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ACUSTICA,
PSICOACUSTICA, di Guido Noselli (fax 030/3580431 - posta elettronica guidonoselli@outline.it) "CORRETTO
DIMENSIONAMENTO DELLA POTENZA DEGLI AMPLIFICATORI PER DIFFUSORI
PROFESSIONALI"
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Abbiamo
visto in dettaglio e, credo, senza difficoltà di comprensione per il
lettore, quali sono i parametri che possono influenzare il dimensionamento
dell’amplificatore per un diffusore professionale; ma se i primi quattro
tra quelli descritti e analizzati, di solito non generano dubbi in chi
deve effettuare la scelta, il quinto invece, potrebbe creare qualche
perplessità anche nei più preparati operatori. La
ragione risiede nel fatto che la definizione di questo parametro implica
la scelta e l’adozione di un compromesso tecnico a volte di non facile
valutazione, ma spesso decisivo per la qualità del risultato finale. Sbagliare
il calcolo, per difetto, del
“fattore di cresta” o “Headroom” o “Transient Margin”, margine
per i transienti e quindi guadagno aggiunto per gli amplificatori che li
dovrebbero far passare indistorti,
vuol dire trovarsi con un sistema di sonorizzazione sottodimensionato per
mancanza di potenza elettrica, con tutti i rischi che ne derivano, per le
bobine degli altoparlanti ad esempio, che, pilotate costantemente da
amplificatori al clipping, si surriscalderebbero sino a bruciarsi; per non
parlare dell’alta distorsione sempre presente in un sistema che non
prevede questo margine. Che fare dunque? Scartata
l’ipotesi reale (fatta salva quella teorica), che si possa dimensionare
un impianto di sonorizzazione sia dal punto di vista della potenza degli
amplificatori, sia dal punto di vista della tenuta in potenza dei
diffusori, capace di generare un livello sonoro sino 20 dB più alto di
quello che è gia ottenibile pilotandolo alla massima potenza RMS (potenza
efficace) erogata dagli amplificatori, non rimane che una cosa da fare: impiegare
nella catena d’amplificazione un processore di dinamica, un limiter, che
contenga l’ampiezza dei transitori in valori accettabili, senza
compromettere la qualità del programma riprodotto. E
questo è quello che si fa o che si dovrebbe fare, pena risultati scadenti
o addirittura disastrosi, in qualunque situazione dove siano necessari alti
livelli di pressione sonora. Stabilendo
quindi che un sistema di trattamento dinamico del segnale, compressore,
limitatore ecc. possa contenere in un livello ragionevole la dinamica, per
esempio in 6 dB, potremo concludere che nei nostri calcoli per il
dimensionamento degli amplificatori dovremo tener conto di un LTM
6 dB (Livello di Transient Margin). Ovviamente
questo valore è indicato a titolo di esempio ed è realistico. È molto
importante ricordare in ogni caso che più alto sarà possibile tenere
questo valore e maggiori saranno le potenziali prestazioni quantitative e
qualitative che il sistema di sonorizzazione sarà in grado di fornire. A questo punto, definiti in dettaglio tutti i parametri necessari al nostro scopo, ecco la prima formula completa da utilizzare per i calcoli. Con essa troveremo il guadagno in dBW che l’amplificatore dovrà avere per soddisfare le esigenze di pilotaggio del nostro sistema in riferimento alle effettive prestazioni che si è deciso di ottenere. 1) LAmp = (Lp + DDx + LTM + MOffAxis) - LSENSI LAmp
= Guadagno richiesto
all’amplificatore in dBW Lp
= Livello di
pressione sonora desiderato DDx = 20 log Dx
(differenza di livello SPL con la distanza) Dx
= Distanza tra i
diffusori e gli ascoltatori LTM
= Margine per i
transitori (Headroom, Fattore di cresta) MOffAxis
= Valore di
correzione per il fuori asse (6 dB) LSENSI = Valore di sensibilità dei diffusori (espresso in dBSPL ad 1W/1m)
2) EPR = PSENSI x 10 (LAmp/10) EPR
= Potenza in watt richiesta
all’amplificatore
LAmp
= Guadagno in
decibel che l’amplificatore deve avere, vedi formula precedente PSENSI
= Potenza
di riferimento utilizzata per determinare la sensibilità dei diffusori
3) watts = 10 (dBW / 10)
Chiaro?
Ma
ecco l’ipotesi. Amplificare un
politico durante un comizio in una piazza piuttosto ampia. Per
farlo si è deciso di installare, ai lati del palco, due casse acustiche a
larga banda, con buona risposta sui bassi, anche perché, prima e dopo il
comizio, si esibirà un gruppetto di musicisti che non potrebbe suonare in
altoparlanti dedicati alla sola voce. La
sensibilità dei diffusori misurata con 1 watt in ingresso ad 1 metro di
distanza (dato del costruttore) è di 105 dB, LSENSI = 105
dB 1W/1m/ 2p. La
massima potenza continua che ogni diffusore può sopportare è 800 WRMS
(continui) Abbiamo
deciso di mettere il mixer FOH a 30 metri di distanza fuori centro di
fronte ad una delle casse, al margine dell’audience di spettatori che si
attendono per l’evento. Quanto
potente, dunque, dovrà essere l’amplificatore adatto a pilotare i
diffusori? Per
rispondere alla domanda esaurientemente ecco gli “step” da seguire: 1.
Decidere il livello massimo SPL nel punto di riferimento. Si
decide ad esempio di ottenere almeno 95 dB SPL al mixer (Lp)
durante le esibizioni dei musicisti (mentre basterebbero 85 dB SPL per il
parlato), ipotizzando un rumore di fondo, essenzialmente dovuto alla
folla, inferiore o uguale a 80 dB SPL e ottenendo quindi un rapporto
segnale disturbo, Lp>Ln, di circa 15 dB SPL
nella peggiore delle ipotesi. 2.
Determinare il valore dell’OFF-Axis
Modifier, MOffAxis. Poiché i diffusori presentano caratteristiche di dispersione angolare piuttosto buone per l’angolo di copertura che c’interessa, ed ognuno di loro coprirà la propria porzione di audience, possiamo facilmente ottenere una variazione della pressione sonora SPL contenuta in 6 dB (+/- 3dB rispetto al valore medio in campo diretto) su tutta l’area d’ascolto, MOffAxis = 6dB 3. Determinare la perdita di livello che si verifica con la distanza
tra la cassa e il mixer, posizione d’ascolto scelta a riferimento. 4.
Determinare il valore desiderato di Transient Margin, LTM. Poiché si è deciso di utilizzare alcuni processori di dinamica sia sulla voce che su alcuni strumenti possono bastare 6dB. Quindi LTM = 6dB Trovati o decisi i valori li mettiamo nella formula n°1 per trovare il guadagno dell’amplificatore, LAmp= (95 + 29,5 + 6 + 6) – 105= 32 dBW Trasferiamo il valore così trovato nella formula n°2 per trovare la potenza richiesta all’amplificatore sfruttandone al massimo le prestazioni e, visto che nel valore di LAmp è ricompresso il Transient Margin, ipotizziamo di utilizzare la massima potenza di picco che per periodi brevi l’amplificatore può erogare. EPR
= 1 x 10 (32/10) = 103,2 = 1584,893 (Arr. 1585 watts
peak)
Tanti,
per una situazione apparentemente tranquilla, vero? Ma
continuiamo nel ragionamento. Poiché
in un amplificatore il valore di picco (Peak) è semplicemente il valore
RMS moltiplicato x 1,41 e analogamente, calcolando a ritroso, il
valore RMS è semplicemente il valore di picco (Peak) moltiplicato x 0,707,
avremo che: 1585 x 0,707 = 1121 WRMS. Questi sono i watt RMS (efficaci) che deve erogare il nostro amplificatore di potenza per pilotare ognuno dei diffusori. C’è
ancora un “piccolo” dettaglio da osservare però, che non sarà
sfuggito al lettore: la nostra cassa acustica, alla quale potranno essere
somministrati ben 1121 WRMS, 1585 Wpeak, sopporta al massimo
800 WRMS, un bel po’ di potenza in meno del valore RMS erogato
dall’amplificatore per le prestazioni richieste all’impianto nella
nostra ipotesi. Questo
fatto indica che il nostro sistema dal punto di vista dei diffusori,
ammesso che abbiamo a disposizione gli amplificatori della potenza
calcolata, è sottodimensionato al lavoro che abbiamo deciso debba
svolgere, ed anche se sappiamo che gli altoparlanti ben sopportano potenze
molto elevate per breve tempo in assenza di segnali distorti, in questo
caso il nostro diffusore, per via del basso Transient Margin
(fattore di cresta), 6dB, si troverebbe a maneggiare un segnale il cui
livello RMS (efficace) si manterrebbe alto per periodi lunghi; questo
comporterebbe dover sostenere una potenza efficace di quasi il 50%
superiore alla massima per la quale il diffusore è stato costruito. La
conseguenza sarebbe un surriscaldamento della bobina mobile ed un aumento,
quindi, del rischio di bruciatura. Non
ci rimane a questo punto che: ·
Accontentarsi di un livello SPL più basso di circa 1,5 dB SPL,
senza ridurre il già basso Transient Margin. ·
Trovare un diffusore più efficiente di almeno 1,5 dB o con maggior
tenuta in potenza di circa il 50%, 1200 W. ·
Ancora, raddoppiare semplicemente il numero dei diffusori a parità
di amplificatori, che ovviamente erogheranno una maggiore potenza,
generalmente il 50% in più, in relazione al nuovo carico risultante dalla
connessione in parallelo. Quest’ipotesi
è la più affidabile, per via del fatto che, a parità di amplificatori,
che comunque devono essere tali da accettare carichi con bassa impedenza,
avremo a disposizione per compiere il lavoro di sonorizzazione, con le
prestazioni decise, da un lato una potenza elettrica complessiva
incrementata del 50% e dall’altro il raddoppio delle superfici radianti,
avendo raddoppiato il numero degli altoparlanti, che potremo disporre, se
possibile, anche come riporti con opportuna linea di ritardo,
incrementando ulteriormente il Transient Margin a disposizione di
ulteriori 6 dB, per il semplice fatto che ognuno dei diffusori dovrà
fornire la massima pressione SPL prevista esattamente alla metà della
distanza rispetto alla situazione con i soli due diffusori. In conclusione emerge, da quanto spero di aver spiegato con sufficiente chiarezza, come sia importante calcolare preventivamente la potenza necessaria a pilotare i diffusori per ogni tipologia di sonorizzazione e per ogni tipo di diffusore impiegato, allo scopo di evitare situazioni a rischio come quella comunissima appena illustrata e allo stesso tempo ottenere le migliori prestazioni compatibili con il sistema utilizzato.
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