ACUSTICA,
PSICOACUSTICA,
TECNOLOGIE AUDIO e DINTORNI
di Guido Noselli (fax 030/3580431 - posta elettronica guidonoselli@outline.it)
In quest'articolo eviterò ogni "cappello" specie del genere
"lamento greco", come quello al quale mi sono abbandonato nel
precedente.
Vorrei solo rassicurare chi legge che quanto scrivo non è dettato da
qualche risentimento personale, ma forse soltanto dalla mia sindrome da
"grillo parlante", che per amor di verità non riesce a tener giù
nemmeno le cose antipatiche. Nella speranza comunque che nessuno mi tirerà un
martello come nella fiaba di Collodi, almeno finchè dura l'interesse espresso da
molti di voi per gli argomenti trattati, riprendiamo a parlare di:
Abbiamo
visto nell'ultimo paragrafo, come per sincronizzare i microfoni, in modo che lo
spostamento delle loro membrane avvenga per lo stesso segnale in una direzione
univoca, serva la connessione bilanciata e quindi a bassa impedenza.
Aggiungo
inoltre che la connessione a bassa impedenza bilanciata è, a mio parere,
l'unica che si possa utilizzare a livello professionale, a maggior ragione in un
impiego "live", se si vogliono evitare ronzii e perdita di frequenze
alte sui cavi che sono generalmente lunghi. Anche l'eventuale utilizzo di un
trasformatore d'impedenza, che trasformi un microfono di per sé ad alta
impedenza in un microfono a bassa impedenza, pone spesso problemi d'alterazione
della risposta in frequenza del microfono, distorsione per sovraccarico del
trasformatore e un peggioramento del rapporto segnale disturbo proprio per il
rumore captato o generato dal trasformatore stesso. E' gioco forza, quindi, adottare
senza incertezze sempre microfoni con linea bilanciata a bassa impedenza,
connettendoli, anche attraverso il classico sistema di "multicord e stage
box", direttamente agli ingressi del mixer: il rumore sarà minore, la
qualità migliore e non si perderanno frequenze alte lungo i cavi.
L'interazione tra microfoni
Generalmente,
in un qualsiasi concerto si utilizzano come minimo una dozzina di microfoni.
La
loro messa in fase, o meglio, verifica della giusta connessione e polarità, è
un falso problema se, come abbiamo appena visto, si utilizzano microfoni a bassa
impedenza con connessione bilanciata ed accuratamente controllata rispetto ad un
microfono campione.
Il
vero problema, di cui troppo poco si parla e si scrive, a mio parere, risiede
nell'interazione tra microfoni vicini o adiacenti, che provoca grandi
alterazioni nella risposta in frequenza.
Ho
visto troppo spesso, infatti, collocazioni talmente errate dei microfoni sul
palcoscenico e non solo, ma anche, più frequentemente, sui podi degli oratori,
da rendere incomprensibile la parola o il canto, nonostante la presenza
d'impianti d'amplificazione più che buoni.
Nei
disegni qui sotto sono illustrati gli errori più tipici e diffusi nel
posizionamento dei microfoni.
La
colonna di sinistra (nel disegno sotto) si riferisce a come non devono
mai essere posizionati.
Tutti
sono esempi dello stesso tipo d'errore, che porta come conseguenza a rovinare
completamente il suono, per effetto d'interferenze distruttive tra i microfoni.
La
colonna di destra (nel disegno sotto) si riferisce invece a come devono
essere posizionati.
Vi
sono riportati altri disegni che illustrano meglio d'ogni parola il
posizionamento corretto;
in
coppia, strettamente affiancati di lato, o, molto meglio, con le capsule
sovrapposte, singoli alla giusta distanza gli uni dagli altri secondo la regola
"del 3 a 1" (3D); pratica per la quale tra due microfoni, se non
strettamente accoppiati, ci deve essere una distanza almeno tripla di quella
esistente tra ognuno di loro e la sorgente.
Per
disporre i microfoni come indicato, esistono comodi supporti per doppio microfono
che, a dispetto della loro scarsa diffusione tra gli addetti ai lavori, sono
utilissimi ad un posizionamento semplice e corretto, oltre che necessario per
l'ottenimento di buoni risultati.
Che
è necessario comprendere bene ogni componente del sistema
d'amplificazione, sapere esattamente cosa esso fa o non fa, se non si vogliono
rischiare magre figure nel proprio lavoro.
Per
migliorare è necessario sapere con esattezza cosa deve essere migliorato; il
microfono o solo la sua posizione ?
La
risposta è retorica ovviamente.
Essendo
i microfoni il primo anello della catena d'amplificazione, la loro scelta è
fondamentale ai fini del risultato, tanto quanto il loro posizionamento.
Per
verificarne la correttezza, un metodo semplice ed efficace, consiste nel mettere
il vostro orecchio lì dove avete messo il microfono, e se ciò che sentite non
vi piace, vi suggerisco di spostarvi fino a quando non deciderete che il suono
è accettabile. In quel punto va messo il microfono. Ho visto troppi
fonici piazzare microfoni davanti al cantante o agli strumenti e poi correre al
mixer cercando di usare tutti i tipi d'equalizzazione o di filtraggio a
disposizione nel tentativo, spesso vano, di ottenere un buon suono.
Io
vi posso garantire che, se il microfono è quello giusto ed è nella giusta
posizione rispetto alla sorgente e agli altri microfoni,
noterete che il filtraggio e l'equalizzazione saranno necessarie solo in
modesta quantità o addirittura non necessarie per niente.
Dovete
assolutamente imparare a conoscere il suono di uno strumento o di una voce, come
se il vostro orecchio fosse il microfono che lo dovrà captare, accertandovi che
il suono che voi considerate giusto sia udibile proprio lì dove intendete
mettere il microfono.
Se
così non fosse e non vi piacesse cosa capta il microfono, non ha senso
lasciarlo in quella posizione.
Ma qual è il microfono giusto?
Per rispondere a questa domanda non è sufficiente sciorinare un elenco di marche famose e di modelli diversi di microfoni.
Ho
già affermato nell'articolo del numero scorso che quello "giusto" è
semplicemente il microfono che, in quelle determinate condizioni, dà il miglior
risultato. Ho anche spiegato come valutare il risultato ascoltando direttamente
in cuffia cosa capta il microfono o addirittura mettendo l'orecchio al suo
posto.
Ovviamente
queste pratiche richiedono molto tempo ed esperienza. Quindi è necessario
affiancare ad esse lo studio, non certo impegnativo, delle caratteristiche
elettroacustiche tipiche d'ogni tipologia di microfoni, almeno i più diffusi ai
giorni nostri.
Questo
porterà ad operare una prima scelta ragionata tra i vari microfoni, sulla quale
poi innestare le pratiche empiriche suggerite.
Ogni
tipologia ed ogni microfono ha le proprie peculiarità e sono proprio queste a
far sì che possa essere il microfono giusto, messo nella corretta posizione per
il lavoro che dovrà svolgere.
La prima caratteristica da conoscere in un microfono, perché ne
determina la scelta, è la sua sensibilità "angolare" a captare i
suoni rispetto all'ambiente circostante.
Sensibilità direzionale / risposta polare dei microfoni
Le figure di direttività dei vari tipi di microfoni in commercio
possono essere classificate secondo una prima ampia divisione:
1)
Microfoni che posseggono una figura di risposta polare omnidirezionale
e quindi una sensibilità omnidirezionale (eguale in tutte le direzioni
angolari).
2)
Microfoni che posseggono una figura di risposta polare bidirezionale
e quindi un sensibilità bidirezionale (massima in due direzioni preferenziali e
nulla nelle due direzioni opposte).
3)
Microfoni che posseggono una figura di risposta unidirezionale e quindi un sensibilità unidirezionale (massima verso una sola
direzione preferenziale; via via decrescente verso tutte le altre direzioni,
nulla, o molto attenuata nella direzione opposta a quella preferenziale).
A loro volta i microfoni unidirezionali sono essenzialmente suddivisi
in:
a)
Microfoni a Cardioide - Il tipo
certamente più diffuso tra tutti i direzionali per un uso "live"
b)
Microfoni SuperCardioide -
Mediamente diffuso
c)
Microfoni IperCardioide -
Mediamente diffuso
d) Microfono a Parabola - Scarsamente diffuso, utilizzato in impieghi molto particolari
e) Microfono a Fucile - Diffuso per impieghi in campo Televisivo o Broadcasting
Non è mia intenzione parlare a lungo delle caratteristiche di questi
tipi di microfoni. Esistono, infatti, numerose pubblicazioni specifiche
sull'argomento e numerosi libri, anche in italiano (per esempio due libri dell'
Ing.
Nicolao, presente anche sulle pagine di questa rivista - Sound & Lite - con una rubrica fissa).
Mi sono limitato perciò a compilare una tabella, completa di disegni
esplicativi, prendendo spunto da uno dei tanti libri in Inglese sui microfoni,
nella quale, in modo sintetico ma, ritengo, molto efficace appaiono tutti i dati
che è necessario conoscere per fare una scelta oculata.
Ho escluso i tipi di microfoni che non sono né diffusi, né
interessanti nel settore "live" al quale queste pagine essenzialmente sono dedicate.
|
CARATTERISTICHE |
OMNI DIREZIONALE |
BI DIREZIONALE |
CARDIOIDE |
SUPER CARDIOIDE |
IPER CARDIOIDE |
|
Figura di dispersione |
|
|
|
|
|
|
Settore angolare di ripresa a –3dB |
- |
90° |
~130° |
115° |
105° |
|
Settore angolare di ripresa a –6dB |
- |
120° |
180° |
~155° |
~140° |
|
Livello
relativo a 90° in dB |
0 |
-: |
-6 |
-8.5 |
-12 |
|
Livello
relativo a 180° in dB |
0 |
0 |
-: |
-12 |
-6 |
|
Angolo dove il livello è nullo= 0 |
- |
90° |
180° |
~125° |
110° |
|
Rapporto di energia segnale in asse/fuori asse |
1
(0dB) |
0.333
(-4.8dB) |
0.333
(-4.8dB) |
0.268
(-5.7dB) |
0.25
(-6dB) |
|
Fattore di distanza |
1 |
1.7 |
1.7 |
1.9 |
2 |

La
tabella ed i grafici in essa riportati, credo non abbiano bisogno di troppi commenti.
Mi
limiterò quindi a evidenziare alcune differenze e caratteristiche tra i vari
tipi elencati, soprattutto perché mi preme sfatare uno dei preconcetti
maggiormente diffusi in questo settore del rinforzo del suono, generatosi, non
so quando e dove, da una falsa affermazione che sento spesso circolare tra gli
addetti al settore e gli operatori anche più qualificati.
Qualcuno
ha affermato, e purtroppo molti ripetono, senza troppo pensare, tale
affermazione, che il Microfono di tipo omnidirezionale,
proprio per questa sua capacità di captare il suono in un angolo solido di 360°,
provoca o è soggetto al famoso "Feedback" o effetto Larsen; mentre il
Microfono unidirezionale non è soggetto
ne provoca quest'effetto negativo.
Che "bufala" gigantesca!
Tutti i microfoni provocano o sono soggetti al "feedback"
Semplicemente
avviene, nella migliore delle ipotesi per un microfono direzionale del tipo
Ipercardioide, che il feedback si innesca al doppio del livello per cui si
innescherebbe con il microfono omnidirezionale.
Questa
peculiarità fa sì che oggi, sempre alla ricerca del massimo livello sonoro e
quindi del massimo guadagno del sistema di amplificazione prima del feedback,
vengano scelti nell'utilizzo "live" quasi esclusivamente microfoni
direzionali.
In
effetti, rispetto al microfono omnidirezionale i vari microfoni a cardiode,
super cardioide o ipercardioide presentano i seguenti vantaggi:
·
aumento della distanza di ripresa
di un rapporto da 1,7:1 a 1:2
·
minore sensibilità al campo
riverberato e quindi anche minore apporto ad esso
·
minore sensibilità fuori dal
campo di ripresa del rumore di fondo e quindi migliore rapporto segnale disturbo
·
maggiore sensibilità di ripresa
sull'asse con il conseguente aumento di livello prima dell'innesco del feedback
Tutte
queste peculiarità però, come in tutti i fenomeni fisici, sono possibili a
scapito di qualche altra caratteristica.
Il
rovescio della medaglia, infatti, per i microfoni direzionali consiste innanzi
tutto in una risposta in frequenza, generalmente, non del tutto lineare in banda
audio, ma, soprattutto, nella continua variazione di risposta in frequenza in
funzione della distanza dalla sorgente.
Sono
estremamente sensibili infatti al cosiddetto effetto di prossimità, la cui
azione provoca facilmente anche un incremento di 6 dB alle basse frequenze
avvicinando il microfono alla sorgente.
Questa
peculiarità è negativa per molti cantanti che non sanno gestire la posizione
del microfono durante le "performances" mettendo in seria difficoltà
qualunque fonico, anche il più smaliziato, nell'esecuzione del suo compito
primario: evidenziare la voce dell'artista.
E'
all'ordine del giorno assistere a concerti penosi, nei quali è impossibile
capire le parole delle canzoni perché mascherate da toni cavernosi, dalla
esplosione delle "p" con il noto effetto "pop", dalle
"s" delle sibilanti, che
spesso diventano fastidiose "z" nel tentativo del fonico di
"schiarire" quella voce che sente alterata dall'effetto di prossimità.
Pochi
cantanti sanno sfruttare a loro favore questa peculiarità ottenendo effetti a
volte incredibilmente piacevoli, che restituiscono la giusta atmosfera
all'esecuzione del brano, coinvolgendo "visceralmente" il pubblico.
Un
microfono omnidirezionale al contrario non presenta per niente questa difficoltà
di utilizzo.
Intanto
generalmente possiede un risposta piatta su tutta la banda audio, senza quindi
alcuna colorazione ai fini della ripresa del suono.
Poi
è poco sensibile all'effetto di prossimità. Ovviamente se la sorgente viene
avvicinata il livello sonoro cresce, ma, al contrario di quanto avviene nei
microfoni direzionali, la risposta in frequenza risulta ancora piatta.
Semplicemente aumenta il livello su tutta la banda audio.
Quindi
niente toni cavernosi, niente "pop" esplosivi, niente "s"
che diventano "z" (a meno che il fonico sia uno di quelli che
"zzi ezzprime cozzì"), ma soltanto suoni molto più naturali e fedeli
all'originale.
Queste
sue caratteristiche lo rendono utilizzabile, con grandi risultati in termini di
qualità di ripresa, in tutte quelle situazioni o "performances" in
cui non sono indispensabili 5/6 dB in più di livello prima del feedback.
Ad
esempio in esterni, o in interni non riverberanti, dove la posizione dei
microfoni è sufficientemente distante dagli altoparlanti del sistema di
sonorizzazione.
Inoltre
essi sono indispensabili a riprendere molti strumenti, specialmente quelli
acustici, se si vogliono ottenere buoni risultati timbrici. Provate a riprendere
una chitarra acustica con un microfono a cardiode e non un microfono
omnidirezionale: avrete, a dispetto della maggiore direzionalità, maggiori
rischi di feedback e non sarà possibile ottenere niente di buono dal punto di
vista timbrico. Ma non ho ancora intenzione di comunicare informazioni
sull'utilizzo più o meno appropriato di un particolare microfono o di un altro
in quella particolare condizione di ripresa: forse in futuro. E nemmeno ho
"sposato la causa del microfono omnidirezionale a tutti i costi"; mi
preme solo che sia chiaro a tutti, al di la dei falsi pregiudizi o delle
"bufale" circolanti, e lo ripeto per la terza ed ultima volta, che:
"il microfono giusto" è quello che dà il miglior risultato nelle condizioni di utilizzo".
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