sin qui, si possono vedere alcuni disegni
schematici che rappresentano l'allestimento di un palcoscenico dal punto di
vista del sistema monitor, mixer incluso.
Il
primo, figura 1, è una rappresentazione schematica di un tipico palcoscenico in
un concerto live con la presenza degli artisti, alcuni strumenti, il sistema di
monitoraggio, incluso la postazione del fonico di palco, e, ovviamente i
microfoni da ripresa.
Si
potranno notare che sono presenti otto canali diversi di monitoraggio, al
termine dei quali sono posti veri e propri diffusori da palcoscenico che
presentano la classica inclinazione del pannello altoparlanti. Sono
rappresentati, inoltre, altri due diffusori più grandi a larga banda, i
cosiddetti Side Fill, anch'essi generalmente quasi sempre presenti sul
palcoscenico.
Nei
disegni che seguono è invece illustrato graficamente, come, attraverso un uso
diverso dal punto di vista della presenza o meno del mixer sia da palco e di
alcune interfacce come lo "stage box" o "splitter", sia
possibile controllare tutte le sorgenti presenti sul palcoscenico durante lo
show. Nei disegni, per evitare complicazioni inutili in questa fase, non sono
rappresentate proprio tutte le apparecchiature che di solito sono utilizzate in
un sistema di monitoraggio, quali effetti, compressori, noise gate,
equalizzatori, limiters ecc.;
certamente ne parlerò in modo diffuso, con l'aiuto di questo
genere di schemi, nei futuri articoli di questa stessa serie.
Nella
fig.2 è rappresentato uno dei modi in cui il mixer da palco può essere
interconnesso con il mixer da sala nella configurazione più semplice,
attraverso due uscite ausiliarie (in genere sono almeno 4 in un mixer di medie
dimensioni con 24 ingressi e 8 canali d'uscita del programma). In questo caso il
fonico di sala si ritrova la maggioranza dei segnali gia mixati tra loro e non
avrà certo molte possibilità di controllare il risultato della performance già
determinato dal missaggio avvenuto sul palco.
Nella
figura 3 invece è rappresentato, certamente, il sistema più diffuso e
versatile per eseguire l'interconnessione attraverso lo "stage box"
vera e propria scatola di metallo con connettori XLR dove sono attaccati i
microfoni collocati sul palcoscenico, e attraverso i cosiddetti "direct
boxes", per quanto concerne le varie sorgenti presenti sul palco, come le
chitarre che richiedono un adattamento d'impedenza.
(Il
direct box è un'altra scatola di metallo che contiene circuiti e connessioni
d'adattamento delle uscite degli strumenti elettronici agli ingressi con la
connessione bilanciata dello stage box o dello splitter).
L'interconnessione
spesso è effettuata semplicemente, in modo "passivo", sdoppiando il
cavo schermato multipolare direttamente dai connettori; a volte in modo
"attivo" e più ricercato, interponendo il cosiddetto "splitter"
(sinonimo di "stage box"), altra apparecchiatura che, attraverso un
preamplificatore per ogni ingresso, manda il segnale contemporaneamente a due
uscite diverse, una che andrà al mixer di palco e l'altra al mixer di sala.
Segue
la figura 4, che rappresenta il palcoscenico con gli artisti ed il sistema di
monitoraggio, questa volta senza la postazione del fonico di palco.
Nella
figura 5, l'ultima di quest'articolo, è rappresentato il classico schema di
principio di un sistema di monitoraggio adatto a rappresentazioni teatrali,
musicals ecc., dove un solo fonico controlla tutta la performance. Appare
evidente che le uscite monitors sono collocate direttamente sul mixer di sala e
da qui direttamente gestite.
Bene!
Sin qui, credo, si siano capite le funzioni più importanti di un mixer da palco
e le differenze sostanziali rispetto al mixer di sala.
Ma
ci sono altre differenze tra le due tipologie?
Per
capirlo nei prossimi numeri di Sound & Light analizzeremo in dettaglio le
tipiche regolazioni presenti sui mixer citati, sia per quanto riguarda modulo
d'ingresso, sia per gli altri moduli presenti.
![]()