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ACUSTICA,
PSICOACUSTICA, di Guido Noselli (fax 030/3580431 - posta elettronica guidonoselli@outline.it) IMPIEGO
E "SETTAGGIO" DI UN SISTEMA VI
PARTE
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Nell’articolo
precedente abbiamo visto qual è la massima dimensione utile di un array
di diffusori per frequenze basse e ultra basse perché queste siano
riprodotte omogeneamente con la miglior distribuzione possibile ed anche
con un’accentuazione, spesso desiderabile, della direttività
d’emissione. Come
sempre abbiamo analizzato un solo array o gruppo di diffusori accostati
ed accoppiati in modo da mantenere per l’insieme caratteristiche
d’emissione del tipo a pistone, come se l’insieme fosse un solo
altoparlante. In realtà devo fare ancora una precisazione che ritengo
importante ed utile conoscere. Con
il programma di simulazione utilizzato per questi lavori ho usato come
input di sorgente unitaria non tanto la risposta reale di un subwoofer
come Victor Live (quindi come quella di tutti i modelli similari che con
buon’approssimazione abbiano misure analoghe e utilizzino altoparlanti
dello stesso diametro), ma la risposta teorica di una sorgente
puntiforme perfettamente omnidirezionale. Lo scopo, infatti, non era di
caratterizzare il comportamento di un particolare modello di diffusore
che sarebbe stato limitativo, ma di caratterizzare il comportamento di
una generica sorgente ideale puntiforme essendo esso la migliore
approssimazione possibile a quello di una sorgente reale che riproduca
frequenze basse ed infrabasse. Questo, se da un lato produce nella
simulazione grafici che appaiono assolutamente “canonici”,
dall’altro, però, non consente di rappresentare al 100% il
comportamento di sistemi reali come Victor Live, i quali, avendo una
dimensione fisica ben più grande di un punto, posseggono un’emissione
non del tutto omnidirezionale anche alle frequenze basse di cui ci
occupiamo. La differenza non è tale ovviamente da mettere minimamente
in dubbio la validità dei grafici sin qui rappresentati, ma all’atto
pratico tale differenza di comportamento produce un’attenuazione
dell’emissione posteriore che sul campo ha conseguenze udibili e
quindi ne va tenuto conto.
Aspettatevi quindi, se metterete in atto le simulazioni di questa
lunga serie d’articoli, meno energia nella parte posteriore del vostro
array o gruppo di subwoofer sia orizzontalmente, sia verticalmente. Per
valutare tale differenza, qui sotto potete vedere un grafico che riporta
la risposta polare normalizzata, misurata in spazio libero, di un
subwoofer sperimentale dotato di un solo altoparlante da 18” montato a
radiazione diretta in una cassa accordata (reflex) di circa 70 cm di
larghezza, 50 d’altezza e 60 di profondità. Le dimensioni sono tali
che le risposte polari sul piano orizzontale sono eguali a quelle sul
piano verticale.
È
facile notare come già a 40 Hz l’emissione si attenua
progressivamente verso la parte posteriore del subwoofer sino al valore
di poco oltre 2 dB a – 180°. L’attenuazione
è maggiore via via che saliamo in banda e diviene evidentissima per il
centro banda di 150 Hz, che già a 97° dall’asse raggiunge i - 6 dB,
come si può vedere anche dal valore di dispersione totale risultante a
tale frequenza, 194°. Prima
di tale frequenza o centro banda la dispersione totale a tutte le altre
rappresentate nel grafico, rimane nominalmente di 360°. Questo accade
perché l’attenuazione non raggiunge mai in nessun punto della
risposta polare i fatidici 6 dB rispetto all’asse, dai quali,
convenzionalmente, è determinata la dispersione nominale. Si
vede chiaramente, però, che l’attenuazione rispetto all’emissione
in asse non è proprio trascurabile, ad 80 Hz ad esempio raggiunge 3 dB
a –180 °. Questa
precisazione ha soltanto lo scopo di informare che anche a frequenze
basse la dispersione di un diffusore dedicato si riduce in funzione
delle dimensioni dell’altoparlante impiegato per riprodurle e del
baffle su cui lo stesso è alloggiato; questo avviene per qualsiasi tipo
d’altoparlante dedicato, reflex, band pass, tromba ecc. Ancora una
volta anche alle frequenze basse, la dimensione della sorgente si
conferma come un parametro che condiziona la direttività. Come
ho già detto nell’articolo precedente però, questa caratteristica,
che non è sempre favorevole agli utilizzatori perché li costringe, per
ottenere una certa direttività, all’impiego di grossi sistemi di
diffusori accoppiati, indipendentemente dalla pressione sonora
necessaria, può essere bypassata con altre tecniche, sia riferite al
posizionamento dei subwoofer stessi, sia riferite al loro pilotaggio,
ottenuto attraverso processori di segnale.
Prima
di descrivere i dettagli e presentarvi altre simulazioni dove si faccia
impiego di queste tecniche voglio presentare ancora qualche esempio,
basato sull’impiego di tecniche classiche, nei quali certamente la
stragrande maggioranza dei lettori potrà vederne la corrispondenza con
le situazioni reali cui sono abituati. Queste ulteriori simulazioni
hanno lo scopo di fornire a chi legge parametri di riferimento che
consentano ogni valutazione. Vedremo
quindi nei prossimi grafici cosa succede se s’impiegano due gruppi o
array di sistemi per frequenze basse disposti ai lati di un palco nel più
classico e diffuso dei posizionamenti. Cominciamo
dalla Fig. A6hvs che rappresenta la configurazione di un gruppo (un
canale) di sei subwoofer accoppiati strettamente in modo che lavorino
praticamente in “piston band”. Gli altoparlanti che vedete sono
quindi 12, mentre nella figura di puntamento che segue, A6hvsP2π,
potrete vedere che la simulazione riguarda ben 24 altoparlanti. Non è
un errore mio o del programma. Nella
simulazione, infatti, è meglio tener conto delle sorgenti virtuali
speculari che si creano quando i subwoofer sono posizionati appoggiati
ad una superficie rigida e riflettente in condizioni di semi spazio (2π).
Quindi
i punti al di sopra dell’asse –y+y rappresentano i veri altoparlanti
che sono presenti nel gruppo di subwoofer e i punti rappresentati al di
sotto dello stesso asse sono le cosiddette immagini dei suddetti
altoparlanti. Vediamo
a questo punto i Polars e i Globe prima riferiti all’emissione di un
solo canale, in Fig. A6hvs, in modo da renderci conto di cosa cambierà
aggiungendo l’altro, secondo la disposizione che successivamente sarà
schematizzata e descritta. Per brevità riporterò solo i grafici che
riguardano il centro banda di 63 Hz essendo tale terzo d’ottava al
centro della banda caratteristica in cui mediamente si utilizza un
sistema subwoofer, 40, 50 / 80,100 Hz.
Come
abbiamo detto il gruppo così composto ha dimensioni in altezza, 220 cm,
ed in larghezza 165, Fig. A6hvs,
ma considerando l’emissione in semispazio, 2π,
che virtualmente raddoppia il numero di subwoofer, l’effetto che
avremo sul piano verticale dal punto di vista della direttività è
quello che avremmo in spazio libero, 4π, con un numero
doppio di subwoofer, altezza 440 cm. Niente male per soli 6 subwoofer,
anche se nel piano orizzontale il sistema rimane pressoché
omnidirezionale. Devo
ancora precisare che, riguardando i grafici delle simulazioni in semi
spazio (2π),
l’asse di misura non corrisponde alla reale posizione d’ascolto di
una persona seduta o in piedi. Infatti, in questo caso l’asse X è
equidistante dagli altoparlanti reali sopra e dalla loro immagine sotto
giacendo nel piano di riflessione. In altre parole significa che il
microfono di misura o la testa di chi ascolta figurano appoggiati sulla
superficie di riflessione dove sono appoggiati gli stessi subwoofer. Ma
questa “imperfezione” nella simulazione, che mi è necessaria per
evitare uno spreco inutile del mio tempo nell’immettere i dati, non
cambia sostanzialmente il risultato perché le frequenze basse di cui ci
occupiamo hanno lunghezze d’onda talmente lunghe che per veder
cambiare la forma dell’emissione in modo sostanziale dovremmo
introdurre differenze o errori ben più grandi di 1,70 m, dimensione
corrispondente all’altezza delle orecchie di una persona in piedi. In
ogni caso per vostra tranquillità riporto, per questa volta soltanto,
una simulazione che tiene conto di tale aspetto. In pratica nella Fig.
A6hvsA2πX170
l’asse di misura X è posto in modo da corrispondere all’altezza
media delle orecchie di una persona in piedi 1,70 metri, con la
conseguenza che tutto il gruppo d’altoparlanti reali e la loro
immagine è rappresentato al di sotto dell’asse e quindi la
simulazione è fatta in queste condizioni con il punto di misura che ha
un offset verticale appunto di 1,70 metri.
Diamo uno sguardo ai prossimi due grafici in modo da
togliere ogni dubbio che nei risultati non ci siano differenze tali che
giustifichino il dover adottare questa rappresentazione piuttosto che la
precedente.
Come
appare evidente l’unica differenza visibile è un leggero spostamento
a sinistra del diagramma polare verticale, in rosso, dovuto al
decentramento dell’asse X (punto di misura o punto d’ascolto)
rispetto all’asse di simmetria verticale del gruppo diffusori reali e
immaginari. Questa
differenza non ha effetti pratici per tutta la banda riprodotta da un
sistema subwoofer e quindi, per mia comodità, continuerò nelle
simulazioni a rappresentare la geometria che vede l’asse X posto tra i
subwoofer reali e la loro immagine, salvo ovviamente i casi che di volta
mi costringeranno a fare diversamente. Fatte
queste precisazioni e prendendo per buoni i grafici di cui alle Fig.
A6hvsP2π e A6hvsG2π che mostrano le prestazioni di un gruppo
di 6 subwoofer con relativa immagine, vediamo cosa succede dunque se lo
raddoppiamo e lo disponiamo simmetricamente secondo lo “sketch”
pratico qui sotto descritto. L’interasse
tra i due gruppi è posto a 21,5 metri in modo da riprodurre il
collocamento dei due canali subwoofer ai lati di un palcoscenico di
media grandezza, circa 18 metri, per eventi di una certa importanza e al
quale è affiancato un ulteriore modulo “layer” a sinistra e a
destra, dove alloggia l’impianto audio appeso o appoggiato e i
relativi subwoofer appoggiati a pavimento o poco più in alto.
La
simulazione prevede che il segnale inviato ai due gruppi sia esattamente
lo stesso per contenuto in frequenza e per ampiezza, come di solito
accade nella stragrande maggioranza dei casi reali. Quest’ultima
precisazione è molto importante, come vedrete, perché se così non
fosse il comportamento del sistema non sarebbe quello che la simulazione
ci mostra.
Mentre
il piano verticale presenta una dispersione direi perfetta perché
grazie alla disposizione in 2π dei gruppi subwoofer si verifica un
ottimo “beaming” delle frequenze basse e sub basse con grandi
vantaggi per la copertura dell’audience, il piano orizzontale mostra
un risultato che non può certo dirsi buono, in cui appare evidente
l’effetto dell’interferenza negativa tra i due gruppi di subwoofer,
che dà luogo ad una risposta polare irregolare con buchi larghi e
profondi oltre 10 dB. Chi
non si è scontrato con questo problema? Nessuno
che lavori in questo settore, credo. Continua in un prossimo articolo. |