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ACUSTICA,
PSICOACUSTICA, di Guido Noselli (fax 030/3580431 - posta elettronica guidonoselli@outline.it) IMPIEGO
E "SETTAGGIO" DI UN SISTEMA VII
PARTE
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Prima
di veder cosa è possibile fare in merito nei prossimi articoli, riporto
ancora qualche grafico a frequenze diverse e a distanze diverse dai 30
metri, sino a qui tenuti in tutte le simulazioni, perché tutti ne
capiscano la portata e soprattutto provino a riconoscere anche con le
orecchie durante i reali eventi sonori i risultati che queste
simulazioni mostrano solo visivamente. Questo è un esercizio
indispensabile senza il quale tutte queste pagine ed i grafici in esse
contenuti, che già valgono solo come tendenza, diverrebbero del tutto
inutili. Quelli qui sotto si riferiscono ai risultati per varie frequenze di centro banda (a parte per 63 Hz già riportati nella parte 6° di questa serie) tra quelle che i subwoofer riproducono maggiormente in riferimento alle dimensioni e al posizionamento.
Come
si vede nei grafici per tutte le frequenze di centro banda considerate,
50, 63, 80, 100 Hz si hanno interferenze negative sul piano orizzontale
tra i due gruppi di subwoofer, mentre il piano verticale sino ad 80 Hz ha
una risposta che appare perfettamente in sintonia con il funzionamento in
piston band, mentre a 100 già mostra l’insorgere dei lobi secondari
indicando l’uscita da questa condizione favorevole. Invero, la
dimensione verticale del gruppo considerando la sua immagine raggiunge ben
4,40 m e se si fa un rapido calcolo 344/4,40 = circa 75 Hz (velocità del
suono/dimensione diagonale del gruppo altoparlanti compresa la loro
l’immagine) appare evidente che a partire da tale frequenza comincia ad
aver luogo interferenza all’interno dello stesso gruppo a cominciare
dalla posizione angolare più sfavorevole per l’ascolto o la misura 90°. Adesso
vediamo cosa succede a distanze diverse simulando una sola banda, 63 Hz,
già sufficiente ad evidenziare il comportamento del sistema.
Anche
in questi casi, 15 e 9 metri, l’interferenza è evidente, anzi se si
confrontano i grafici simulati a 30 metri, Fig.
2xA6hvsP2π63m30 e 2xA6hvsG2π63m30,
il risultato è addirittura peggiorato perché avvicinandosi alle
sorgenti i buchi sono ancora più profondi, mentre, come sempre, il
piano verticale mostra il solito buon comportamento. C’è da notare
inoltre che il livello massimo dei bassi nel piano orizzontale viene
raggiunto a 90° dall’asse di misura in quanto avvicinandosi da un
lato o dall’altro si perde l’effetto somma che si ha centralmente. Allontanandosi
invece come vedremo nei grafici qui sotto simulati a 45 e a 60 metri, le
interferenze non peggiorano ulteriormente la distribuzione polare dei
bassi che tende a stabilizzarsi.
Confrontando
i grafici simulati a 30 metri appare evidente che da una certa distanza
in avanti l’effetto delle interferenze sulla risposta polare
praticamente non subisce ulteriori variazioni peggiorative. Per
questa volta ci fermiamo qui. Nei prossimi articoli vedremo quali
possono essere i compromessi migliori per ottenere dispersioni polari più
favorevoli alle frequenze basse. |