Intervento di Guido Noselli alla riunione
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| Il presente documento raggruppa in ordine logico, alcuni scritti dall'autore sull'argomento, già pubblicati nel volume degli atti ufficiali e nell'House Organ del S.I.L.B., Sindacato Italiano Locali da Ballo. Gli scritti in oggetto, al di la del contenuto a volte volutamente provocatorio, sono una puntuale descrizione dei convincimenti in materia dell'autore e del suo appassionato impegno a difendere, secondo principi di libertà ed equilibrio, una categoria troppo spesso ingiustamente criminalizzata e penalizzata. |
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| Da D&D, House Organ del S.I.L.B. N° 97, pag. 100, Dicembre 1997 "Offeso il buon senso e limitato il diritto al divertimento" Analisi circostanziata dello sciagurato e illogico decreto sui livelli acustici, che contraddice clamorosamente l'indirizzo seguito in materia da tanti altri Paesi. Ma nella vicenda, tutta da piangere, c'è anche un background di equivoci e omissioni, con risvolti inquietanti. Si tranquillizzi il lettore di Disco & Dancing l'argomento di cui scriverò in questo articolo non riguarderà certamente aspetti fisiologici o psicologici del piangere, ma molto più semplicemente ed ancora una volta l'ormai famigerato recente provvedimento preso dal governo in materia di salvaguardia dell'udito nei locali di pubblico spettacolo e di intrattenimento. La ragione del titolo diventerà palese dopo che il lettore si sarà inoltrato nella lettura delle prossime righe tratte da due relazioni che suggerisco di leggere per intero a chi ha parte attiva e responsabilità nel colloquio attuale con le istituzioni, rintracciandole nel volumetto riepilogativo degli atti dei congressi citati. Tali volumetti sono editi e distribuiti dal SILB. Ecco dunque alcune piccole parti di queste relazioni tenute rispettivamente, al congresso di Alghero nel 1991, quando, ancora caldo il decreto 277 di Agosto a tutela dei dipendenti nei luoghi di lavoro, si discuteva del precedente decreto emanato a Marzo e riguardante l'esposizione al rumore in ambiente abitativo ed esterno. Seguono poi alcune altre riferentisi al successivo congresso di Spoleto nel 1992, quando ormai da molti mesi tutti i datori di lavoro di qualunque settore, ivi compresi quindi i proprietari di discoteche, avrebbero dovuto seriamente applicare le norme di entrambi i decreti citati. Dalla relazione del congresso di Alghero 91 il cui tema era " La discoteca e l'architetto" ("Architettura dei suoni" per quanto atteneva al mio intervento). Omissis Si può facilmente capire come il rumore, qualunque
esso sia, consista in ultima analisi in un suono che non è gradito, che provoca
fastidio, e quindi per questo motivo non più definito come suono. Omissis
Dalla relazione del congresso di Spoleto '92 il cui tema era: "Orientamenti, regole, responsabilità." Omissis .. Queste parole (riferito al tema del congresso) ben sintetizzano il momento di incertezza che sta attraversando il mondo delle discoteche e dell'intrattenimento in genere, (anche riguardo al mio specifico campo di conoscenza); ma altrettanto bene esse, inserendosi con ovvietà in una frase compiuta del tipo "chiedere riforme delle leggi, applicando le regole con il massimo senso di responsabilità, secondo gli orientamenti emersi dal confronto costruttivo con le istituzioni e tutte le parti in causa", dimostrano di contenere in se indicazioni precise sulla strada da percorrere per il superamento dei problemi attuali.
Dal congresso di Alghero al congresso di Spoleto. Per entrare nel vivo della mia relazione è inevitabile riallacciarsi a quanto già detto ad Alghero lo scorso anno, approfondendo alcuni argomenti allora soltanto accennati. Al di là delle argomentazioni prettamente tecniche in
quell'occasione esposte, è stato detto con chiarezza che l'applicazione delle leggi
sull'inquinamento da rumore andava affrontata tenendo conto dei diritti di tutti, come
avviene in ogni stato democratico, ma anche con la massima responsabilità da parte di
tutti, soprattutto degli imprenditori della discoteca, che avevano ed hanno il dovere
etico di rendersi esecutori e garanti delle regole, per non essere assoggettabili a
critiche di fronte alle istituzioni ed alla pubblica opinione. Alla ricerca dei parametri adeguati di valutazione dell'impatto del suono anziché del rumore sull'essere umano. Le leggi promulgate, infatti, trovano il loro
"background" tecnico non certo nelle statistiche dei possibili danni all'udito
in soggetti esposti all'impatto del suono, e per suono s'intende quello prodotto,
direttamente o indirettamente attraverso la riproduzione di registrazioni, da strumenti
musicali o dalla voce umana, bensì nell'osservazione e catalogazione di tali possibili
danni in quelle persone che sono soggette dall'attività professionale o lavorativa per
libera scelta, o tutt'al più in quelle costrette, loro malgrado, a subire l'impatto della
rumorosità spesso ossessiva dell'ambiente esterno. Utilizzo di statistiche antecedenti il fenomeno discoteca. Si è dimenticato, ammettiamo pure in buona fede,
che tutte le normative, più o meno adottate in tutto il mondo, sono basate su ricerche e
statistiche condotte in epoche in cui la discoteca così come oggi la conosciamo non
esisteva neppure. Voglio ricordare che per definizione "il rumore
è qualunque vibrazione che risulta in qualche modo sgradevole all'essere umano". Con queste premesse mi sembra inequivocabile che
ancora molto c'è da fare nell'accertamento della validità dei criteri di valutazione
oggi adottati riguardo tali livelli sonori. Ricerca imparziale di nuovi indici di tollerabilità al suono. Detto questo, a me sembra inevitabile che la categoria solleciti a gran voce, e con tutta la capacità contrattuale che possiede nei confronti delle istituzioni, una ricerca organica, condotta con mezzi idonei ed adeguati, anche a costo di una contribuzione diretta ai costi, volta ad individuare con chiarezza i limiti di tollerabilità dell'orecchio umano al "suono" non già al rumore: tale ricerca dovrebbe essere svolta da un gruppo di professionisti riconosciuti, scelti con criterio di equità tra le parti interessate. Omissis . Ed ancora aggiungevo: "la qualità totale", sembra essere l'unica vera arma vincente che gli imprenditori del settore posseggono; l'unica, conciliatrice di opposte esigenze, che consenta di superare indenni questo periodo di incertezze. Il suo raggiungimento, attraverso un'accurata scelta ed installazione dell'impianto audio ad esempio, porterebbe il vantaggio di elevare consistentemente il livello sonoro fruibile in pista pur senza penalizzazione ulteriore per le persone che vi sono dal lavoro costrette. Questo si ottiene, oltre che con una disposizione dei diffusori, attenta alla pianta del locale e alla salvaguardia delle necessarie zone d'ombra, contenendo al massimo la distorsione armonica totale, ad esempio, attraverso un corretto dimensionamento o meglio surdimensionamento del sistema di sonorizzazione. La distorsione, infatti, è percepita dall'orecchio umano come uno sgradevole incremento di pressione sonora: tanto maggiore sarà la distorsione in un impianto suono, tanto più alto sembrerà il volume sonoro prodotto. Abbassare la percentuale della distorsione (mai totalmente eliminabile) significa poter ascoltare a livelli di pressione proporzionalmente più alti, senza avere la stessa sensazione di incremento del volume sonoro. Tanto più bassa, quindi, sarà la distorsione, tanto più alta sarà la pressione sonora tollerabile, entro i limiti ovviamente della soglia di udibilità superiore dell'essere umano, sino a quella del dolore fisico (secondo gli esperti 130 dB SPL). A riprova di questo, vorrei ricordare come senz'altro a tutti sia accaduto di spegnere, od abbassare stizziti, il volume di una piccola radiolina che, per l'alto tasso di distorsione, sembra fare un intollerabile baccano, a dispetto delle dimensioni e della potenza acustica di cui dispone, piuttosto che di un ottimo impianto stereo da casa o d'automobile, che riproduca a livello realistico (oltre i 100 dBA), un buon brano di musica rock, con bassa distorsione. Omissis Queste erano osservazioni, concetti o suggerimenti
che esprimevo nel 91 ad Alghero e nel 92 a Spoleto, quando ancora si doveva e si poteva
cercare un confronto serio con le Istituzioni. "si è dimostrato che per ogni studio
citabile a dimostrazione che la perdita di facoltà uditiva a causa della musica
riprodotta ad alto livello sonoro costituisca un problema ("Music Induced Hearing
Loss") , ne esiste un altro che dimostra il contrario con eguale attendibilità. In Inghilterra dunque, ed in tanti altri paesi
civilmente avanzati, nessun governo ha emanato leggi restrittive o limitative
penalizzanti nei confronti dei fruitori di musica ad alto livello sonoro, anzi in
questi stessi paesi, in cui, con dieci anni di anticipo rispetto all' Italia si è
applicata la direttiva EEC 86/188 sulla salvaguardia dell'udito per i lavoratori, non solo
la questione non è considerata un problema, ma addirittura rispetto alla stessa questione
si mettono in dubbio i limiti imposti dalla direttiva per i lavoratori stessi soggetti.
Tutte
categorie quelle citate, ma potrei continuare citandone tante altre, che vedranno
pesantemente diminuire il loro giro di affari, già penalizzato negli ultimi due anni per
una crisi del settore, senza alternativa per il recupero in altri comparti: per non citare
i gestori ed i proprietari di locali di pubblico spettacolo che avranno pur qualche
diritto ! |
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Da D&D, House Organ del S.I.L.B. N° 98, pag. 101, Gennaio 1998 "Legge incostituzionale e completamente sbagliata"
IL decreto sui limiti sonori contraddice inoltre
principi stabiliti due anni fa. Se le leggi hanno lo scopo di regolare la
società e la comune convivenza in modo che siano accettate e considerate ragionevoli
dalla maggioranza delle persone per cui sono state promulgate, sembra proprio che in
Inghilterra i governanti, ma io aggiungerei in quasi tutti i paesi democratici del mondo,
in materia d'inquinamento acustico e di danni all'udito siano più attenti degli omologhi
italiani, e quindi più sensibili alla corretta formulazione e alla loro effettiva
applicazione, oltre ad essere ben disposti ad introdurre modifiche, laddove tali norme si
siano dimostrate sbagliate e quindi inapplicabili, senza pregiudizio di sorta e con il
dovuto spirito di servizio nei confronti del cittadino. i regolamenti di cui al comma 1 dello stesso articolo devono essere armonizzati con le direttive dell'Unione Europea recepite dallo Stato Italiano. Ebbene, in nessun articolo della direttiva Europea
citata, e tantomeno in nessun norma di nessuna legge varata da stati membri della
comunità che l'hanno recepita (con anni d'anticipo sull'Italia), si è legiferato
imponendo limiti al livello sonoro della musica per coloro che la producono o tanto meno
l'ascoltano. I nostri governanti al contrario, incuranti del ridicolo di cui si coprono anche in sede internazionale, mostrando una "coerenza" di cui solo gli italiani sono capaci, sono stati tanto bravi da promulgare una legge che è in netta contraddizione, e a mio parere incostituzionale, con i principi che essi stessi hanno stabilito in una precedente di solo due anni prima. Complimenti !!! Questo scivolone incostituzionale comunque, se si vuole
credere alla buona fede di coloro che intendono salvare i giovani dall'
"aberrante"
.. piacere di ascoltare musica con le orecchie e con il corpo,
non è niente di fronte all'incompetenza tecnica con cui si sono formulati e imposti i
limiti massimi di pressione sonora a cui possono essere sottoposti i fruitori di tanto
"piacere". I limiti individuati dalla legge sono a mio parere, poco
"ragionevoli" per essere rispettati e troppo lontani da quelli che
oggettivamente si potrebbero consentire, senza rischi di danni permanenti all'udito, a
coloro che per scelta e proprio piacere frequentano discoteche, locali da ballo o luoghi
di pubblico spettacolo. Questi dati, statisticamente verificati in alcuni degli
studi citati dal Dibble, ci consentono, con altri dati, ricavati da autorevoli
pubblicazioni internazionali di cui citiamo le fonti, di costruire alcune tabelle settimanali "standard"
per diverse tipologie d'esposizione al rumore e alla musica. |
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| Dalla lettura di
queste tabelle, costruite con un potente foglio di calcolo programmato allo scopo di
"incrociare" ripetitivamente i dati in modo da simulare molte tipologie
d'esposizione al rumore ed alla musica, si rileva, che soggetti certamente diversi tra
loro per abitudini, da chi non frequenta le discoteche a chi ci va, ipotesi estrema ed
improbabile, per 35 anni tutte le settimane, per due volte la settimana, nell'arco della
loro vita lavorativa di 35 anni, possono tutt'al più assorbire energia sonora con una
differenza che va da circa 2 o 3 LEP tipica ad una massima teorica, dell'ipotesi
estrema, di circa 6 LEP. Applicando alla lettera la legge su questo punto di natura prettamente tecnica si finirebbe, in un certo senso, per richiedere ed applicare un'omologazione ad un'altra omologazione della stessa natura. Che esagerazione !!! Ora se è vero, come deve essere vero, che non si
sono voluti favorire i costruttori di fonometri omologati, nessuno di essi mi risulta
prodotto in Italia, mi permetto di osservare che forse sarebbe più utile, innanzi
tutto "l'omologazione" e poi la "taratura" degli "esperti"
che hanno contribuito alla stesura della parte tecnica di questa legge. "Ma chi è questo qui che si permette di dare giudizi ed esprimere sentenze così pesanti, e che cosa lo spinge a criticare tanto duramente le scelte di chi ha per proponimento la prevenzione e la tutela dell'udito di una fascia non trascurabile di cittadini?" A costoro rispondo che non c'è nessuna intenzione da
parte mia di erigermi a giudice di alcuno in particolare, ne tantomeno di prendere le
parti di una categoria di imprenditori per i quali non ho alcuna spiccata simpatia. |
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| Referenze.
Bibliografia.
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Queste referenze, che a loro volta ne citano molte altre, sono acquistabili presso: |
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