ACUSTICA,
PSICOACUSTICA,
TECNOLOGIE AUDIO
e
DINTORNI
di Guido Noselli (fax
030/3580431 - posta elettronica guidonoselli@outline.it)
Articolo
apparso sulla rivista Sound & Lite di Novembre
2000
"UN
SASSOLINO NELLA SCARPA" (la
mia)
Questo
numero della rivista, come i più recenti, era programmato per ospitare un altro
articolo della serie riguardante i mixers
audio per impieghi "LIVE" in sistemi di rinforzo del suono
professionali.
Alcuni messaggi di lettori
con richieste dirette d'informazioni di un certo genere e alcuni colloqui
occasionali con personaggi noti e qualificati del mondo dell'audio
professionale, hanno risvegliato in me un'impellente necessità di
"togliermi dalla scarpa un sassolino" da troppo tempo sopportato, a
volte per gentilezza nei confronti dell'interlocutore, a volte per disarmata
desistenza di fronte a chi appare candidamente sicuro di quel che dice, a volte
ancora per pura e venale ragione commerciale.
Non ce l'ho con nessuno in particolare ovviamente; il sassolino in
questione deriva soltanto dalla constatazione che la cultura del "passa
parola", nonostante tutti gli sforzi che negli ultimi anni da parte di
tanti, me compreso, sono stati fatti, ancora non è stata debellata, per
lasciare spazio alla vera cultura, quella con la "C" maiuscola che in
"Acustica", in tutte le sue innumerevoli branche, è assolutamente
necessario praticare se si vogliono avere certezze nel futuro del settore Audio,
in particolare quello professionale.
Oggi non è più ammissibile si possa utilizzare lo stesso linguaggio
senza senso che era utilizzato, per completa mancanza di cultura specifica,
rispetto a molti argomenti tecnici 20/30 anni orsono. Un linguaggio che non
consente assolutamente la formazione di un'oggettiva capacità di giudizio,
basata sulla conoscenza reale delle questioni tecniche, che sola può portare a
scelte corrette ed oculate in sintonia con le effettive necessità.
Eppure recentemente, nonostante la diffusione d'informazioni attraverso le
riviste di settore, migliorata rispetto al passato, la facile reperibilità di
libri specifici, tra i quali alcuni, nonostante la lingua Inglese, assolutamente
comprensibili, per dovizia di disegni, schemi e quant'altro, anche da chi questa
lingua non conosce bene, la diffusione da parte d'alcuni seri fabbricanti di
molte informazioni tecniche, spesso più numerose di quelle commerciali, il
consistente numero di "workshops" che si tengono in diverse occasioni
nelle città principali, le fiere di settore sempre più arricchite da
conferenze specifiche, i numerosi corsi per fonici o tecnici del suono che ormai
si svolgono con regolarità in alcune città della penisola; eppure, dicevo,
proprio da personaggi frequentatori o in ogni modo fruitori di tutti questi
mezzi d'informazione specifica mi sono sentito rivolgere le domande più
insensate o ho dovuto ascoltare le affermazioni più ignoranti, nel senso
etimologico della parola, rispetto a questioni tecniche basilari, la cui
comprensione è alla radice di qualunque processo decisionale nel mondo
dell'audio professionale.
Le più ricorrenti tra tutte, hanno meritato recentemente la mia
attenzione e provocato questo mio "sfogo", gia espresso qualche anno
fa in altre pagine autorevoli (1) per analoghe ragioni. Eccole:
"Quante migliaia di watts deve avere
l'impianto?"
"Il mio impianto ha diecimila watts"
"Occorrono cinquantamila watts per sonorizzare quella piazza."
"Quanti watts sono le casse?"
"Quanti watts è quell'impianto?
"Voglio un impianto da ventimila watts"
E così di seguito.
La tentazione di rispondere in modo sarcastico a tali
affermazioni e domande, è stata in ogni occasione molto forte, ma l'ho sempre
respinta, certo che l'interlocutore fosse in buona fede e meritasse una chiara
spiegazione piuttosto che una battuta tagliente.
Ho deciso quindi di farlo ancora una volta dalle
pagine di questa rivista con la speranza di contribuire ad eliminare per sempre
un falso tecnico che inquina il settore e genera confusione nel mercato con
danni spesso irreparabili, d'immagine e di denaro, per coloro che giudicano
buone le affermazioni senza senso o le risposte a tali domande.
Forse qualcuno in questo momento penserà :"Che giudizio esagerato
per un modo innocente, anche se improprio, di utilizzare il linguaggio
tecnico!"
Costui però si guarderà bene dallo spiegare, in
buona o cattiva fede, che, attraverso una comunicazione errata, basata sull'uso
improprio di un linguaggio di gran presa perché poco conosciuto e
apparentemente molto tecnico, si provocano grossi errori di valutazione in chi
ascolta, con il danno che ne consegue, e con il rischio di dar vita a quello che
legalmente si definisce "millantato credito" se non addirittura
"truffa".
Infatti oggi per la stragrande maggioranza degli
operatori del settore il "conteggio dei watts" di un impianto audio è
il metro di valutazione della sua qualità o almeno della sua utilizzabilità a
livello professionale" e quindi molto spesso, se non sempre, tale parametro
ne determina l'acquisto.
Tutto questo sa d'oscurantismo medievale, tempo in
cui, il Medio Evo intendo, tenere la gente nell'ignoranza, consentiva ai potenti
di turno l'esercizio del potere e dei soprusi.
Nel duemila, in un paese che pretende di essere
tecnicamente avanzato come il nostro, nell'era di Internet, questo non deve più
avvenire.
Ogni serio operatore commerciale o tecnico ha il
dovere etico oltre che professionale, se tale vuol dimostrare di essere, di
fornire all'interlocutore elementi oggettivi sufficienti per la formazione del
proprio giudizio, anche se l'interlocutore stesso non lo richiede espressamente
o non è in grado di recepire, per scarsa conoscenza della materia.
Non intendo fare il moralizzatore, no di certo, ma ho
molti segnali per credere ed affermare che i tempi sono maturi a ché tutti si
comportino in questo modo, contribuendo alla diffusione di informazioni corrette
ed in ultima analisi utili alla crescita del settore.
Ma dopo queste premesse vediamo quali sono le
questioni tecniche sulle quali sono basate le mie affermazioni.
Innanzi tutto è meglio ricordare il significato esatto del tanto abusato
Watt.
"Watt,
o semplicemente W, è l'unità di misura della potenza , P (Power in Inglese),
così come il metro è l'unità di misura delle dimensioni. La Potenza è una
grandezza elettrica o acustica impiegata nei bilanci energetici o nella
definizione dei limiti di funzionamento di un apparato. In altre parole è la
rapidità, quantificata in watts, con la quale l'energia è spesa (trasferita
dagli amplificatori ai diffusori) per compiere un dato lavoro: ad esempio,
scaldare un ferro da stiro, muovere un altoparlante, significa impiegare una
certa energia elettrica (potenza), appunto espressa in watts."
Tali unità di misura sono adottate nell'ambito del SI, sistema metrico
decimale moderno, derivato dall'originario "French Système International d'Unités", diffuso in tutti i paesi del mondo, a parte in alcuni paesi anglosassoni
come Gran Bretagna e Stati Uniti nei quali è comunque in corso un lento
adeguamento.
Ora, chiarito il significato di Watt, rileggendo le frasi più sopra
riportate, chiunque è in grado di capire che non hanno alcun significato in
riferimento alle prestazioni di un impianto audio professionale; "aria
fritta" direbbe qualcuno.
Infatti, qual'è il
significato, ad esempio di una frase come: "Quest'impianto
ha 10'000 Watts" ?
Intanto i watts un impianto non li può avere, infatti non è un soggetto
attivo capace di "possedere"; tutt'al più, considerando che per
impianto si intenda, come è logico che sia, amplificatori e diffusori insieme,
si potrebbe dire che quest'ultimi possono "ricevere" i watts che gli
amplificatori ad essi connessi possono fornire.
I watts di cui si parla si riferiscono alla somma della potenza utile che
ogni diffusore è in grado di accettare senza rompersi, con una distorsione
tollerabile, o si riferiscono alla somma della massima potenza erogata dagli
amplificatori connessi?
Quindi, 10'000 Watts sono ottenuti sommando la massima potenza di uscita
indistorta degli amplificatori utilizzati?
E in quest'ultima ipotesi, privilegiata da molti venditori per
impressionare gli sprovveduti con numeri sempre più grandi, questa potenza a
quale carico o impedenza, è riferita?
Tutti sanno, o dovrebbero sapere, che un amplificatore audio è un
generatore di tensione (Volt) costante, mentre la potenza (Watt) è variabile a
seconda del carico o impedenza che è connesso ai suoi morsetti di uscita.
Questo significa che 10'000 Watts su 8Ω (impedenza tipica di un diffusore)
dovrebbero teoricamente raddoppiare su 4Ω e addirittura quadruplicare su 2Ω,
anche se in realtà questo non avviene perché l'amplificatore teorico non è in
pratica realizzabile. Possiamo vedere però, senza approfondirne qui le ragioni,
che mediamente un buon amplificatore incrementa del 50% la propria potenza al
dimezzamento dell'impedenza del carico. Quindi, prendendo ad esempio il frasario
citato, uno stesso impianto audio, potrebbe avere 10'000 Watts o
15'000 Watts o ancora 22'500 Watts secondo l'impedenza dei diffusori che lo
compongono 8-4-2Ω. (Per non tirare in ballo i watts RMS, PEAK ecc. che
sconvolgerebbero ancora le cifre).
A quale delle tre condizioni si riferisce la "potenza
dell'impianto" preso ad esempio?
Qualcuno, forse, dichiara l'impedenza dei diffusori che fanno parte
dell'impianto, o d'ogni loro singola via e le potenze relative, in modo che si
possa risalire alla potenza totale?
La risposta è retorica, ovviamente ! Nessuno!
Per
questa strada, appare chiaro, non si troverà alcuna delucidazione sulla potenza
dichiarata del nostro ipotetico impianto, ma soltanto maggiore confusione.
Consideriamo che i watts dichiarati, siano invece riferiti alla somma
della potenza massima che i diffusori del nostro impianto sono singolarmente in
grado di sopportare, senza rompersi e senza dare luogo a fenomeni di distorsione
inaccettabile durante il funzionamento.
Questa
logica potrebbe far apparire più corretto il frasario incriminato; ma anche
questa ipotesi,
naufragherà
miseramente nella mancanza totale di risposte che dovrebbero scaturire dalle
seguenti domande:
In che condizioni i
diffusori dell'ipotetico impianto sopportano tale potenza?
Secondo quale normativa DIN, IEC, AES, EIA?
Per quale ampiezza di banda tale potenza è sopportata?
Di che potenza si tratta?
Per quanto tempo?
Si tratta di potenza continua media RMS, con segnale sinusoidale?
E' forse potenza RMS continua ma con segnale musicale?
Non sarà forse potenza di picco, PEAK, con segnale musicale?
Molte
altre domande di questo genere si potrebbero formulare mettendo a nudo una
grande quantità di dubbi, ma appare chiara l'inutilità di un tal esercizio
mentale, che non potrebbe portare ad alcuna conclusione per mancanza di
informazione sufficiente.
Quindi anche per questa strada non
è possibile attribuire alcun significato alle frasi incriminate, ed ancora una
volta la potenza dichiarata per il nostro impianto ipotetico non ha nessun
riferimento, tale da poter essere di benché minima indicazione delle sue
prestazioni.
Ma
c'è di più, molto di più, da dire per mettere in evidenza quanto è sbagliato
e assolutamente risibile, parlare di Watts riferiti ad un impianto audio, così
come purtroppo è cattiva prassi (per usare un eufemismo) nel settore
professionale.
Dai
due naufragati tentativi di capire il significato dei watts, attribuiti ad un
ipotetico impianto audio, sembra apparire almeno un fatto incontrovertibile; la
potenza dichiarata in questo frasario senza senso, corrisponderebbe alla somma
di quella riferita alla capacità di accettarne dei singoli diffusori, oppure,
riferita a quella erogata dai singoli amplificatori, parte dell'impianto stesso,
su un carico non dichiarato.
In
altre parole per definire, o
lasciar intendere, le prestazioni dell'impianto (allucinante!), si fornisce in
un caso un dato di potenza in Watts (di nessun significato perché riferito al
niente), che risulterebbe, a sua volta, da una somma virtuale delle potenze
accettate da tutti i diffusori che compongono l'impianto, o meglio d'ogni
sezione di cui un diffusore è composto, sia esso a due vie, tre vie o quattro
vie, con il sub o senza ecc.: nell'altro caso ipotizzabile si fornisce una somma
delle potenze massime che ogni amplificatore erogherebbe, essendo connesso alle
medesime sezioni, ora citate, dalle quali è composto un diffusore
professionale.
In
tutte e due le ipotesi, per un attimo ammettendo che si possano prendere in
considerazione, appare che la potenza dichiarata dell'impianto non ha, in nessun
caso, la minima attinenza con le prestazioni di cui è capace: fare una somma in
questo modo, per usare il primo paragone comprensibile che mi viene in mente, è
come sommare tra loro le potenze somministrate al frigorifero, alla lavatrice,
alla lavastoviglie, all'aspirapolvere, al condizionatore, vantandosi di avere
una casa da 10'000 watts; ridicolo no?
In
un impianto audio, che deve riprodurre tutta la banda utile, dalla frequenza più
bassa riprodotta dal subwoofer, alla frequenza più alta riprodotta dal tweeter
o dalla tromba, secondo il numero di sezioni che compongono il diffusore, le
prestazioni sono determinate, in termini di massima pressione sonora, in
condizioni di distorsione accettabile e di sicurezza per gli altoparlanti, dalla
sezione più debole di cui è composto il diffusore o l'insieme dei diffusori
che formano l'impianto.
Quindi
se proprio si volesse continuare nell'eresia di utilizzare i Watts per una
valutazione delle prestazioni dell'impianto bisognerebbe almeno indicare solo i
Watts della via più debole dell'insieme: ma quale?
Secondo
la marca, il modello, la configurazione di cui si parla, due vie, tre vie,
quattro vie, con sub, senza sub, con più sezioni alti, medi, bassi, medio bassi
ecc., ci ritroveremmo a dover indicare decine e decine di valori diversi da
impianto ad impianto anche per la sola via più debole, nonostante l'evidente
semplificazione del numero d'elementi da valutare.
Insomma
anche per questa strada appare evidente che i "Watts" non possono, in
alcun modo, dare indicazioni sensate delle prestazioni di un impianto audio.
Tutt'al più, se proprio si
vuole trovare ad ogni costo un'indicazione di qualche utilità in questo
frasario, propongo ufficialmente, che questi Watts stiano ad indicare
l'assorbimento medio e quindi il consumo medio di potenza elettrica
dell'impianto audio cui sono riferiti, o meglio degli amplificatori che ne sono
parte integrante.
In
questo caso, credo nessuno possa essere in disaccordo, avremmo almeno una chiara
indicazione per i tecnici che dovranno fornire l'alimentazione all'impianto
audio nel suo insieme, e certamente, almeno quest'ultimi, potrebbero allestire
un impianto elettrico adeguato o scegliere un generatore di corrente di potenza
sufficiente.
Qualcuno,
a questo punto, potrebbe trovarsi completamente disorientato di fronte alla
scoperta e alla dimostrazione che il "metro" più adottato, il
"Watt", al quale riferirsi per la valutazione e la successiva scelta
di un impianto di sonorizzazione, al di là della marca, è in realtà vuoto di
significato e il suo utilizzo così com'è generalizzato dà luogo a "modi
di dire" senza senso.
Si
pensi ai musicisti, alle agenzie di spettacolo che diffondono i cosiddetti
"riders", ai "services" che offrono Watts a gogò ecc.
A
costoro, io garantisco che, eliminata questa prassi scorretta, saranno i primi a
goderne e li invito a fare un piccolo sforzo per adeguarsi ed avvantaggiarsi di
rinnovate e ben più pertinenti indicazioni delle "performances" o
attributi identificativi utili di un impianto audio per il rinforzo sonoro
professionale.
Quali?
Nel
prossimo numero di Sound&Light, mi adopererò per individuarne uno (o due al
massimo) da considerare, in ogni tipologia o dimensioni d'impianto, come
riferimenti tali per cui, le prestazioni pratiche irrinunciabili nell'utilizzo
di un impianto di sonorizzazione professionale, potranno essere messe a
confronto in modo oggettivo consentendo al professionista di valutare e
scegliere secondo propria necessità.
Non
ho in mente di trovare attributi di merito più o meno qualificanti per un tipo
di impianto di sonorizzazione piuttosto che un altro; non m'interessa provocare
una ridda di giudizi partigiani tra operatori del settore. Intendo individuare
elementi di giudizio oggettivi e condivisi sufficienti a determinare valutazioni
semplici e scelte coerenti.
Per
far questo, poiché non sono e non mi sento il depositario della verità,
chiedo, espressamente, a tutti coloro, fabbricanti, consulenti, tecnici,
operatori ecc., che comprendono e condividono l'utilità di fare chiarezza per
la crescita del settore, di inviarmi le loro opinioni, le loro idee, i loro
suggerimenti.
Non so se il mio invito avrà un seguito numericamente importante, come
ritengo debba essere, per l'importanza dell'argomento e dell'interesse che
dovrebbe suscitare. Se così non fosse proseguirò nella mia strada, proponendo
la mia soluzione, a fronte del problema prospettato in queste pagine, convinto
che, almeno per ragioni di civiltà e di cultura, se non tecniche, quest'ultimo
debba essere finalmente affrontato e risolto.
Referenze:
1)
“Frequenze puntiformi, gnomi, folletti ed altre storie”, Giornale dell'AES
Italiana del Novembre 1997.