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ACUSTICA,
PSICOACUSTICA, IMPIEGO
E "SETTAGGIO" DI UN SISTEMA
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Come
anticipato nella precedente “puntata”, ci sono situazioni sempre più
frequenti, nelle quali è indispensabile o raccomandabile che la
sonorizzazione ad alto livello sonoro rimanga il più possibile
“confinata” negli spazi assegnati all’audience; o meglio possiamo
affermare che in molti eventi è richiesto un servizio di sonorizzazione
più rispettoso delle leggi antinquinamento vigenti. Questa è una delle
ragioni, anche se non la più importante, che ha contribuito
all’affermazione negli ultimi anni dei moderni “Vertical Line
Array”, come sistemi di sonorizzazione sospesi per grandi spazi e
grandi eventi, sia all’aperto sia al chiuso. La tendenza anzi sembra
andare nella direzione d’utilizzo di tali sistemi, in scala ridotta,
anche per eventi minori e spazi non necessariamente grandi. Il
giusto complemento in gamma bassa di questi sistemi, che, per la loro
geometria, si comportano come sorgenti direttive ben controllabili dal
punto di vista della dispersione necessaria a sonorizzare il solo spazio
dedicato all’audience, sono i cosidetti sistemi di riproduzione delle
basse frequenze con dispersione “cardioide”. Il termine è mutuato
dal mondo dei microfoni, in particolare da un tipo, in assoluto il più
diffuso, proprio per la sua caratteristica d’insensibilità ai suoni
provenienti posteriormente rispetto alla direzione di ripresa. Senza
entrare nel merito del “meccanismo” che è alla base di questo
funzionamento, essendo l’altoparlante il reciproco del microfono perché
si basa sugli stessi principi d’acustica, anche se quanto a dimensione
è costruito per emettere il suono non per riprenderlo, la definizione
di “cardioide” è perfetta per descriverne una particolare figura di
dispersione, vale a dire quella che analogamente al microfono ma con
effetto opposto, evidenzia la mancanza d’emissione posteriore del
diffusore. Per
chi non lo sapesse l’aggettivo “cardioide”, dal termine greco “καρδιοειδής”
vuol dire semplicemente “in forma di cuore”. Io direi piuttosto,
mettendoci molta immaginazione, in forma che ricorda schematicamente
quella del cuore. Vedi Fig. 1
La
realizzazione di microfoni a “Cardioide”, pur richiedendo tecniche
costruttive di una certa complessità, non si è rivelata un problema
per i costruttori specializzati che negli anni, con il migliorare della
tecnologia, hanno sfornato moltissimi modelli nelle tipologie più
diverse, dai microfoni a cardioide dinamici a quelli a condensatore. La
realizzazione di diffusori a “Cardioide” invece, nonostante la
teoria sia ben conosciuta, non ha avuto la stessa fortuna e ben pochi
costruttori al mondo si sono cimentati nella costruzione di diffusori
basati su questi principi. Le
ragioni sono molto semplici. Da
un lato, infatti, un comportamento a cardioide alle alte frequenze non
è necessario perché la direttività è ottenuta, in misura più
consona alle esigenze, con metodi meno dispendiosi e complicati, come
quelli che derivano dall’utilizzo delle trombe o più recentemente
dall’impiego dei line array; dall’altro, ottenere una dispersione a
cardioide alle frequenze basse, per la qual cosa abbiamo già detto la
richiesta è in aumento, non è una questione di poco conto né facile
da ottenere in modo efficace e a costi accettabili. Le difficoltà si
riferiscono, ovviamente, alla costruzione di un diffusore per frequenze
basse di dimensioni nella norma e prestazioni nella norma, non
penalizzate nel rendimento da questo tipo di configurazione acustica; perché
se non si considerano dimensioni, peso e costo, nel mercato esistono un
paio d’esempi, tra i quali uno commercializzato da anni da un
marchio famoso, che certamente fanno il loro lavoro, inoltre, facendo le
stesse considerazioni, non è particolarmente difficile ottenere
caratteristiche a “cardioide” da un sistema di sonorizzazione per le
basse frequenze se si ha spazio e se si possono impiegare un numero di
diffusori adeguato. Di
quest’ultima tecnica ci occuperemo in queste pagine, non prima però
di aver citato rapidamente un recente progetto di basso a cardiode che,
in modo originale ed efficace, realizza, credo per la prima volta, le
condizioni auspicabili per la diffusione nel mercato di sistemi del
genere. Dimensioni e pesi contenuti, costi accettabili. Il
progetto è mio e il diffusore, che si chiama Butterfly Low Pack C.D.L.
1815, è prodotto dall’Outline, proprietaria dei diritti sulla
richiesta di brevetto italiana e successivamente su quella
internazionale. Non
è mia abitudine, come credo tutti abbiano potuto constatare in tutti
questi anni, parlare di prodotti dell’azienda che rappresento allo
scopo di pubblicizzarli. Ne parlo in questo caso perché non sono
riuscito a trovare altro esempio più trasparente e quindi più
comprensibile al lettore, che spero apprezzerà come io, al contrario di
altri, non faccia mistero di una complessa tecnica costruttiva per la
quale è stata depositata addirittura una domanda di brevetto
internazionale (PCT). Senza mostrarvi il prodotto nella sua forma commerciale ed evitare per quanto mi è possibile di essere accusato di “conflitto d’interessi”, qui sotto potrete vedere un disegno geometrico di principio, uno schema elettrico equivalente del sistema oltre ad alcuni grafici polari che ne illustrano le caratteristiche direttive.
Fig. 2 - Schema di principio del sistema per basse frequenze Outline C.D.L. 1815
Fig. 3 - Circuito elettrico equivalente del sistema Outline C.D.L. 1815
Fig.
4
- Dispersione polare del sistema con “dispositivo” di controllo
direttività
Fig.
5
- Dispersione polare del sistema con il dispositivo di controllo di
direttività Senza
entrare nel dettaglio, appare evidente dai grafici, nonostante la scala
diversa, la perfetta somiglianza della figura di dispersione del sistema
C.D.L. 1815 con quella che appare nel grafico riferito al microfono
cardioide più sopra. Detto
questo, vediamo come sia possibile ottenere un comportamento analogo,
senza necessariamente utilizzare sistemi progettati appositamente, ma
utilizzando i diffusori standard per basse frequenze che la stragrande
maggioranza degli operatori del settore impiega normalmente. Come ho
affermato più sopra, infatti, non è difficile fare questo avendo a
disposizione però spazio e numero adeguato di diffusori. Il
disegno della figura 2 ci aiuta a capire che la disposizione dei
diffusori oltre che la loro taratura, come vedremo, è il mezzo con cui
ottenere la dispersione “cardioide”. Analizziamo
attraverso i soliti grafici un solo diffusore per basse frequenze alla
frequenza di centro banda di 63Hz, che disponiamo come nel grafico di
puntamento, fig.7, nel quale abbiamo evidenziato anche la sorgente
virtuale dovuta alla riflessione del terreno. Fig. 6
- A1v
Fig. 7
- A1v2p
Fig. 8
- A1vP63
Fig. 9 - A1vG63
La
risposta di figura 8 evidenzia l’effetto della sorgente virtuale
dovuta al terreno che incrementa leggermente, come abbiamo visto più
volte, la direttività sul piano verticale. Il grafico del piano
orizzontale rimane omnidirezionale come prevedibile. Il globo, fig. 9,
rispecchia perfettemente la dispersione polare evidenziata nel grafico
polare. Le
simulazioni presentate sono le classiche di un diffusore per basse
frequenze “standard”. Adesso
mettiamo in campo il dispositivo “Cardioide”. Per
farlo serve un altro diffusore uguale al precedente che posizioneremo
posteriormente accostato, come nel grafico di puntamento, fig. 10, è
evidenziato dalla direzione delle frecce, con il frontale girato nella
posizione opposta e collegato con polarità invertita di 180°. Questa
disposizione consente di ottenere un gruppo il più compatto possibile
evitando di occupare inutilmente altro spazio. Infatti, dal punto di
vista acustico si potrebbe benissimo posizionare posteriormente il
diffusore con il frontale nella stessa direzione tenendolo a debita
distanza, sempre collegato con polarità invertita di 180°, ottenendo
alle basse frequenze che c’interessano lo stesso risultato acustico.
Questa posizione, che non rappresento nemmeno ma che vi lascio
immaginare, darebbe luogo, senza una ragione tecnica condizionante,
almeno ad un 50% in più d’occupazione dello spazio posteriore.
Vediamo
ora la risposta polare ed il globo di tale configurazione. Fig. 11
– A2vP63
Fig. 12 – A2vG63
I
grafici polari evidenziano ovviamente l’effetto dell’inversione di
polarità, al quale si deve la classica figura di dispersione a 8. Il
globo evidenzia il progressivo annullamento del suono, a 90° rispetto
al fronte o al retro, posizione angolare dove s’incontrano
annullandosi due emissioni con polarità e quindi fase invertita. Questa
figura di dispersione, ovviamente non è quella che utilmente
perseguiamo, la “Cardioide”, ed inoltre presenta lo svantaggio che
l’energia prodotta da entrambi i diffusori sostanzialmente scende a
zero per effetto dell’inversione di polarità. Dai grafici non si nota
questa perdita d’energia perché, come ormai dovreste sapere, sono
normalizzati allo scopo di evidenziare le figure di dispersione
piuttosto che il livello SPL. Nonostante
ciò, questa condizione è in ogni caso quella di partenza per ottenere
la figura a Cardioide. Infatti,
è sufficiente aggiungere l’opportuna quantità di ritardo al
diffusore posteriore per trasformare la figura ad 8 in quella più utile
e simile alla forma del cuore. Riguardo al livello SPL inoltre questo
tipo di configurazione lascia inalterato il livello sonoro emesso dal
diffusore frontale nella direzione utile, senza nessuna perdita di
energia. Il diffusore posteriore, infatti, ha effetto solo
sull’annullamento dell’emissione posteriore del diffusore frontale. Quanto
ritardo però? Ci
sono due modi per saperlo. Il
primo, empirico e semplicissimo, consiste nell’incrementare il delay
progressivamente regolando la linea di ritardo o il crossover digitale
che manda il segnale all’amplificatore di potenza del diffusore
posteriore (quello anteriore avrà ovviamente un suo amplificatore
separato ancorchè gli sia inviato lo stesso programma musicale). Questo
metodo presume ovviamente che, mentre il ritardo viene regolato, un
microfono con analizzatore di spettro, o strumento analogo, misuri
posteriormente, in asse al sistema, il livello SPL fino a quando si
raggiunge la massima attenuazione posteriore delle bande di frequenza
interessate. Questa
è una prassi che richiede un po’ di tempo per il settaggio. Se
si vuole essere più “scientifici” e si ha con sé una calcolatrice,
il secondo metodo si basa su un calcolo molto semplice con il quale
determinare in msec. o in metri, secondo le abitudini, il valore di
delay necessario per realizzare la figura di dispersione Cardioide per
le bande che interessano. Il
valore del delay da applicare al diffusore collocato posteriormente,
infatti, corrisponde semplicemente alla distanza che si frappone tra le
due sorgenti. Questo
delay aggiungendosi al delay già presente, determinatosi per la
posizione fisica delle due sorgenti, corrispondente ancora una volta
alla distanza tra loro, fa sì che le membrane del diffusore posteriore
si muovano in controfase rispetto a quelle anteriori, essendo appunto
invertite di polarità, nel momento opportuno per annullare
completamente l’emissione posteriore del diffusore anteriore lungo
l’asse di propagazione. Si
determina in questo modo la desiderata dispersione a “Cardioide”. Senza
ulteriormente approfondire la spiegazione con altre parole difficili da
trovare, le immagini qui sotto renderanno evidente il fenomeno. Fig. 13
– A2vP63
Fig. 14 – A2vG63
I
grafici si riferiscono all’esempio descritto in queste pagine, nel
quale la distanza tra le sorgenti è di circa 0,6 m ed il delay
corrispondente a tale distanza, applicato alla sorgente posteriore
invertita di polarità, è di 1,75 msec. Infatti,
344m percorsi nell’aria dal suono in 1sec. divengono 344 /1 * 0,00175
= 0,602 m percorsi in 1,75 msec. Semplice
vero? Un’altra
peculiarità interessante di questa configurazione consiste nel fatto
che funziona in una porzione di spettro abbastanza ampia. Ma questo ed
altri approfondimenti saranno argomenti per il prossimo numero. |