ACUSTICA, PSICOACUSTICA,
TECNOLOGIE AUDIO e DINTORNI


Articolo pubblicato sulla rivista Sound & Lite
di Novembre 2002 e sul portale ZioGiorgio.it

di Guido Noselli (fax 030/3580431 - posta elettronica guidonoselli@outline.it)

IMPIEGO E "SETTAGGIO" DI UN SISTEMA 
DI SONORIZZAZIONE PROFESSIONALE  
- frequenze basse -

VII PARTE
di Guido Noselli

 

Prima di veder cosa è possibile fare in merito nei prossimi articoli, riporto ancora qualche grafico a frequenze diverse e a distanze diverse dai 30 metri, sino a qui tenuti in tutte le simulazioni, perché tutti ne capiscano la portata e soprattutto provino a riconoscere anche con le orecchie durante i reali eventi sonori i risultati che queste simulazioni mostrano solo visivamente. Questo è un esercizio indispensabile senza il quale tutte queste pagine ed i grafici in esse contenuti, che già valgono solo come tendenza, diverrebbero del tutto inutili.

Quelli qui sotto si riferiscono ai risultati per varie frequenze di centro banda (a parte per 63 Hz già riportati nella parte 6° di questa serie) tra quelle che i subwoofer riproducono maggiormente in riferimento alle dimensioni e al posizionamento.

 

Fig. 2xA6hvsP2π50m30    

Fig. 2xA6hvsG2π50m30

                    

Fig. 2xA6hvsP2π80m30      

 Fig. 2xA6hvsG2π80m30

           

Fig. 2xA6hvsP2π100m30 

Fig. 2xA6hvsG2π100m30

                                                                                                                            

Come si vede nei grafici per tutte le frequenze di centro banda considerate, 50, 63, 80, 100 Hz si hanno interferenze negative sul piano orizzontale tra i due gruppi di subwoofer, mentre il piano verticale sino ad 80 Hz ha una risposta che appare perfettamente in sintonia con il funzionamento in piston band, mentre a 100 già mostra l’insorgere dei lobi secondari indicando l’uscita da questa condizione favorevole. Invero, la dimensione verticale del gruppo considerando la sua immagine raggiunge ben 4,40 m e se si fa un rapido calcolo 344/4,40 = circa 75 Hz (velocità del suono/dimensione diagonale del gruppo altoparlanti compresa la loro l’immagine) appare evidente che a partire da tale frequenza comincia ad aver luogo interferenza all’interno dello stesso gruppo a cominciare dalla posizione angolare più sfavorevole per l’ascolto o la misura 90°.

Adesso vediamo cosa succede a distanze diverse simulando una sola banda, 63 Hz, già sufficiente ad evidenziare il comportamento del sistema.

 

Fig. 2xA6hvsP2π63m15      

Fig. 2xA6hvsG2π63m15

                                          

Fig. 2xA6hvsP2π63m9  
         

Fig. 2xA6hvsG2π63m9

                                

Anche in questi casi, 15 e 9 metri, l’interferenza è evidente, anzi se si confrontano i grafici simulati a 30 metri, Fig. 2xA6hvsP2π63m30 e 2xA6hvsG2π63m30, il risultato è addirittura peggiorato perché avvicinandosi alle sorgenti i buchi sono ancora più profondi, mentre, come sempre, il piano verticale mostra il solito buon comportamento. C’è da notare inoltre che il livello massimo dei bassi nel piano orizzontale viene raggiunto a 90° dall’asse di misura in quanto avvicinandosi da un lato o dall’altro si perde l’effetto somma che si ha centralmente.

Allontanandosi invece come vedremo nei grafici qui sotto simulati a 45 e a 60 metri, le interferenze non peggiorano ulteriormente la distribuzione polare dei bassi che tende a stabilizzarsi.

 

Fig. 2xA6hvsP2π63m45     

Fig. 2xA6hvsG2π63m45

 

Fig. 2xA6hvsP2π63m60  

    Fig. 2xA6hvsG2π63m60

             

Confrontando i grafici simulati a 30 metri appare evidente che da una certa distanza in avanti l’effetto delle interferenze sulla risposta polare praticamente non subisce ulteriori variazioni peggiorative.

Per questa volta ci fermiamo qui. Nei prossimi articoli vedremo quali possono essere i compromessi migliori per ottenere dispersioni polari più favorevoli alle frequenze basse.